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La spiegazione del finale di BoJack Horseman

BoJack Horseman

Il finale di BoJack Horseman ci ha lasciato un pesante vuoto dentro, un senso di irrisolto indicibile. Ma perché? Qual è il significato di questo episodio? C’è qualcosa che percorre tutta la puntata, che passa attraverso questa 6×16, e ne restituisce il senso più profondo. Proviamo a capire di cosa si tratta.

BoJack Horseman

Per prima cosa è necessario spazzare via una teoria che pure si è fatta largo dopo la messa in onda. Questa idea vorrebbe BoJack morto nel precedente episodio e ora in una sorta di stato pre-morte. Una specie di “purgatorio” che precede il buio finale. A sostegno dell’ipotesi vi sarebbe il fatto che la scena finale di BoJack Horseman è utilizzata a inizio episodio quando in sovraimpressione appare la linea piatta di un elettrocardiogramma.

Affascinante, certo, ma non in linea con l’intera serie e con il personaggio.

È vero, BoJack ha tentato il suicidio in alcune circostanze ma mai “convintamente”: più come bisogno di attenzione che reale voglia di lasciarsi andare. Anche la 6×15, d’altronde, mostra bene il suo strenuo desiderio di rimanere aggrappato alla vita. E nel finale a Diane che afferma: “Sono felice che tu sia vivo“, BoJack risponde con un sentito “Anch’io“.

Se nutriste ancora delle perplessità è intervenuto Raphael Bob-Waksberg, creatore della serie, a spazzare via ogni dubbio chiarendo come “Non ho mai preso in considerazione la possibilità che BoJack potesse morire“. Ma allora qual è il senso di quel silenzio finale, di quell’imbarazzo misto a nostalgico senso di incompiuto che sentiamo dentro di noi?

Per capirlo dobbiamo innanzitutto comprendere BoJack Horseman: chi è, cosa cerca e come si comporta. Nel corso della serie ci siamo resi conto di quanto il protagonista soffra di un impulso autodistruttivo, di un costante bisogno di drammatizzare la propria vita. Perché? Perché solo così può sentirsi vivo, solo così può godere dell’appoggio e del sostegno di chi lo compatisce e gli sta accanto.

E anche perché non conosce altro modo per essere felice.

I suoi sono traumi che affondano nel passato, in una famiglia disfunzionale: in una madre distante e disinteressata, in un padre che inconsciamente riteneva lui e la madre colpevoli del suo fallimento come scrittore. BoJack vive una scissione profonda: non può essere libero come il suo eroe Secretariat. Non può essere pienamente cavallo, “horse”, e trovare senso in quella libertà totale di correre nelle praterie. Una libertà che, una volta tolta, porta Secretariat al suicidio.

Ma non può essere neanche pienamente uomo, socialmente inserito tra i suoi simili e in grado di costruire rapporti sani ed equilibrati. BoJack è un drammatico errore di natura, un essere unico che non sembra poter trovare la felicità. Ma neanche in grado di potersi dare la morte. In questa scissione BoJack si trascina costantemente.

bojack horseman

Ma se lui è fermo al palo, gira intorno a sé stesso, come nella canzone menzionata da Todd, il resto del mondo va avanti. Nell’incipit di questa analisi abbiamo alluso a qualcosa che scorre lungo tutto l’episodio. Questo qualcosa è lì, davanti a BoJack: è il cambiamento. Un dettaglio è assai significativo: gli unici personaggi che parlano in questo episodio sono quelli principali. BoJack Horseman, Mr. Peanutbutter, Princess Carolyn, Todd e Diane. È una scelta voluta: fate caso a come tutti i personaggi di contorno si limitino a gesti e cenni interagendo con BoJack.

Ma cosa significa? Vuol dire che il senso di tutto ruota attorno a questi personaggi principali.

Meglio ancora: ruota attorno al modo in cui i protagonisti interagiscono con BoJack Horseman. Si è sempre e solo trattato di questo: la storia di un uomo-cavallo che si sente fuori luogo e delle sue relazioni. Gli amori e le amicizie. E soprattutto i tragici errori e i sabotaggi. BoJack, inconsapevolmente e morbosamente, tiene tutti attaccati a sé. Li trattiene non volendo realmente che crescano perché sa che lui non potrà mai cambiare.

Così boicotta di volta in volta Todd (per esempio nella sua rock opera) e tiene all’amo Princess Carolyn nell’idea di un amore che non si concretizzerà mai davvero. La donna solo a posteriori si renderà conto di aver “sprecato gli anni migliori” dietro a BoJack.

E anche Diane, nella sua fragilità, si farà trascinare nel nichilistico non-senso della morale bojackiana. Finché, in questo finale, non affermerà: “Quando ho scoperto che non eri morto ero arrabbiata. Ero sollevata ma anche arrabbiata per averti dato questo potere su di me“.

Il potere di farla sentire in colpa.

La colpa di non dedicare la propria vita all’amico, di non essere lì per lui, rinunciando al resto. Ma qualcosa cambia. Il significato è tutto in questo cambiamento. BoJack, come detto, ruota su se stesso ma i suoi amici vanno avanti. Princess Carolyn riscopre una nuova giovinezza con una carriera sempre più lanciata e un amore sincero e felice per Judah.

Quando BoJack, durante il ballo con lei, allude al fatto che possa servirle un agente che possa aiutarlo e stare dietro alle sue “bojackate”, Carolyn si lascia andare a una frase molto semplice ma significativa: “Potrei raccomandarti delle persone eccezionali“. Non prende minimamente in considerazione l’idea, quindi, di poter stare ancora al fianco dell’amico. Così come, altrettanto significativamente, decide di non invitarlo al “vero” matrimonio.

Anche Todd aveva impedito a BoJack di partecipare alla finta festa organizzata per la madre nell’episodio 6×13. “Non posso rischiare che succeda qualcosa“, aveva ammesso candidamente. “I’ll see you around“. Ci vediamo in giro. E infine Diane, la persona che più di ogni altra si era mostrata affine a BoJack, prende ugualmente le distanze.

Per l’ennesima volta BoJack l’aveva condotta a dubitare di sé stessa (“Non mi fidavo di me stessa“).

A rinunciare all’amore per la paura di essere felice nella pessimistica convinzione che non poteva essere degna di quella felicità. Né che la felicità stessa fosse reale. Ma Diane ritorna sui suoi passi, decide di inseguire l’amore e, pur con tutti i dubbi del caso, si apre alla possibilità di stare bene.

Come hai imparato a fidarti della felicità?“, le chiede BoJack. “Non l’ho fatto, ma mi fido di lui“. Adesso è una persona diversa. O meglio: una persona più matura e consapevole. “Che stupidaggine“, pensa Diane. Che stupidaggine non provare a essere felici. Quella è la sua svolta, la presa di coscienza che tanto serviva.

Tutti sono andati avanti e così non c’è più spazio per BoJack Horseman.

In maniera involontaria è anche grazie a BoJack che i suoi amici sono potuti crescere. Nel momento in cui sono riusciti a venire meno al perverso e manipolatorio rapporto che avevano con lui, hanno dimostrato di voler scegliere la cosa migliore per sé.

BoJack horseman

BoJack non può seguirli: c’è più di qualche trauma, c’è un’essenza insuperabile che lo trattiene dal cambiare: il suo essere a metà, l’impossibilità di una libertà autentica. Così in quella piscina, in quell’acqua senza più appigli, BoJack non affonda ma galleggia stancamente. Alla deriva in un mondo liquido nel quale non può gettare fondamenta. Perché “Sometimes life’s a bitch and then you keep living“.

Il “casino” non c’è più. Non ci sono più i drammi e neanche la comedy: non c’è una significativa maturazione catartica come vorrebbe. Nell’immaginario scenario della fuga di Princess Carolyn dal suo matrimonio, BoJack sarebbe stato il salvatore. E “Lasciarti andare sarebbe divenuto il simbolo della mia maturità“. Ma questi “eccessi”, queste svolte così cinematografiche, non ci sono più. Tutti hanno imparato a vivere nella quotidianità.

Quella quotidianità da cui lui è irrimediabilmente precluso.

BoJack è fermo e prova a trattenere per un ultimo istante Diane, consapevole che la perderà per sempre. Davanti a lui è solo il cielo stellato e l’insensata immensità. Gli sguardi imbarazzati dei due ex amici e amanti, vicini ma ormai fatalmente distanti (anche spiritualmente), si alternano sulle note di una smaliziata canzone che sancisce il distacco.

Un distacco senza rancori ma vissuto nella matura consapevolezza che quella relazione, ormai esaurita, ha contribuito a rendere Diane la persona che è ora. “Penso che alcune persone ti aiutino a diventare la persona che sei e che bisogna essergli grati anche se non rimarranno nella tua vita per sempre“. Ma per BoJack è solo l’ennesimo appiglio che lo abbandona lasciandolo a galleggiare in un oceano senza fine. Eternamente alla deriva. Eternamente incapace di essere pienamente uomo o cavallo. Per sempre BoJack Horseman.

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Written by Emanuele Di Eugenio

Esteta contemplativo (un modo elegante per dire nullafacente), vive immerso tra libri impolverati e consunti osservando il mondo da una finestra. Che sia quella dello schermo di una tv, di un pc o le pagine di un romanzo russo poco importa.

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