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Disincanto non è I Simpson e la principessa Bean non è Lisa

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Disincanto in questi giorni ha spaccato in due il web. Da una parte si sono schierati coloro che hanno apprezzato molto questa nuova serie, dall’altra chi l’ha trovata estremamente banale. La sua fortuna/sfortuna è essere figlia di Matt Groening, già ideatore de I Simpson e Futurama. Le aspettative erano perciò altissime, inducendo molti fan a paragonare Disincanto alle altre due. Ma è davvero giusto voler accostarla agli altri due prodotti? Una risposta la possiamo trovare confrontando due personaggi chiave: Bean (Disincanto) e Lisa (I Simpson).

Grazie a esse Groening riesce a esprimere parte del suo pensiero critico riguardo a svariati temi, anche per merito della loro diversa collocazione narrativa. Due strumenti così simili quanto diversi.

Disincanto

Per cominciare: i due caratteri sono diversi. Bean è una ragazza molto rozza, maschile, le piace bere, fare baldoria e pur essendo una principessa non ha la minima aspirazione nella vita. Lisa è invece una bambina molto tenace, sicura di sé, con tantissime capacità. Studiosa, colta, ama la musica, in particolare il jazz. Entrambe riescono a mettere in luce temi cari al loro autore: la figura femminile e la famiglia. Già qui è presente una differenza importante. Ne I Simpson la donna è spesso dominante rispetto all’uomo. È solo grazie a lei se il secondo riesce ad andare avanti. Guardiamo i casi di Marge con Homer o della madre del Direttore Skinner. Lisa stessa è la figura della ragazza emancipata (per quanto lei sia una bambina) che addirittura fa da “madre” a suo padre. Bean, invece, tutto l’opposto: per quanto riesca a farsi rispettare anche dagli uomini, magari con qualche cazzotto ben assestato, è invece una teenager annoiata, senza idee né ambizioni. Le sue doti più grandi sembrano essere solo quelle di bere e cacciarsi nei guai.

Bean rappresenta la ragazza di oggi, troppo impegnata a dire agli altri che è sbronza per pensare al futuro. Lisa è la controparte emancipata, che con il passare del tempo è arrivata a essere sempre più radicale.

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Il rapporto delle due con le rispettive famiglie invece è molto simile. Entrambe infatti si sentono soffocate da esse, ma allo stesso tempo mostrano a modo loro grande dedizione all’ambiente familiare. Bean è schiacciata dal peso delle responsabilità derivanti dal suo status di principessa, preferendo spesso la compagnia di quella che definisce la sua “vera famiglia”, ovvero Elfo e Luci. Questo è dato anche dal fatto che sua madre è morta, suo padre si è risposato, e lei sembra non aver accettato per nulla la cosa. Ad ogni modo però cercherà sempre di compiacere il suo vecchio che, pur non essendo un genitore modello, proverà talvolta a supportarla. Lisa dal canto suo, anche se a più riprese mostra di amare la sua famiglia, si sente spesso limitata in casa. L’unica che sembra capirla è Marge, che però spesso cerca di “riportarla sulla Terra”.

Le due famiglie sono lo specchio delle società che cambiano. In Disincanto è di tipo “allargata” con una figlia ribelle la quale non accetta che il padre si sia risposato. Ne I Simpson abbiamo la classica famiglia americana, alle prese con i problemi di vicinato e con un padre che pensa solo a bere birra.

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Il punto però più importante, a cui non molti hanno prestato attenzione guardando Disincanto, è la struttura narrativa. Tanti si sono concentrati sull’elemento umoristico (certamente rivedibile) che ne I Simpson raggiunge livelli quasi inarrivabili. Il fatto è che i due figli di Groening hanno una natura completamente differente. Disincanto è un prodotto seriale moderno, creato per Netflix, attraverso il metodo della “stagione pilota”. È una storia che avrà uno svolgimento nel corso del tempo e probabilmente anche un vero epilogo. I Simpson invece sono più precisamente una sitcom. Quest’ultima presenta regole totalmente differenti da quelle delle serie per come le intendiamo oggi. Dai luoghi fissi (esempio estremo: Camera Café), alla rappresentazione di una cerchia specifica di personaggi (i cittadini di Springfield) e cosa più importante: gli episodi sono indipendenti e autoconclusivi. Sfruttando quest’ultimo punto, la nostra amata famiglia gialla diventa così un mezzo per raccontare la società, e gli usi e costumi dell’America e del mondo intero.

Bean e Lisa ancora una volta rappresentano alla perfezione la faccenda. La principessa è un personaggio che cerca di scoprire se stessa, gli avvenimenti cambiano il suo destino e gli permettono di crescere gradualmente, puntata dopo puntata. È la classica eroina delle Serie Tv moderne oltre che la protagonista attorno alla quale ruota tutto il resto. Lisa invece è totalmente l’opposto. Per quanto nel corso degli anni abbia subito dei cambiamenti caratteriali, lei in fondo non cambia mai. E non solo perché non cresce fisicamente, ma perché lei è un classico personaggio da sitcom, un mezzo attraverso il quale rappresentare stereotipi del nostro mondo. Il suo cambiamento non è dettato dalla storia ma dalla nostra società, da ciò che deve rappresentare in un preciso momento storico. Lei non è la protagonista, in quanto il protagonista de I Simpson è la famiglia.

I personaggi sono involucri per far immedesimare lo spettatore e luoghi in cui lo scrittore può dar sfogo alle proprie idee. Sono anche la chiave di lettura e coloro che ci indicano il genere di prodotto che stiamo guardando.

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Pare quindi totalmente insensato voler paragonare a tutti i costi Disincanto a I Simpson. I due prodotti sono estremamente diversi, così come i rispettivi personaggi. Certo, la mano di Groening si vede, anche attraverso disegni e umorismo, ma non per questo bisogna usare per le due serie lo stesso metro di giudizio. Dovremmo imparare a giudicare ogni opera per ciò che è. Che poi infondo è quello che chiede Bean a tutti noi. Lei non vuole essere giudicata in quanto principessa ma in quanto se stessa. Un appello a ogni spettatore, che spesso per non fare fatica ricama giudizi sulla base dei grandi “cult” soffocando il nuovo che avanza.

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