ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler sul secondo episodio di Slow Horses 6!!
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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Go Dark. Andare al buio. Tagliare i collegamenti, spegnere i cellulari, far perdere le proprie tracce, nascondersi. È questo l’ordine di Jackson Lamb per i suoi ronzini. Bisogna sparire, non lasciare indizi, diventare invisibili. Slow Horses 6×02 alza la posta in gioco. Esaspera il senso di emergenza e di isolamento. I ronzini sono in pericolo, la tensione sale. Jackson Lamb ha capito tutto. Ha compreso che esiste una minaccia per Slough House, una minaccia silenziosa ma reale. Le morti misteriose degli ex agenti sono una prova, le prossime vittime designate potrebbero essere i suoi uomini.
La sesta stagione di Slow Horses non conosce il concetto di costruzione graduale della tensione. Siamo già affondati nella nuova minaccia, ogni episodio sembra già la parte centrale di un thriller classico. Solo che è Slow Horses e il tono scanzonato e tagliente dello show ce lo ricorda sempre. I modi di Jackson Lamb, le battute di Roddy Ho, il cinismo viscerale che accompagna ogni passo di questa serie tv, sganciano Slow Horses dai canoni del thriller classico o della serie di spionaggio. Lo show di Apple TV è qualcosa di molto più stratificato, di molto più caustico e corrosivo. E funziona, accidenti se funziona. L’episodio di questa settimana acuisce il senso di emergenza che si era già percepito nell’apertura di stagione (qui le Pagelle del primo episodio).
Sappiamo che Frank Harkness è tornato a Londra. Si è presentato al funerale di David Cartwright, salutando suo figlio con un colpo alla gola e una corsa gratis sulla cappotta dell’auto.
Harkness è un personaggio pericoloso e ambiguo. Si muove in quella zona grigia in cui le finalità dei Servizi di intelligence si confondono con quelle del terrorismo e del crimine internazionale. È tornato a Londra per conto di Damien Cantor, un magnete della tv, proprietario di un canale di notizie conservatore. Cantor è il mandante dell’omicidio di Andrew Nesmith, un ex agente “Dog”, ucciso per recuperare dei file appartenenti all’MI5. Harkness spaccia l’omicidio per un suicidio, anche se non abbiamo ancora capito quale sia il disegno dietro le manovre di Frank e del suo committente. Solo che ad assistere alla morte di Andrew Nesmith c’è il piccolo Reece, suo figlio di dieci anni.
Un piccolo inconveniente che potrebbe compromettere l’operazione di Harkness. Il bambino è quindi in grave pericolo e lo capiscono subito Lamb e River quando visionano i filmati della videosorveglianza difronte all’appartamento di Nesmith. Ma l’ex agente “Dog” non è l’unica morte di questo episodio. Moira Tregorian, che nella quarta stagione era stata spedita al Pantano da Claude Whelan per le sue paranoie burocratiche, viene uccisa con il gas dalla coppia di sicari conosciuti nel primo episodio di Slow Horses 6. È quindi la terza vittima riconducibile a Slough House. I killer agiscono sempre seguendo le stesse modalità e cercando di spacciare gli omicidi per degli incidenti domestici.
Jackson Lamb non è ancora riuscito a capire quale sia il piano dietro le morti degli agenti. Ma noi sappiamo che sulla lista dei sicari c’è anche il nome di River Cartwright, dunque i suoi uomini corrono un serio pericolo.
Lamb si rende conto che la questione è seria quando capisce che Slough House è completamente sparita dai database dei Servizi. Non è più solo una questione di stipendi che non arrivano e contratti d’affitto che non vengono onorati: c’è qualcosa di molto più inquietante sotto. I ronzini non godono più di alcuna protezione burocratica. I loro nomi non compaiono da nessuna parte. Cancellati, inesistenti, invisibili. Anche Molly Doran, l’”archivio” di Regent’s Park, conferma i sospetti di Lamb: il Pantano non esiste più. Per questo è necessario dare l’ordine di Go Dark, perché qualcuno sta per venire a cercarli. E non per fare una chiacchierata amichevole.
I sicari Jim e Jane rispondono alla stessa operazione gestita da Frank Harkness. Loro si occupano dei ronzini e mascherano gli omicidi da semplici incidenti, Frank invece mette personalmente a tacere obiettivi ad alto valore come Nesmith. Quale è il fine di tutto? Smantellare e destabilizzare l’MI5, eseguendo una pulizia chirurgica, cancellando i suoi agenti dai database e minando l’immagine pubblica dell’agenzia. L’intervista pubblica di Taverner si inserisce in questo disegno. Diana si presenta in tv, risponde con diplomatico pragmatismo alle domande di una incalzante intervistatrice, ma per ora deve subire le pressioni di Cantor.
Slow Horses evidenzia sempre il contrasto tra la politica formale del Park e la realtà caotica del Pantano. Due facce della stessa medaglia, ma facce completamente diverse.
Taverner si muove tra i salotti televisivi, i contatti con l’alta finanza, gli appuntamenti pubblici e la diplomazia formale. Lamb striscia per le strade sudicie di Londra in cerca di risposte, lottando per la sopravvivenza sua e dei suoi uomini nel solito confusionario pantano. Slow Horses 6×02 sfiora anche la superficie del suo rapporto con Standish. La rivelazione di Taverner dell’episodio precedente – mi ucciderai come hai fatto con Partner? – ha incrinato la loro relazione, facendo detonare un vero e proprio ordigno emotivo che indirizzerà il loro rapporto nel corso di questa sesta stagione. Lamb ha sempre cercato di mantenere il segreto con Standish, per tenerla al riparo da una realtà troppo devastante. L’aver scoperto una parte di quella verità potrebbe destabilizzare profondamente il personaggio di Standish, che per ora ha mostrato solo qualche cenno di cedimento, senza crollare del tutto.
Ma il vero plot twist di questo Slow Horses 6×02 arriva nel finale. River, disobbedendo agli ordini di Lamb, corre a casa di suo nonno perché crede che suo padre Frank lo stia chiamando da lì. Quando arriva sul posto però, si rende conto che il telefono intercettato da cui riceveva chiamate senza risposta non era quello di suo padre, ma di un vecchio personaggio di Slow Horses alla cui scomparsa nessuno si era ancora rassegnato: Sid Baker. Il ritorno di Olivia Cooke era stato un po’ spoilerato, per cui la forza del colpo di scena finale potrebbe essere smorzata dalla consapevolezza che prima o poi avremmo rivisto il personaggio di Sid nella serie. È sicuramente un premio ai fan di lunga data, che ricorderanno tutta la sua storyline legata alla prima stagione dello show.
Sid era stata infiltrata nel Pantano da Diana Taverner per tenere d’occhio River Cartwright.
Poi le avevano sparato nel finale di Slow Horses 1 durante l’operazione di salvataggio dell’ostaggio Hassan Ahmed ed era sparita dai radar. Ne River né Jackson Lamb avevano creduto più di tanto alla sua morte, per cui i fan si aspettavano, presto o tardi, un suo ritorno sulla scena. Ci sono volute sei stagioni, ma finalmente Olivia Cooke è tornata. Come si lega il suo ritorno alla trama della sesta stagione? L’arrivo a Londra di Frank Harkness e l’operazione di smantellamento dell’MI5 non possono essere slegati dal ritorno di Sid in città. E il fatto che uno dei nomi sulla lista di agenti da eliminare sia proprio quello di River ripropone vecchie dinamiche che hanno spinto Baker a uscire allo scoperto.
C’è quindi abbastanza materiale per una stagione piuttosto deflagrante. La ricerca del piccolo Reece, sulle cui tracce si è messo lo spietato Harkness, e l’inabissamento del Pantano sono i punti da cui partirà l’episodio della prossima settimana. Un episodio che dovrà farci metabolizzare il ritorno di Sid. E che dovrà farlo metabolizzare soprattutto a River…










