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Da comedy scanzonata a dramedy convincente: Chad Powers si è evoluta nella seconda stagione per diventare ancora più bella

Chad Powers

Attenzione: l’articolo contiene spoiler sulla seconda stagione di Chad Powers.

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Buona anche la seconda, direbbe qualcuno. Oppure, per essere più precisi: ancora meglio la seconda. Seppure non se ne stia parlando quanto meriterebbe, Chad Powers 2 ha confermato le ottime impressioni che avevamo già avuto dopo la prima stagione, facendo oltretutto il salto di qualità che si sperava.

Non si è limitata a essere ancora l’ottima comedy scanzonata che tanto ci aveva divertito con la prima stagione, affatto. La seconda sale di livello, sfrutta meglio il potenziale drammatico a disposizione e lo combina bene con un’anima che si conserva piuttosto leggera, seppure non manchino momenti di forte tensione soprattutto negli ultimi episodi.

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Era chiaro dall’inizio, d’altronde: la cornice creata aveva presupposti ben più ambiziosi di quelli di una comedy che si debba limitare a strappare una risata. Non che ci sia niente di male nel farlo, sia chiaro: quando però c’è l’opportunità per preservare lo spirito più puramente comico e si può abbinarlo a una maggiore profondità e a variazioni di genere armoniche, il risultato è una serie che valorizza meglio le sue peculiarità e si rivolge a un pubblico più ampio.

Pur penalizzata da un formato che continuiamo a trovare piuttosto inadeguato – fin troppo “smart” per una comedy con questo respiro – la seconda stagione di Chad Powers, disponibile da alcune settimane su Disney+, mette al centro del racconto la crescita emotiva e psicologica di Russ attraverso una maschera che sembra sempre meno tale.

Dell’arrogante campione che fu rimane un’ombra sempre più sfumata. Chad Powers non è più la sua paradossale nemesi.

Russ è sensibile e fragile, insicuro e incapace di confrontarsi fino in fondo coi demoni della propria anima. Entrare dentro Chad, l’ingenuo di provincia fin troppo naive, tuttavia, gli permette di mostrare al mondo una parte di sé che lui stesso aveva soffocato a lungo.

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La seconda stagione mostra con grande forza il passaggio.

Man mano che Russ interpreta qualcun altro, riscopre parti di sé sopite da chissà quanto, facendo emergere un uomo incompleto e molto più amabile. Non perché Chad sia semplicemente una persona migliore di Russ: sarebbe una semplificazione ingenerosa. Succede, semmai, perché permette a Russ di esserlo, liberandolo temporaneamente dall’ego e dalle aspettative che avevano accompagnato la sua vecchia identità.

È una transizione armonica rispetto alla prima stagione, quando Chad Powers aveva sì creato i presupposti ma si era limitato a utilizzare la seconda identità di Russ e la necessità di tenerla nascosta come espedienti comici fini a sé. Sei puntate non erano state sufficienti per far emergere altro, al di là delle letture che avevano già fatto intravedere tutto ciò.

La seconda stagione di Chad Powers si spinge invece oltre, risultando altrettanto comica e nettamente più introspettiva.

Chad Powers
Credits: Hulu

Non crea i conflitti dal nulla, cercando di rendere più intrigante la comedy attraverso soluzioni forzate e fastidiose inversioni di tendenza: si limita ad ampliare lo spettro, lavorare sul protagonista e mostrare quanto la crescita delle relazioni con gli altri personaggi, soprattutto Ricky, Danny e il coach, porti a maggiori responsabilità e a maggiori rischi. Rischi concreti per tutti: mentre nella prima stagione avevamo assistito alla follia di un uomo che non aveva più niente da perdere, ora il prezzo da pagare aumenta esponenzialmente.

Chad Powers ha successo, porta in alto la sua squadra e acquista così una pericolosa visibilità. Ma è soprattutto la profondità delle relazioni create ad accrescere una tensione spesso latente nella prima stagione, alimentando il cortocircuito generato dal fatto che siano nate attraverso un’identità falsa.

Non ci sono passaggi forzati nella crescita del rapporto con Ricky né con chiunque altro. È una scrittura che espande tutto quello che avevamo avuto davanti agli occhi fin dal primo momento.

Chad Powers, quindi, si avvicina alla dramedy perché prende sempre sul serio le conseguenze della propria assurda premessa.

Diventa ancora più interessante, allora, la scelta di creare una sorta di villain che rende la vita sempre più difficile al protagonista. Gerry, l’altro quarterback, mette a dura prova Russ e arriva a mettere in discussione tutto quello che aveva faticosamente costruito, spinto dell’invidia e di un’instabilità psicologica che diventa sempre più evidente. Rappresenta, in questo senso, un acceleratore di eventi che avrebbero rischiato comunque di esplodere.

Chad è a un passo dal crollo, ma è così anche per Ricky e Danny. Tutti sono coinvolti, incluso il vero padre di Russ che a un certo punto si presta a una deliziosa interpretazione del padre fittizio di Chad. E le conseguenze possono essere davvero devastanti.

La seconda stagione sa essere, soprattutto per questo, ancora più empatica e intensa. Come abbiamo evidenziato, però, niente di tutto porta a un sacrificio della vena più scanzonata.

Chad Powers continua a valorizzare la sua premessa farsesca e grottesca come se volesse essere davvero una sorta di erede sui generis del film Mrs. Doubtfire, poggiandosi sul talento cristallino di Glen Powell e di un cast a cui bastano pochi momenti per raccogliere un capitale comico notevole. Anche perché, proprio come accadeva nel celebre film con Robin Williams, il travestimento non smette di essere ridicolo per essere emotivamente rilevante: le due cose possono convivere, e Chad Powers sembra averlo capito fino in fondo.

Ci ritroviamo così a celebrare la seconda stagione di una serie che si chiude con un evidente cliffhanger. Con la speranza che questo sia il viatico per una terza stagione.

L’impressione è che si rischierebbe di esagerare se ci si spingesse oltre, ma la terza sarebbe fondamentale per chiudere il cerchio, completare il confronto tra Russ e la sua maschera e concludere degnamente tutte le trame aperte. Rispondendo a una domanda che la seconda stagione rende sempre più inevitabile: quanto di Chad appartiene ormai davvero a Chad, e quanto invece è sempre stato parte di Russ?

Il cliffhanger, oltretutto, getta le basi per una stagione che si prospetterebbe ancora più tesa e in bilico tra la sua anima più leggera e quella votata a un racconto più tridimensionale.

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Nel momento in cui vi scriviamo, tuttavia, non ci sono né conferme né smentite su un possibile rinnovo di Chad Powers, e le impressioni non ancora supportate dai dati impongono cautela e una possibilità che preferiremmo non immaginare nemmeno.

In un anno nel quale Hulu ha cancellato Not Suitable for Work, una delle comedy più promettenti degli ultimi tempi, non possiamo dare per scontato che Chad Powers continui.

Sarebbe un peccato se dovesse concludersi così, ma vogliamo essere comunque fiduciosi: buona parte del pubblico che l’ha vista, d’altronde, sembra essere piuttosto soddisfatto. E l’esperienza di Chad Powers ci ricorda quanto certe serie abbiano bisogno di tempo e spazio per dare il meglio di sé.

Certe volte capita che lo facciano prima con una maschera, poi col proprio volto.