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Perché Christian, la nuova serie di Sky, è l’anti Don Matteo

Christian, la nuova serie italiana di Sky, uscirà il prossimo 28 gennaio su Sky e in streaming su Now. Siamo stati invitati all’anteprima stampa organizzata dalla piattaforma per presentare la serie, alla presenza dei membri del cast, dei registi, dello sceneggiatore e delle figure che hanno curato produzione e distribuzione. Da qualche mese Sky ha nuovi canali dedicati a intrattenimento, documentari e naturalmente serie tv e Christian è sicuramente uno dei titoli più interessanti con cui aprire il nuovo anno. Per le serie italiane è un momento di grande fermento e sperimentazione: non solo abbiamo fatto morire il primo medico di Covid-19 in televisione (non eravate in pari con DOC – Nelle tue mani? Aggiornatevi subito), non solo abbiamo fatto diventare i fumetti di Zerocalcare un fenomeno televisivo capace di tenere testa a Squid Game, ora scomodiamo anche la religione con una serie che strizza l’occhio ai supereroi e a Gomorra insieme.

Il cast di Christian è di tutto rispetto e vede nomi prestigiosi nel panorama degli attori italiani: il vincitore del David di Donatello Edoardo Pesce, Claudio Santamaria, Silvia D’Amico, Giordano De Plano, Antonio Bannò, Francesco Colella, Gabriel Montesi, Lina Sastri. La regia è di Stefano Lodovichi, i creatori sono Valerio Cilio, Roberto “Saku” Cinardi e Enrico Audenino. La serie è liberamente ispirata a Stigmate, la graphic novel di Claudio Piersanti e Lorenzo Mattotti edita da Logos Edizioni.

La storia è a metà tra un fumettone di sapore americano e la tradizione migliore della serie gangster con cui l’Italia è conosciuta in tutto il mondo o, come detto in conferenza stampa, un film di supereroi all’amatriciana”. Christian è un picchiatore che vive e lavora nella Città-Palazzo, l’equivalente romano delle Vele di Scampia che fanno da sfondo a Gomorra. Il suo mestiere è picchiare: per conto del boss per cui lavora svolge tutti i compiti più ingrati, soprattutto quello di spaccare facce, nasi e mani.

Come tutti i malavitosi, Christian è semplice ma ambizioso: vorrebbe incarichi di maggiore responsabilità ma il suo capo Lino, elegante e autoritario, non ne vuole sapere. Christian tira avanti facendo il lavoro sporco, contornato da figure che paiono uscite da Accattone di Pier Paolo Pasolini: la madre adottiva Italia, malata di Alzheimer, la vicina di casa Rachele, una prostituta disposta a tutto per una dose, il medico di borgata disilluso e connivente Tomei e gli abitanti del quartiere, povero e abbandonato ma quasi orgoglioso del suo essere un outsider. Quando sulle mani di Christian spuntano misteriosamente due stimmate, che gli consentono di compiere veri e propri miracoli, il bullo di periferia dovrà scegliere se mettere a frutto quel “talento” sovrannaturale o restare fedele alla sua maschera di cattivo.

Durante la conferenza stampa è stato assicurato da tutti i membri del cast che Christian avrebbe stupito fino alla fine: è proprio quello che fa e l’eccitazione di trovarsi davanti un prodotto davvero diverso dagli altri è tanta. In un panorama seriale assuefatto a un linguaggio antiquato, che si preoccupa di intontire i vecchi anziché stimolare i giovani, Christian è una vera sferzata di energia.

Forse, a una lettura superficiale, la serie Sky sembra rifarsi un po’ troppo a quell’immaginario e quell’estetica fumettistica e supereroistica in salsa borgatara che ci ha fatto amare un film recente ma già cult come Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti. E in effetti i presupposti ci sono tutti: non solo lo straordinario Claudio Santamaria, che in Christian interpreta un postulante del Vaticano attirato dalla storia del picchiatore con le stimmate e dai modi decisamente poco ortodossi.

C’è soprattutto, ad accomunare le due opere, una sete di rivalsa del cinema fantasy, sci-fi e gangster italiano, per troppo tempo liquidato come uno sfizio che non potevamo permetterci. E invece possiamo e dobbiamo permettercelo: è giusto portare al cinema e in tv le periferie con un occhio che non sia sempre e solo pietistico o eroistico. Perché lo sguardo di Christian sulle periferie è spietato ma ironico, crudo ma amorevole, grottesco ma divertito, come ha sottolineato Edoardo Leo, che da quelle periferie romane proviene.

Il linguaggio di Christian non è quello delle serie tv da prima serata, rassicuranti e conservatrici, con i preti e le suore sorridenti e familiari. Disturba che un miracolo interessi un picchiatore, un violento, uno che con le mani aveva sempre e solo fatto del male. Allo stesso tempo, Christian non è una critica né tantomeno una satira religiosa: il messaggio cristiano aleggia per tutta la serie, a partire dall’architettura dei personaggi.

Una madre adottiva dolorosa e dall’impegnativo nome di Italia, contraltare di un figlio perduto che non ha mai smesso di cercare di redimere che è forse azzardato accostare alla Madonna. Una prostituta (resuscitata) nei panni di Maria Maddalena, invece, è servita su un piatto d’argento. E le analogie potrebbero continuare: un postulante San Tommaso, un boss Erode ma anche un po’ Pilato e così via.

L’intento di sceneggiatore e registi, dichiarato, era quello di divertirsi nella scrittura e nella direzione di Christian: e se si divertono loro ci divertiamo anche noi, grazie a questo affresco seriale un po’ punk e un po’ gore che riporta Cristo in terra, e rende meno intoccabile persino il finora intoccabile Don Matteo.

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