6) Il Gladiatore, una delle Migliori colonne sonore che conosci anche senza aver visto il film

La mano di un uomo sfiora le spighe di un campo di grano e, sopra, una voce di donna canta parole che nessuno capisce. Il Gladiatore comincia e finisce con quell’immagine, e la musica ha il compito preciso di farci sentire che esiste un altrove. Hans Zimmer l’ha scritta insieme a Lisa Gerrard, voce dei Dead Can Dance, e il loro incontro ha prodotto qualcosa di molto diverso dalle fanfare che ci si aspetterebbe da un film sull’antica Roma. Gerrard canta in una lingua inventata, senza un significato letterale, e proprio per questo ogni brano suona universale.
Il film ha vinto l’Oscar come miglior film e la colonna sonora è stata candidata, vincendo anche un Golden Globe, e da quel momento niente è stato più come prima. Anche se ti sei bendato gli occhi per anni, decidendo di non guardare Il Gladiatore, quella musica ti è entrata nelle orecchie a prescindere dalla visione. Perché esistono colonne sonore che vanno oltre le pellicole, e questa è una di quelle.
5) Il Padrino

E ad aprire la top 5 troviamo una melodia che chiunque riconosce dopo due note. Il tema di Nino Rota per Il Padrino comincia con una tromba sola, malinconica, e prima che si veda un solo personaggio sullo schermo dice già tutto: questa è una storia di famiglia, di onore, di cose che non si dicono ad alta voce. Rota era il compositore di fiducia di Fellini, abituato a scrivere musica che sapesse di giostre, di circo e di nostalgia, e Francis Ford Coppola volle proprio lui per dare al film un’anima italiana senza folklore.
La musica ha due volti. Da un lato c’è il tema d’amore, che il pubblico ha conosciuto anche con parole aggiunte più tardi, Speak Softly Love, e che accompagna la sposa siciliana e l’ingenuità che Michael perde passo dopo passo. Dall’altro c’è il tema dei riti e dei lutti, più cupo, che si insinua nelle scene del battesimo, nelle cene, nelle stanze buie dove si decidono i destini. Coppola alterna le due cose: la bellezza accanto alla violenza, la dolcezza che copre il sangue. E la musica fa da tramite.
C’è una vicenda che racconta bene il peso di quell’opera: la candidatura all’Oscar per la colonna sonora fu ritirata perché si scoprì che Rota aveva riutilizzato un tema già scritto per un film precedente, Fortunella. Rota vinse comunque la statuetta due anni dopo con Il Padrino – Parte II. Era inevitabile.





