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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Con The Dog Stars, Ridley Scott torna a confrontarsi con la fine del mondo, ma lo fa con un registro inatteso: sommesso, malinconico, quasi western nella sua contemplazione del paesaggio. Tratto dal romanzo omonimo di Peter Heller e adattato da Mark L. Smith (già sceneggiatore di The Revenant e Twisters), il film racconta un’America devastata da una pandemia che ha spazzato via gran parte della popolazione mondiale. Al centro della storia c’è Hig, un pilota civile interpretato da Jacob Elordi, che sopravvive rifugiato in un hangar abbandonato di un aeroporto nel Colorado, in compagnia del suo cane Jasper e dell’ex marine Bangley, un sopravvissuto rude e diffidente a cui dà corpo Josh Brolin.
Il progetto arriva dopo che Scott, ormai giunto al suo trentesimo lungometraggio da I duellanti del 1977, ha scelto di allontanarsi temporaneamente dai grandi affreschi storici per raccontare un’apocalisse intima, fatta più di sguardi e silenzi che di battaglie campali. Il risultato è un’opera che divide: c’è chi la considera il lavoro più riuscito del regista dai tempi di The Martian (guardalo qui), e chi invece la trova dispersiva, incapace di reggere il peso delle proprie ambizioni narrative. Quel che è certo è che il film si distingue nel panorama post-apocalittico contemporaneo per la scelta di privilegiare il dramma umano rispetto allo spettacolo di genere.
La trama di The Dog Stars: sopravvivere non basta

Ambientato in un futuro prossimo, nel 2035, The Dog Stars immagina un’epidemia virale che ha ridotto drasticamente la popolazione mondiale, lasciando dietro di sé comunità sparse e territori riconquistati dalla natura. Hig vive da anni ai margini di una piccola pista d’aviazione, dividendo lo spazio con Bangley in un equilibrio fragile fatto di reciproca diffidenza e necessità di sopravvivenza. I due uomini non potrebbero essere più diversi: sognatore e ferito il primo, pragmatico e armato fino ai denti il secondo, eppure la loro alleanza è ciò che li tiene entrambi in vita di fronte alle minacce esterne.
Senza svelare troppo, la pellicola prende il via quando Hig decide di spingersi oltre il perimetro sicuro della base, in cerca di qualcosa che vada oltre la mera sopravvivenza: un segnale radio intercettato anni prima lascia intuire che, da qualche parte, potrebbe esistere ancora una forma di comunità (qui il rimando a diversi film del genere è inevitabile). Il viaggio lo porterà a incrociare altri sopravvissuti, tra cui la misteriosa Cima interpretata da Margaret Qualley, in un racconto che alterna momenti di tensione a lunghe parentesi contemplative, più vicine al cinema d’autore che al survival movie puro. (Da The Kissing Both agli Oscar: il viaggio straordinario intrapreso da Jacob Elordi)
Gli interpreti: Jacob Elordi guida un cast di prim’ordine

La scommessa più grande di The Dog Stars riguardava probabilmente il suo protagonista: Jacob Elordi, subentrato a Paul Mescal dopo l’uscita di quest’ultimo dal progetto, si dimostra all’altezza del ruolo. La sua interpretazione di Hig punta su un carisma trattenuto, quasi d’altri tempi, che alcuni osservatori hanno paragonato al miglior Kevin Costner: un uomo che ha perso quasi tutto, ma che si ostina a credere che l’umanità, da qualche parte, meriti ancora fiducia.
Al suo fianco, un iconico Josh Brolin costruisce un Bangley duro e sfaccettato, capace di momenti di ironia inaspettata, mentre Guy Pearce, Allison Janney e Benedict Wong completano un cast che regala densità anche ai personaggi secondari. Impossibile non citare Janney come una delle più sorprendenti dell’intero film. È un ensemble che lavora per sottrazione, evitando la retorica eroica tipica del genere: nessuno qui recita il ruolo del salvatore del mondo, e questo scarto rispetto alle aspettative è forse la scelta più interessante dell’intera operazione.
The Dog Stars: dentro la trama, tra fughe e nuovi legami

Come anticipato, il cuore pulsante di The Dog Stars si accende quando Hig decide di rompere l’equilibrio precario costruito con Bangley e di spingersi oltre i confini della base aerea. Il pretesto è un segnale radio captato anni prima, proveniente da una zona remota del Colorado: poche parole, forse un bluff, forse l’unica prova che da qualche parte esiste ancora una comunità organizzata. Contro il parere di Bangley, convinto che allontanarsi dal perimetro sicuro significhi firmare una condanna a morte, Hig sale sul suo piccolo aereo e parte, portando con sé Jasper e il peso di un lutto mai davvero elaborato.
Il viaggio lo conduce a incrociare Cima, interpretata da Margaret Qualley, un personaggio che ribalta le aspettative di Hig su cosa significhi davvero “sopravvivere” in un mondo senza più regole condivise. Senza svelare troppo, il loro incontro innesca una parte del film più intima, quasi sospesa, in cui il ritmo rallenta per lasciare spazio a dialoghi essenziali e silenzi carichi di significato. Parallelamente, la narrazione introduce altri sopravvissuti, tra cui i personaggi affidati a Guy Pearce e Benedict Wong, che rappresentano approcci opposti alla catastrofe: chi si è arreso alla paranoia armata, chi ha scelto invece di ricostruire, con fatica, qualcosa che somigli a una comunità. Quando Hig deve infine scegliere se tornare da Bangley o restare in questo nuovo mondo appena scoperto, The Dog Stars pone la domanda che attraversa tutto il film: la fiducia negli altri vale ancora il rischio, anche dopo che tutto è andato perduto? Senza arrivare a rivelare l’epilogo, basti dire che la risposta di Scott non è mai scontata quanto ci si aspetterebbe da un blockbuster post-apocalittico, e proprio in questa ambiguità morale si gioca gran parte della tenuta drammatica del film.
The Dog Stars: un’apocalisse a bassa intensità

Ciò che rende The Dog Stars un caso particolare nel panorama del cinema post-apocalittico è proprio il suo rifiuto di scorciatoie di genere. Non ci sono orde di infetti né inseguimenti spettacolari a ogni scena: il film preferisce soffermarsi sulla psicologia dei personaggi, sul peso del lutto, sulla domanda se valga la pena continuare a sperare quando tutto sembra perduto. Una scelta che avvicina l’opera più al romanzo di partenza di Peter Heller che ai codici tipici del blockbuster apocalittico.
Non stupisce che le prime reazioni siano state contrastanti: c’è chi ha apprezzato questo approccio più umano e meno spettacolare, definendolo tra i lavori più maturi della carriera recente di Scott, e chi invece lo ha trovato eccessivamente dilatato, con una scrittura non sempre all’altezza delle ambizioni tematiche. Personalmente sono rimasta piacevolmente stupida, felice di trovarmi davanti a qualcosa di inatteso. Insomma, possiamo dire che The Dog Stars si conferma un’opera che divide la critica ma che difficilmente lascia indifferenti gli appassionati di cinema d’autore travestito da genere. (Ridley Scott parla dei film sui supereroi: «Ne salvo un paio, ma le mie storie sono migliori»)





