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Per quale motivo Baby dovrebbe essere la copia di Élite?

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O le si ama o le si odia, ma è inutile negare che Élite e Baby sono tra gli argomenti di maggior discussione del momento tra gli appassionati di serie tv, nel bene e nel male.

Premessa: ammetto molto candidamente che mi sono piaciute sia Élite che Baby, quindi il mio giudizio è probabilmente obnubilato.

A mia discolpa va detto che guardo un po’ di tutto e non mi ritengo una purista in materia di giudizi, quindi evitate di lapidarmi perché mi sono piaciute entrambe, siate clementi. Le ho semplicemente prese per quello che sono: due serie tv che ho guardato in fretta, che mi sono gustata e che non mi cambieranno la vita, ma che comunque hanno avuto il pregio di riuscire a coinvolgermi.

Una cosa strana: si continua ad associare la serie spagnola a Baby, forse più nell’accezione di Baby è la brutta copia di Élite.

Ma cosa hanno in comune?

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Prima di tutto dei protagonisti adolescenti, una scuola superiore di altissimo livello, dei genitori imbarazzanti e moltissime problematiche giovanili. E, ancora, una trama accattivante, abuso di social network e scontri di classe non indifferenti.

Detto questo, Élite e Baby hanno proprio poco o niente in comune.

Punto primo: la Spagna non è l’Italia ed è vero che gli adolescenti hanno più o meno tutti gli stessi problemi, ma in modalità diverse. Élite è più drammatica, Baby più concreta.

Punto secondo: Baby parla di fatti realmente accaduti (seppur trattati in maniera discutibile e comunque rivisitati), Élite è una storia puramente di fantasia. 

Pensate di essere adolescenti e arrivare al punto di prostituirvi per avere qualche soldo in più che vi permetta di comprarvi la borsa di marca, la scarpa col tacco, il cellulare di ultima generazione. Semplicemente per sentirvi vivi. Cercate di immedesimarvi in loro senza nessuna intenzione di accusare, ma per capire quale abisso di disperazione possa condurre una persona a comportarsi così.

Poi pensate di essere genitori: distratti, insicuri, inadatti, che di colpo si vedono sbattuti in faccia una realtà che non sanno né gestire né affrontare. È vero, i genitori di Élite hanno i loro problemi, ma quelli di Baby sembrano più reali, più vicini alla nostra vita di tutti i giorni. 

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Solo che come già detto in Élite si parla di pura fiction, mentre Baby racconta la triste realtà (anche se romanzata).

Inoltre: Chiara non è Marina, così come Samuel non è assolutamente Damiano.

Marina è oggettivamente problematica, mentre Chiara dimostra una forza che le permette, a stento, di rialzarsi. Chiara è ancora un po’ adolescente, Marina, invece, deve affrontare una realtà che non ha paragoni con quello che un normale adolescente dovrebbe passare.

Allo stesso modo, Samuel è un timido che trova la propria voce, anche se a stento: la voce di Damiano si sente fin da subito. Damiano è fragile e sensibile e non ha ancora superato il proprio lutto, ma ha un carattere più forte, più reattivo, più oscuro, sia in senso negativo che positivo. Damiano è un antieroe, Samuel è un personaggio in crescita.

E Fiore non è Nano, perché per quanto entrambi amino, rispettivamente, Ludovica e Marina, Nano è pronto a sacrificarsi, mentre Fiore permetterebbe a Saverio di stuprare la sua ragazza senza battere ciglio.

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In realtà Élite ha in comune con Baby l’essere un teen drama, realizzato più o meno bene, come ce ne sono tantissimi altri: da Riverdale a Beverly Hills 90210.

I problemi degli adolescenti, bene o male, sono quelli dalla notte dei tempi e non c’è bisogno di fare riferimento a Gioventù Bruciata o Scandalo al sole per avere la conferma che, da sempre, l’adolescenza è l’età più complicata, a prescindere dal momento storico in cui la si vive.

Baby ed Élite hanno sicuramente delle pecche concrete, ma non hanno molto in comune, a parte i detrattori.

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Written by Bruna Martinelli

Laureata in lingue e letterature straniere, impiegata, moglie e mamma felice. Appassionata di serie tv, viaggi, musica, cucina. Scrivo di tutto, da sempre, per tutti. Non prendetemi mai sul serio, non lo sono quasi mai.

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