8) Star Wars

Il pubblico del 1977 si siede in sala e, prima ancora di leggere le parole che scorrono nello spazio, sente un’orchestra intera esplodere. John Williams, con la London Symphony Orchestra, aveva deciso di riportare in una storia di astronavi e spade laser il suono dei grandi film di una volta, quello degli archi, degli ottoni e dei temi che si fissano in testa. Fu una scelta quasi controcorrente, perché il cinema fantascientifico dell’epoca puntava spesso su suoni elettronici freddi, e lui scelse invece l’orchestra sinfonica.
La forza di Star Wars sta nel fatto che i temi sono legati ai personaggi come in un’opera. C’è la fanfara dell’inizio, che dà l’idea di una leggenda che comincia, c’è il tema di Luke, fatto di coraggio e di sogno, c’è quello della Forza, più tenue, e quello di Leia, elegante e struggente. Ogni volta che qualcuno entra in scena la musica dice chi è prima ancora che parli. Williams usa i ritorni come una memoria: la stessa melodia torna in momenti diversi e cambia significato.
Quella di Star Wars è una colonna sonora che ha riaperto la porta a un modo di fare cinema in cui la musica orchestrale torna protagonista, e che ha formato l’orecchio di intere generazioni.
7) Interstellar

Prima di scrivere una nota, Hans Zimmer ricevette da Christopher Nolan una lettera di una pagina. Non conteneva trama, né titolo, né indicazioni sui personaggi, solo una storia sul rapporto tra un padre e una figlia. Zimmer cominciò a lavorare su quello, e solo dopo scoprì il resto: viaggi nello spazio, buchi neri, un mondo che muore. È forse per questo che la colonna sonora di Interstellar suona così umana. Prima ancora di parlare di galassie, parla di un uomo che promette a sua figlia di tornare.
Quello che Zimmer fa meglio è la sottrazione. Lascia respirare i silenzi, costruisce l’emozione con poche cellule musicali che si ripetono e si trasformano, e in questo modo la musica diventa la voce interiore di Cooper, il pilota che sceglie di andare. La candidatura all’Oscar è arrivata, ma conta di più l’effetto che ha avuto sul pubblico, che dopo la sala ha ascoltato quei brani per mesi, spesso in cuffia, magari pensando a qualcuno lontano. Pochi film sanno far provare nostalgia per un posto in cui non siamo mai stati. Interstellar è uno di questi.





