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Better Call Saul è tornato, e getta le basi per i futuri sviluppi

Better Call Saul
Better Call Saul

Scorre placido questo avvio di stagione di Better Call Saul. Eppure in germe già si intravedono le basi dell’ordito che costituirà l’intelaiatura dei futuri sviluppi della Serie Tv.

Sentiamo ormai familiari i flashforward che aprono squarci sul futuro di Jimmy. Un futuro fatto di rimpianti e di una vita in bianco e nero. Questi momenti accompagnano la Serie tracciando da vicino il destino che attende il protagonista. Non ci forniscono dettagli importanti sullo scioglimento dell’intreccio, procedono stancamente seguendo Jimmy nella sua desolante quotidianità.

Con una di queste proiezioni nel futuro si apre la terza stagione di Better Call Saul.

Si apre col bianco e nero di ciò che sarà. Potrebbe apparire una fiacca ripetizione di già visto, eppure nello scorrere delle meccaniche attività lavorative che inviluppano il fu-Saul-Goodman qualcosa di particolare si verifica. Durante la pausa lavorativa un ladruncolo incappa in Jimmy che lo guarda indifferente. Poi, dopo qualche reticenza, dietro insistenza del poliziotto lo stesso protagonista di Better Call Saul rivela il nascondiglio del furfantello. Si percepisce con evidenza un profondo solco a separare il Jimmy degli eventi contemporanei da quello del futuro. Un Jimmy che appare qui remissivo, sconsolato, desolato. Che, tecnicamente, “fa la cosa giusta”. Consegna alla legge il giovane.

Eppure anche in questo futuro così penoso e alienante un barlume del vecchio Saul d’improvviso si manifesta:

Non dire niente, chiaro?! Chiama un avvocato!

Poche parole, ma vibranti e rancorose che, per un momento appena, per un solo secondo, ci restituiscono il vecchio, combattivo Jimmy.

Forse taluni considereranno queste analessi in bianco e nero come semplice riempitivo, come un generico spiraglio su quel destino che, in fondo, formati alla visione di Breaking Bad, già possiamo immaginare. Ma non è così: nessuna delle immagini presentate è casuale. E se da un lato hanno il ragguardevole scopo di evidenziare per contrasto la destrutturazione del “personaggio Saul” naufragato come gestore di una caffetteria e privato di ogni slancio, dall’altro ci forniscono preziosi indizi su quel che verrà.

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Come appunto in questo primo episodio della terza stagione. Lo svenimento sul finire della sequenza iniziale non va certo considerato come evento casuale.

Vince Gilligan in queste sequenze ha via via gettato indizi che andranno poi a ricomporsi nel finale, che troveranno, solo allora, ragione d’esistere. Ora è troppo presto per speculazioni al riguardo. Non resta che prendere appunti e… attendere.

L’attesa di quel che verrà è il presente di un Jimmy ancora, nonostante tutto, alla ricerca della ricomposizione di un rapporto sincero, per quanto possibile, col fratello. La sua confessione sul finire di seconda stagione andava – anche – in questa direzione. La relazione tra i due è magnificamente esemplificata da Vince Gilligan in una scena estremamente quotidiana: Chuck mostra a Jim come staccare lo scotch senza rovinare lo smalto del legno. Sono due realtà a confronto: da un lato il pragmatismo spicciolo e sbarazzino di Jimmy che non si preoccupa del danno, dall’altro Chuck e la sua lenta, metodica, pignola accortezza proiettata alle conseguenze dell’azione.

È tutta qui la distanza tra i due fratelli.

Nel resoconto che vi abbiamo proposto nell’intervallo tra la seconda e la terza stagione, uno spazio importante è stato riservato alla sfaccettata figura di Chuck che, per quanto negativa possa apparirci, sembra avere una morale, seppur certo distorta e fallace. Jimmy non può fare l’avvocato perché i suoi espedienti in ambito giuridico nuocerebbero a molti, secondo il fratello.

Nuocciono per il momento a Chuck stesso che si mostra mosso da un profondissimo risentimento tanto da lasciarsi andare a un canonico quanto rancoroso atto di sfida:

Non dimenticherò quello che è accaduto oggi. Te la farò pagare

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Nuocciono però anche a Kim che indugia ripetutamente sull’inserimento di una semplice virgola nella bozza della lettera che la banca sua cliente dovrà inviare a un ente di controllo. Nell’incontro con la responsabile di Mesa Verde, Page, i riferimenti alla inefficienza di Chuck, dovuti come sappiamo in realtà all’inganno di Jimmy, scuotono la giovane avvocatessa. La scelta di avere uno studio separato per prendere le distanze dai “metodi” di Jimmy non è bastata. E ora deve fare i conti con la sua coscienza, che la indurrebbe a rivelare tutto al cliente.

Appare evidente come il rapporto tra Kim e Jim sia destinato a naufragare proprio in considerazione di questa distanza che sempre separerà i due.

Jimmy non può fare a meno dei suoi sistemi poco ortodossi. E Kim è troppo ligia alla legge per poter continuare ad accettarli. Per il momento comunque la relazione tra i due sembra reggere, seppur in maniera molto instabile.

Torniamo però per un momento a una delle prime scene che seguono i titoli di testa. È un’inquadratura un po’ atipica, che esclude il volto di Jimmy dalla scena e si concentra invece sul suo braccio. Notate niente? La telecamera indugia volutamente sull’anello, pegno dell’amicizia con Marco. Un’amicizia costruita sulle truffe e i raggiri messi in atto con grande abilità di entrambi.

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Richiamiamo alla mente una frase pronunciata da Jim nella parte finale dell’episodio “Marco” (1×10). Jim afferma: “non li ho mai portati gli anelli”. Nel finale di quello stesso episodio chiederà a Ehrmantraut che cosa li avesse frenati dal tenersi i soldi dei Kettleman. Al che Mike replicherà: “Se non sbaglio hai detto qualcosa che concerneva il ‘fare la cosa giusta’”. Jim concluderà: “Io lo so qual è la cosa che mi ha fermato e quella cosa non mi fermerà più”. Anche allora, mentre Jim canticchia Smoke On The Water proprio come faceva Marco, la telecamera si dilunga su un primo piano che mette ben in risalto l’anello.

L’anello allora altro non è che la materializzazione fisica di un cambiamento che, gradualmente, porterà alla finale apparizione di Saul Goodman.

La vita di Jimmy è segnata da questi momenti, snodi cruciali della sua esistenza, attimi in cui si concentra la svolta morale del protagonista. Accade da piccolo, quando decide di seguire l’esempio di un truffatore e rubare i soldi all’ingenuo padre. Accade pure quando si pente di aver ‘fatto la cosa giusta’ e restituito i soldi. C’è un po’ di Marco in Jimmy, un po’ di quella voce che gli ricorda di essere Slippin’ Jimmy, truffatore dall’abilità incredibile. L’anello rappresenta la finale accettazione di quel richiamo irresistibile. Avremo modo di vedere nel corso di questa stagione di Better Call Saul come continuerà a modellarsi, anche esteriormente, la personalità di Jim fino alla finale trasformazione in Saul.

Gli intrecci secondari intanto procedono a piccoli passi: Chuck ha intenzione di sfruttare la confessione del fratello, inammissibile in tribunale, in un modo diverso. Il “casuale” ascolto della registrazione da parte di Ernesto, che sappiamo essere buon amico di Jimmy, va forse in questa direzione. Che il nastro sia un’esca per prendere all’amo l’astuto fratello?

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Mike, intanto, scoperta la cimice nella sua auto, passa alle contromosse. Attaccando la radio al trasmettitore permette alla batteria del localizzatore di scaricarsi gradualmente, senza che la cosa desti sospetti. Sostituisce quindi il localizzatore con uno identico da lui acquistato e attende, paziente, che i suoi pedinatori vadano a sostituirlo. Così facendo ottiene la loro esatta posizione. Non resta che seguirli.

Anche su questa traccia, la terza stagione di Better Call Saul avrà ampio modo di sviluppare l’intreccio.

E forse prima di quanto si pensi le azioni di Mike porteranno a un attesissimo ritorno. Tutto si prepara ai grandi fuochi d’artificio: da un lato la trasformazione di Jimmy McGill in Saul Goodman, dall’altro il rapporto con Kim e i piani di Chuck e Mike.

Ma per il momento Better Call Saul ci chiede di pazientare.

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Written by Emanuele Di Eugenio

Esteta contemplativo (un modo elegante per dire nullafacente), vive immerso tra libri impolverati e consunti osservando il mondo da una finestra. Che sia quella dello schermo di una tv, di un pc o le pagine di un romanzo russo poco importa.

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