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#VenerdìVintage – Se Dawson’s Creek non fosse mai finito: Capeside, 13 anni dopo…

Siamo certi che molti di voi, una volta letta le parola “Dawson” , hanno sentito una specie di stretta al cuore e nelle orecchie un inconfondibile ANUONUWEI (che alla fin fine era semplicemente I don’t want to wait! Ci perdoni Paula Cole per aver sempre cantato la sua bellissima colonna sonora in versione onomatopeica – classico atteggiamento maccheronico – , ma, si sa, i grandi amori sono fatti anche di incomprensioni!).

Questo accade per un motivo semplicissimo: Dawson’s Creek, con le sue sei stagioni, i suoi centoventotto episodi, i suoi cinque anni di televisione, è uno dei teen drama che più sono entrati nei cuori dei giovani telespettatori. Certo, certo, a ben pensarci, con il senno di poi, questi adolescenti con il carattere da adolescenti, i problemi da adolescenti (anche un po’ più pesantucci di quelli di un adolescente medio) e i discorsi con rimandi culturali degni di professoroni, forse, erano poco credibili, ma lo sono di più degli stronzetti ricchi ed arroganti che popolano i teen drama odierni? Forse sì, ma ci auguriamo di no! Oddio, dite che la causa primaria di qualche nostro piccolo atteggiamento depressivo-paranoico ci viene anche dall’essere cresciuti nella fazione “Dawson” piuttosto che in quella “Pacey”? Probabilissimo, ma chi può dirlo con certezza? E poi lo sanno tutti che i più tifavano per Pacey. Ci inventiamo una statistica che potrebbe essere realistica: i fan di Dawson sono in rapporto almeno di 1 a 50 con quelli di Pacey, ma arrivati a questo punto non si tratta più di preferire l’uno o l’altro, quanto di amare Dawson’s Creek come solo i panda con le canne di bambù.

Quanto leghiamo allo stereotipo del personaggio l’attore? Dite di no? Vabbè, facciamo un esperimento. Chi di voi sa chi sia James Van Der Beek? Avrete alzato la mano sì e no in tre! Ma se vi dicessi Dawson? Se sei quell’unico che non la alza ora, il mio consiglio è di andare a recuperare il tempo perduto e spararti tutta la serie. E se dicessi Joshua Carter Jackson? E poi Pacey? Lo stesso risultato! Ma chi di voi non si è chiesto che fine abbiano poi fatto quei pischellini sentimentali e profondi dell’immaginaria cittadina del Massachusetts? Ve lo raccontiamo noi. Qui per voi, le due vite parallele di Dawson Van Der Beek, Pacey Jackson, Joey Holmes, Jack Smith, Doug Neal e, infine, di Michelle Williams, che, purtroppo, la sua Jen rimarrà sempre in noi con quel discorso finale, quello del video alla figlia: sarebbe un sacrilegio inventarle una storia che vada oltre un finale così perfetto. Ce lo rispariamo? Dai. Come chiusa del “momento sentimentalismo”, poi cambiamo registro. Promesso:

Il punto della situazione. Diciamo che per andare a spiare le vite vere e finte di questi esseri in perenne metamorfosi tra l’essere attori e l’essere personaggi ci tocca – in due righe eh, che alla fine la sappiamo tutti la solfa, ma cerchiamo di fare le cose per bene – fare il punto della situazione su come erano rimaste le cose in quelle centoventisettesima-centoventottesima puntate. Titolone strappalacrime: All Good Things…(parte 1) … Must Come to an End (parte 2) per gli americani, antitetico e un po’ meno carino quello italiano (as usual), ma come al solito più epico: Per sempre. Tutti i nostri eroi sono realizzati professionalmente (leggere le prossime righe di questi tempi può far ruotare sfere che con l’Universo hanno ben poco da spartire, quindi siete legittimati a saltare le tre righe seguenti): Jen è madre di una splendida bimba e fa la gallerista, Joey è un’editrice letteraria, Peacy si è comprato un ristorante, Jack insegna lettere e Dawson, beh, Dawson è il regista di un teen drama liberamente tratto dalla sua vita (patetico, ma il tocco metacinematografico gli restituisce dignità).

In realtà, Jen è malata e sta per morire, così chiede a Dawson di aiutarla a girare un corto che rimanga alla figlia: l’ultimo – struggente – saluto della mamma (vedi sopra). Un concentrato di consigli che lei vorrebbe la figlia seguisse nel suo approcciarsi alla vita. Jen muore e il suo più caro amico, Jack, e il suo compagno Doug, fratello di Pacey, adottano la figlia di Jen (sì. Due uomini. Così, giusto per ricordarci certi diritti di cui ancora si sta a discutere nei piani alti). Momento atteso da tutti gli adolescenti Dawson’s Creek addicted: la scelta di Joey. Tadadadan! Come si è tolto Williamson (il creatore della serie) dall’ impasse? Rischia di scontentare una delle due fazioni in attesa del responso. Ma è chiaro: stiamo parlando di Dawson’s Creek, la chiave è il sentimentalismo. Dunque, Joey e Dawson capiscono che il legame che li unisce travalica la dimensione di banali sentimenti umani quali l’amore e l’amicizia (i diabetici possono saltare la riga seguente): ciò che li lega è qualcosa di più alto, sono anime gemelle e il loro legame durerà Per sempre. Joey e Pacey si amano invece appassionatamente in questa – becera – dimensione terrena. Forse per salvarsi in corner dall’orda inferocita delle fan di Dawson, Williamson chiude con la comunicazione di Dawson a Pacey e Joey: incontrerà il suo idolo di sempre, Steven Spielberg. Cerchio chiuso, fine della storia, ma non per noi!

LA RIVINCITA DI DAWSON

DAWSON VAN DER BEEK

Vita reale: Forse James è uno degli attori a cui è rimasto maggiormente incollato addosso il personaggio, e che ingombro: lui È DAWSON LEERY. A parte camei in svariate serie tv, poniamo l’attenzione su alcuni lavori. Ne Le regole dell’attrazione (lungometraggio del 2002), James interpreta Sean: il figaccione ombroso e anche un po’ stronzo che fa innamorare di sé uomini e donne, portandosi a letto una discreta parte della seconda categoria. STRANIANTE! Non ci si può immaginare Dawson in questa versione alla Arthur Fonzarelli dissoluto e post litteram. Ma non è finita qui: guardatelo sexissimo ed ironico nel video Blow di Ke$ha (prestate particolare attenzione al gioco di lombi e mossa sensuale consecutiva, ai minuti 2:02-2:24).

 Eccolo poi nella situation comedy Don’t Trust the B—- in Apartment 23, nel ruolo di se stesso: James Van Der Beek che cerca disperatamente di liberarsi dal fantasma di Dawson e di rilanciare la propria carriera tra mille audizioni e orde di fan eccitatissime. Ed ora è pure Elijah Mundo, l’agente di polizia di CSI: Cyber.

La sua vita a Capeside: Se volessi proseguire sulla strada tracciataci dalla serie finora, andrebbe più o meno così: Dawson ha fatto due spicci con la sua serie tv che piace tanto agli (alle) adolescenti, ogni sabato pomeriggio sorseggia tea con Spielberg mentre parlano di come E.T. abbia conferito romanticismo al concetto di extraterrestre, ogni tanto Pacey e Joey lo invitano a cena, ma alle 22:00 se ne deve andare che i coniugi Witter devono mettere a letto i bimbi. Se ne torna a casa, e si guarda un film francese solo come un cane, in attesa del prossimo tea party con Spielberg. Ma no! Noi qui vogliamo un finale alternativo per restituire a Dawson la dignità che si merita! Fondiamo la vita vera con quella della fiction e diamo a James la possibilità di interpretare ruoli rudi pur rimanendo Dawson. Quindi, il signor Leery è diventato un grande regista: dopo l’ineguagliabile successo del sua serie, si è messo a girare film d’azione e fantascienza che hanno sempre sbancato il botteghino. Principe indiscusso del red carpet, si porta a letto diverse attrici famose. L’ultima volta che Joey gli ha telefonato per sapere come stesse, ha risposto Charlize Theron direttamente dal letto di Dawson, ma non ditelo a Sean Penn. Ogni tanto, Spielberg lo contatta per chiedergli consigli professionali. Mentre gli telefona, Steven, sente il cuore scoppiargli nel petto, proprio come quando chiese all’ex biondino di firmargli il suo primo autografo.

PACEY E JOEY: Pacey e Joey non hanno più un momento libero tra casa editrice, ristorante e i loro quattro pargoli. Litigano spesso, soprattutto perché Ethan non fa i compiti o guarda i cartoni giapponesi violenti alla tv o perché Pacey ha lasciato di nuovo i boxer sporchi sul pavimento della camera. Si amano ancora tanto, ma urlano molto più di quanto si bacino. Sono una normalissima, nevrotica, felice coppia.

Nella realtà, la bella Katie recita in diversi film e interpreta Jacqueline Kennedy nella serie The Kennedys. Si sposa con Tom Cruise, dal quale divorzierà: insomma, magari Joshua (con il quale pare abbia anche avuto una breve relazione) non è un adone come Tom, ma almeno i piatti rotti avrebbero avuto come causa slip e figli, non Scientology! E Joshua Jackson, appunto, sfonda come protagonista in un’altra serie: Fringe e ora recita in The Affair, serie tv non ancora arrivata in Italia, vincitrice del Golden Globe.

JACK E DOUG: Se il nostro Kerr Smith (Jack McPhee) è rimasto legato al mondo della serialità (Streghe, CSI ecc), si è anche provato in thriller blockbuster come Final Destination e San Valentino di sangue 3D. Anche Dylan Neal (Doug Witter) prosegue la strada delle serie tv (Sabrina vita da strega, Bones, CSI), ma la sua ultima fatica è stata quella di recitare in Cinquanta sfumature di grigio… ma dai!

La loro vita a Capeside? Iniziamo dicendo che nella versione dell’ultima puntata trasmessa negli USA c’erano dei dialoghi sul tema dell’omosessualità che sono stati tagliati in quella Italiana. Rischiando un po’ di stereotipi, noi ce li immaginiamo così. Entrambi impegnati nell’attivismo per i diritti degli omosessuali: Jack, concluso il suo iter accademico, pubblica saggi sul tema; Doug diventa un eroe della polizia, distruggendo tutti i pregiudizi dei colleghi, e un esempio per molti giovani omosessuali. A ogni Pride, sale su un carro e balla YMCA con la sua divisa addosso (profetici Village People!). E la figlia di Jen che i due adottano nell’ultima puntata? Se siete molto bigotti sedetevi perché sto per dire una cosa rivoluzionaria che potrebbe urtare il vostro buon senso: la figlia di Jen cresce come una normalissima ragazzina felice, nonostante i due papà.

MICHELLE WILLIAMS: Di Jen non possiamo dire altro se non che è uno dei più bei personaggi della serie. Quando arriva da NY ci risulta anche un po’antipatica, ma alla fine, sorvolando sulle citazioni un po’ troppo colte messele in bocca dagli sceneggiatori, è la meno ipocrita tra i personaggi della serie. E il pathos del finale è tutto suo. Nella vita reale, Michelle ci piace ancora di più, se possibile. Abbiamo sofferto con lei, per la morte del suo compagno: il celeberrimo attore Healt Ledger. E abbiamo gioito con lei per le tre nomination agli Oscar e la vittoria del Gloden Globe per la sua interpretazione di Marylin Monroe nel film Marilyn. Michelle sei proprio brava!

Abbiamo provato ad immaginarci questo “to be continued” perché Dawson’s Creek non è solo una serie Tv: è un’istituzione. Dawson’s Creek è un luogo dell’anima! ANUONUWEI!

Written by Elisa Belotti

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