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In realtà, Walter, il tuo è un pareggio

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler su Breaking Bad.

È finita. Siamo salvi. Ho vinto io.

Walter accenna appena un sorriso compiaciuto, quasi un ghigno, nel pronunciare queste parole a Skyler, atterrita dall’altra parte della cornetta. E mentre la sua voce vibrante di esaltazione le emette una dopo l’altra, l’Heisenberg che giace dentro di lui si sofferma ad assaporarne il sapore pungente di rivalsa, un gusto talmente inebriante da coprire ogni residuo di paura, remora, insoddisfazione. Parole appaganti come un sorso d’acqua nel deserto, tracannato dopo ore di cammino verso la salvezza dall’aridità di una desolazione dimenticata da Dio. Parole disperse nell’etere durante una telefonata con sua moglie, dalla cui intimità trasbordano per diventare l’inno di un trionfo disperato, urlato forte al cielo per raggiungere Gus Fring, Elliot e Gretchen, Hank e il resto della sua ignara famiglia, se stesso. Un grido universale. Parole talmente appariscenti da nascondere scrupolosamente il peso che portano con sé.

Breaking Bad

Tu porti guai. Mi dispiace che il ragazzo non se ne accorga, io invece sì. Tu sei una bomba a tempo. Tic tic tic tic. E non ho intenzione di starti vicino quando farai il botto.

Breaking Bad ci ha dato il tempo di conoscere Mike abbastanza da fidarci del suo intuito. Una lungimiranza forgiata dall’esperienza, dall’osservazione attenta, dalla sicurezza di passi che hanno calcato il suolo di entrambi gli opposti lati della barricata: ex agente della polizia di Philadelphia, poi fuorilegge al soldo del maggior trafficante di droga di Albuquerque, Ehrmantraut ha vissuto in simbiosi con il crimine al punto da riuscire a scandagliarne ogni anfratto, ogni falla, e da prevederne ogni diramazione o conseguenza.

Nell’istante esatto in cui Mike rifiuta la proposta di Walt di rimettere su l’attività di smercio di metanfetamina, durante l’episodio 5×02, Breaking Bad sceglie di prelevare un personaggio cruciale dal suo iconico tessuto narrativo per investirlo di un ruolo ancora più alto: Mike diventa quasi il narratore diegetico di una struggente tragedia, una posizione imbevuta di dolorosa consapevolezza, dalla quale commina una sentenza che si eleva a presagio e al tempo stesso assiste inerme alla consumazione del dramma da lui stesso lucidamente messo a fuoco.

Gustavo Fring non usava muli. Non gli servivano. Ci aveva messo vent’anni a farsi una catena di distribuzione, aveva sedici camion frigorifero per la consegna del prodotto. Lo sai dove sono ora? Sotto sequestro. Se non volevi pagare il venti percento, non dovevi ucciderlo.

Il monito di Ehrmantraut continua a echeggiare nel corso dell’ultima implacabile stagione di Breaking Bad, nonostante lui abbia cambiato idea accettando la pericolosa proposta di Walter: onde sonore che si librano dalla sua voce e, sbattendo con forza contro il profetico epilogo della serie, tornano indietro ancora più nitide per avvertirci e per scuotere White dal torpore in cui si è assopita una vittoria incauta e solo momentanea, apparente.

Guarda, Walt, che l’aver ucciso Jesse James non fa di te Jesse James.

Tuttavia c’è un particolare che all’accuratissima Breaking Bad non è sfuggito: Mike è uno scafato malvivente e un accorto investigatore privato, ma è anche un nonno. La maggior parte dei proventi sporchi delle sue attività illecite è destinata a Kaylee, il vero amore della sua vita. Ed è proprio questa debolezza ad aprire una crepa nello specchio che costantemente scruta per tenere d’occhio tutti i punti ciechi, deviando il suo sesto senso: quel suo acume sofisticatissimo ma non infallibile.

Breaking Bad

Mike commette infatti il fatale errore di tornare in società con Walt dopo che la DEA, che lo sta pesantemente torchiando in quanto ex impiegato di Gus, ha sequestrato i conti offshore che pagavano il silenzio degli uomini di Fring in carcere, compreso il suo patrimonio destinato all’amata nipotina. Forse Ehrmantraut spera in fondo di sbagliarsi sul conto di Walter. Oppure accetta di venire annientato dalla deflagrazione che inevitabilmente il suo socio scatenerà, consapevole di non avere alternative. Sarà in ogni caso il determinismo inquietante e inflessibile evocato dalla sua stessa diffidenza a trascinare Mike nel baratro: la prima scoria del programma autodistruttivo di Walt, destinata a venire sommersa dall’ammasso indistinto di detriti che l’autocelebrazione di White lascerà dietro di sé.

Noi avevamo Fring! Avevamo un laboratorio, quello che ci serviva e tutto stava funzionando in modo perfetto. Potevi tenere la bocca chiusa, cucinare e guadagnare più soldi di quanti ne avresti mai spesi, era perfetto ma no! Tu dovevi mandare a p*****e tutto! Tu e il tuo orgoglio e il tuo ego! Dovevi essere tu il capo. Se avessi fatto il tuo lavoro sapendo rimanere al tuo posto staremmo tutti una meraviglia adesso.

Il flagello che Walt avrebbe inflitto alla sua stessa esistenza è parte di una profezia che Mike ha esplicitato inveendo rabbiosamente contro di lui, ma che Gustavo Fring in fondo ha caldeggiato tutte le volte in cui i suoi occhi imperturbabili hanno lacerato l’animo di Walter, intagliando con precisione chirurgica e poi esibendo come un trofeo l’abissale conflitto interiore che attanaglia l’ultimo desiderio di un invisibile professore di chimica: il bisogno di salvarsi, a qualunque costo, dalla voragine annichilente dell’oblio.

No, non hai vinto, Walt. Forse è della vacuità di quell’I won che si sono riempiti i tuoi occhi grondanti di rimpianto prima di chiudersi per sempre. Un annuncio rimasto sospeso tra il successo e la disfatta giusto il tempo di lasciarti gustare la dolcezza dell’illusione, prima di accartocciarsi su se stesso e e sprofondare nell’oscurità che inghiotte le possibilità inesplorate, i tentativi incompiuti, le mani protese verso una grandezza che concede loro di sfiorarla appena ma mai di afferrarla.

Nella cultura greca antica la principale trasgressione del sistema dei valori che orientano le azioni umane era la hỳbris: l’orgogliosa tracotanza che porta l’uomo a presumere la propria potenza e fortuna e a ribellarsi contro l’ordine costituito. Un atteggiamento di ostinata sopravvalutazione delle proprie forze, che funge da anticamera della catastrofe. Il mito narra che, per scappare dalla prigione in cui erano stati rinchiusi, Dedalo e suo figlio Icaro costruirono delle ali, attaccando ai loro corpi delle penne con la cera. Malgrado gli avvertimenti del padre di non volare troppo alto, tuttavia, Icaro si lasciò travolgere dall’ebbrezza del volo e si avvicinò troppo al sole: è così che il calore fuse la cera, e il ragazzo perì precipitando in mare.

Lo scarto incolmabile tra la freddezza amorale di Fring e l’ingombrante scalpitio del tuo tormento interiore ti ha concesso solo un pareggio amaro, Walt. Perché il bisogno spasmodico di esibire il tuo genio sconfinato si è tramutato in un tarlo che ha corrotto il tuo animo e ti ha tolto il sonno, l’integrità, l’amore della tua famiglia, ma c’è una cosa che non ha saputo portarti via: il flebile barlume di una coscienza ancora viva, calda, pulsante.

Come Icaro ti sei bruciato, perché hai preteso da te stesso una spietatezza con cui non saresti mai stato in grado di convivere. Ma tu, bruciandoti, da quella vittoria insanguinata ti sei salvato.

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Written by Cristina Natoli

Il mio (metro e sessanta scarso di) corpo è composto da un’insensata intermittenza di intricati funambolismi mentali privi di qualsiasi utilità pratica e pennellate rosa di incurante leggerezza, tra i quali mi destreggio con la stessa nonchalance innata con cui passo dalle serie tv Drama alle comedy, senza andare in autocombustione.

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