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Io, scettica su Breaking Bad, mi sono ricreduta dopo la prima scena

breaking bad

Devo ammetterlo: Breaking Bad proprio non volevo vederla. Ho rimandato per anni la visione, tenendola in lista, certo, ma senza davvero avere voglia o intenzione di recuperarla. Ogni volta mi trinceravo dietro le frasi: “non è il momento giusto”, “non ho tempo”, “sto seguendo troppe Serie”, e così via.

Cose peraltro non del tutto false (soprattutto l’ultima!!), ma che non rappresentavano il reale motivo per cui non volevo vedere Breaking Bad. E volete sapere qual è? Che a me le storie di droga e di spaccio non solo non piacciono, ma nemmeno mi interessano. Insomma, perché avrei dovuto perdere ore preziose a guardare una Serie che coinvolge argomenti che non mi interessano, quando ce ne sono così tante che invece mi interessano e che voglio vedere, ma che ancora non ho iniziato?

Quindi, perché ho scelto di iniziare proprio Breaking Bad, alla fine? Capisco il vostro scetticismo. La verità è che, studiando sceneggiatura, stava diventando davvero imbarazzante ammettere di non averla vista, perché era ormai la prima domanda che mi facevano tutti. Così mi sono detta: va bene, ora inizio, provo, tanto male che vada la mollo dopo la prima stagione, che è composta da soli 7 episodi.

Onestamente, pensavo di annoiarmi. E non sarebbe stata neanche la prima Serie Tv che guardo trascinandomi le puntate – lo faccio soprattutto per Serie come Once Upon A Time, che doveva essere chiusa da tempo, ma che continuo a guardare solo perché ormai sono affezionata ai personaggi.

Pensavo di annoiarmi, ma invece… Sono stata catturata davvero dal primo fotogramma.

Breaking Bad


Un paio di pantaloni che volano nel deserto.

Di certo è un modo insolito di iniziare una Serie, che però mi ha incuriosito e distolto dalla noia che mi aspettavo di provare. Anche perché la scena si è evoluta rapidamente in azione: una roulotte che corre con appesa una camicia verde e al volante un uomo con indosso solo le sue mutande e una maschera antigas.

Insomma, la mia prima reazione a Breaking Bad è stata sicuramente: “what the f**k”, ma non di quelli alla “cos’è sta roba”, piuttosto alla: “oh mio Dio, che figo!” Certo, detto così sembro un po’ una “bimbominchia”, quindi cercherò di fare un’analisi un po’ più seria e approfondita.

L’inizio in medias res funziona: cattura sicuramente l’attenzione dello spettatore e lo incuriosisce. Chi è quell’uomo alla guida della roulotte? Perché è in mutande? Perché dopo punta una pistola di fronte a sé come terrorizzato, mentre si sentono le sirene della polizia?

Ed ecco che parte il flashback volto a spiegarci come si è arrivati in questo punto e chi sia questo singolare personaggio. Tre settimane prima, quest’uomo si sveglia alle cinque, si alza e va a fare esercizio fisico. È qui che lo sentiamo tossire per la prima volta, presagio del tumore che scopriremo più o meno a venti minuti dall’inizio, nel primo vero plot twist della Serie.

Ma torniamo alla giornata di Walter. Scopriamo subito che è il giorno del suo compleanno, che ha una moglie, Skyler, incinta, e un figlio, Walter Junior, affetto da paresi cerebrale. Walter è un insegnante di chimica in un liceo e come secondo lavoro lava macchine. Insomma, Walter White è un uomo normale, inquietantemente simile a come potrebbe essere nostro padre, per esempio, o il nostro vicino di casa… O noi stessi, in un futuro che ormai non è più neanche troppo lontano.

Perché sì, Walter ha una vita normalissima, eppure lo spettatore in fondo sa – soprattutto se la sta recuperando, come nel mio caso – che si trova davanti a colui che diventerà un Signore della Droga. E la svolta è proprio la scoperta del cancro, che porta Walter a licenziarsi dal suo secondo lavoro, in cui subisce umiliazioni continue, che porta Walter a voler vivere “di più”, tanto da chiedere a suo cognato Hank, agente dell’FBI, di portarlo con lui su un caso, tanto da decidere di cucinare meth, quando riconosce un suo vecchio alunno, Jesse Pinkman, durante la suddetta operazione.

Il cancro è quindi la molla, che spinge Walter a voler fare più soldi da lasciare alla sua famiglia, ma anche a voler fare esperienze, a concedersi di vivere appieno, correndo dei rischi, come non ha mai fatto prima.

Questa consapevolezza, naturalmente, arriverà molto più tardi, ma sostanzialmente il processo di maturazione del personaggio, che caratterizza tutte le puntate di questa prima stagione di Breaking Bad è lì che porta a Heisenberg e alla costruzione di un “impero criminale” da parte di un uomo comune, di un uomo come tanti.

La prima stagione, più che crime o thriller, è un drama, perché va molto sulla psicologia del personaggio, anzi dei personaggi, perché sono tutti analizzati con cura e assolutamente credibili. Hanno tutti reazioni umane, coerenti con il carattere che è stato dato loro. Le cose succedono comunque in questa stagione – e succedono anche parecchie cose – però spesso tendono a sembrare irrilevanti sul momento e questo ha contribuito a creare il mito di una prima stagione lenta, forse anche noiosa.

Personalmente non mi trovo d’accordo con quest’ultima affermazione. Sarà che sono abituata alle Serie inglesi che, sia pure con qualche eccezione, sono in genere più lente delle loro colleghe americane, ma non l’ho trovata lenta, bensì equilibrata: ogni cosa avviene al momento giusto.

Ed è per questo che adesso sono curiosa di scoprire cosa mi riserverà la seconda stagione: riuscirà a superare questa prima? Viste le recensioni e più in generale i commenti, pare addirittura di sì, ma io preferisco prima vedere e poi credere.

Leggi anche: Breaking Bad: la prima stagione fra cambiamento e scelte

Written by Olimpia Petruzzella

Tra un'indagine con Sherlock Holmes e un viaggio e l'altro col Dottore, sono anche riuscita a laurearmi in Archeologia (River, grazie ancora per quella dritta... e per avermi presentato Euripide!) e fare un master in sceneggiatura alla Silvio D'Amico. Perché siamo tutti storie, alla fine. Ed è meglio farne una buona, no?

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