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Class ci ha regalato un Halloween da brividi

Una vera e propria puntata di Halloween la 1×03 di Class con tanto di ‘morti viventi’.

In realtà, non dei veri e propri morti viventi, ma quasi. Esattamente due anni dopo la morte del padre di Tanya a causa di un infarto, l’uomo si presenta nella camera della ragazza. Sembra essere entrato dalla finestra ed è attaccato a una sorta di ramo, che si prolunga all’esterno fino a una crepa che galleggia nell’aria. Già, avete letto bene, una crepa. Una.maledetta.crepa. Non so voi, ma a me ormai basta vedere una leggera crepa sul muro della mia camera per andare in panico. Grazie, Moffat! Grazie, Patrick Ness! Mi serviva qualche altra cosa di cui avere paura, oltre alle statue degli Angeli (don’t blink, blink and you are dead!), alla gente che bussa quattro volte, alle maschere antigas (are you my mummy), alla sabbia negli occhi… Grazie!

Ma torniamo a noi. Dicevo che questo morto vivente è attaccato a un ramo e ben presto, mentre Tanya e ‘suo padre’ parlano, tutta la città viene invasa da rami, ben visibili ovunque e da questi morti viventi, che vogliono toccare la mano dei loro cari, ufficialmente per ‘liberarli’, in realtà perché il mostro possa nutrirsi delle loro anime. Roba allegra, insomma.

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E naturalmente, la gente ci casca. Immaginate per un attimo di poter vedere i vostri cari, le persone che se ne sono andate prima del tempo, senza neanche dirvi addio. Immaginate che siano lì, solide, tremendamente concrete, davanti a voi, che vi parlano di voi, che conoscono ogni cosa di voi, ogni momento passato con le persone in questione. Non prendereste loro la mano, sapendo che così, dopo la vostra morte, potrete rivederle, potrete stare con loro per sempre? Se ci riflette un attimo, vi renderete conto che la nostra idea di Paradiso (o comunque di aldilà) non è poi così diversa. Morire per noi è ricongiungerci con le persone care che non ci sono più e aspettare che chi è ancora in vita ci raggiunga.

Solo Ram e la sempre più badass Miss Quill non ci cascano. Ram perché è terrorizzato e scappa, Miss Quill perché la sorella è ‘quasi simpatica’. E probabilmente perché ne ha viste troppe ed è scettica per natura. E poi perché non sarebbe Miss Quill se si facesse fregare e non l’ameremmo già così tanto se non volesse dei coltelli per torturare la ‘sorellina’. Anche se in realtà Charlie le porta un cacciavite. Sì, ragazzi, ho riso come una matta quando gli ha portato il cacciavite e allo stesso tempo ero triste perché non era sonico. Infatti, per un attimo, quasi mi aspettavo di veder comparire di nuovo Twelve. Ma così non è stato. (L’anno prossimo è troppo lontano, voglio la decima stagione di Doctor Who ADESSO!)

Ma parliamo di Charlie e della BBC Three che manda senza problemi in onda scene di sesso gay tra adolescenti. Con molta naturalezza (e delicatezza), come fosse un qualcosa di normale, che non va spiegato ma semplicemente esiste, succede, e come tale va rappresentato. Non so a voi, ma personalmente è il tipo di televisione che ammiro e mi piace.

L’unica cosa che mi ha lasciato perplessa in questa puntata è stata la nascita di una nuova coppia, quella tra April e Ram. I due si ritrovano a vagare insieme durante la notte per cercare delle risposte e per raggiungere gli altri. April gli racconta la sua storia (forse un po’ troppo strappalacrime) e lui la bacia. Così, dal niente. Non c’erano stati hint precedenti e la cosa sinceramente mi è sembrata un po’ ‘appiccata’ per così dire. Magari uno sviluppo più graduale mi sarebbe piaciuto di più. Vedere ad esempio una vicinanza in questo episodio che più avanti nella serie si trasformava in qualcos’altro. Ma non tutto può essere sempre perfetto, per cui in fondo, possiamo ancora aspettare e vedere cosa succederà. Perché nel complesso questa puntata è comunque stata all’altezza delle due precedenti.

Written by Olimpia Petruzzella

Tra un'indagine con Sherlock Holmes e un viaggio e l'altro col Dottore, sono anche riuscita a laurearmi in Archeologia (River, grazie ancora per quella dritta... e per avermi presentato Euripide!) e fare un master in sceneggiatura alla Silvio D'Amico. Perché siamo tutti storie, alla fine. Ed è meglio farne una buona, no?

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