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La Classifica delle 10 Migliori Colonne sonore dei Film secondo Hall of Series – Comunità di Recupero

4) Il Signore degli Anelli, una delle Migliori colonne sonore nel mondo fantasy

Il Signore degli Anelli possiede una delle migliori colonne sonore di sempre
Credits: New Line Cinema

A un passo dal podio troviamo un’impresa che ha richiesto anni: la colonna sonora della trilogia di Peter Jackson, firmata dal canadese Howard Shore. Non si tratta di un solo tema ripetuto, ma di un sistema di motivi musicali che crescono, si intrecciano e si trasformano lungo oltre dieci ore di film. Ogni popolo ha la sua musica. La Contea ha un tema semplice, pastorale, fatto di flauti e violini.

Shore lavorò con orchestre, cori e solisti per anni, seguendo le immagini mentre venivano montate, e il risultato ricorda più un’opera lirica che una musica di accompagnamento. Quando l’anello compare, il suo tema cambia a seconda di chi lo porta, e quando la compagnia si spezza la musica si spezza con lei. Il pubblico impara quei motivi senza accorgersene, e al terzo film basta una nota di flauto per sentire che Frodo sta camminando verso casa.

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Non mancano le canzoni: May It Be, cantata da Enya, chiude il primo capitolo; congedo, Gollum’s Song accompagna la fine del secondo, e Into the West, scritta per il finale, ha un valore speciale perché accompagna un addio. Howard Shore ha vinto l’Oscar per la miglior colonna sonora con La compagnia dell’anello e di nuovo con Il ritorno del re, e quella statuetta ha riconosciuto un lavoro di fedeltà e di invenzione. Chi ama queste storie sa che non basta rivederle, bisogna riascoltarle con le cuffie e il tempo di una lunga passeggiata.

3) The Blues Brothers

The Blues Brothers possiede una delle migliori colonne sonore
Credits: Universal Pictures

Ad aprire il podio troviamo un film in cui la musica è la trama. Jake ed Elwood Blues escono di prigione, tornano nell’orfanotrofio dove sono cresciuti e scoprono che la struttura sarà chiusa se non si trovano cinquemila dollari di tasse. E allora hanno un’idea: rimettere insieme la band e fare un concerto. La loro è, a detta loro, una missione per conto di Dio. Da questa premessa nasce The Blues Brothers – I fratelli Blues, diretto da John Landis e uscito nel 1980, con John Belushi e Dan Aykroyd in completo nero, cappello e occhiali scuri.

L’album, pubblicato il 20 giugno 1980 da Atlantic Records, raccoglie rhythm and blues, soul e blues eseguiti da una band vera, con musicisti che avevano fatto la storia, come Steve Cropper e Donald Dunn, e con ospiti che non sembrano veri tanto sono grandi. Aretha Franklin entra in una tavola calda e canta Think, Ray Charles sbuca da un negozio di strumenti con Shake a Tail Feather, James Brown predica in chiesa e trascina Jake in una visione, Cab Calloway guida il pubblico in Minnie the Moocher. 

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Il bello è che Belushi e Aykroyd non fingevano di amare quella musica: l’avevano scoperta e portata sul grande schermo. Ne è nato un film in cui gli inseguimenti, le esplosioni e i salti con la macchina servono soltanto a portare un gruppo di musicisti sul palco. Sweet Home Chicago, Everybody Needs Somebody to Love, la scena in cui la band suona con il filo spinato davanti al pubblico di un locale country e canta Rawhide: sono momenti in cui si capisce che il rock’n’roll è una forma di allegria.

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