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Chi è Robert Hansen? Il feroce serial killer citato in American Horror Story

Nella terza puntata di American Horror Story 1984, la psicologa Donna Chambers fa il suo nome nella sfilza di serial killer con cui ha parlato.

Chi era Robert Hansen, anche conosciuto come Butcher Baker?

Nasce a Estherville, in Iowa, il 15 febbraio del 1939, figlio di immigrati danesi, si dedica all’attività di famiglia, una panetteria. Il padre ha modi violenti e tende a reprimere Robert che cresce insicuro e solitario. È un bambino gracilino, incredibilmente timido e affetto da gravissime forme di balbuzie e acne. Quest’ultima, in particolare, gli lascerà segni sul viso.

Non ha nessun successo con il sesso opposto e questo gli fa sviluppare un odio incontrollato nei confronti del genere femminile.

I suoi unici passatempi, in questo periodo, sono la caccia e il tiro con l’arco.

Nel 1957 per un anno presta servizio nell’esercito degli Stati Uniti, poi trova lavoro come assistente istruttore nella scuola di polizia di Pocahontas, sempre in Iowa.

Finalmente conosce una donna che ricambia e nel 1960 la coppia si sposa.

Tuttavia, non è tutto oro quello che luccica, perché a pochi mesi dal matrimonio, Robert viene arrestato per aver dato fuoco alla rimessa di scuolabus di Pocahontas e trascorre 20 mesi in prigione. È in questo periodo che gli viene diagnosticato un disturbo bipolare. Lo psichiatra che lo studia afferma che Robert è affetto da una personalità non sviluppata e ancora infantile ed è ossessionato da un desiderio di rivalsa verso chi lui crede gli abbia fatto un torto.

Non è quindi un caso che la psicologa Chambers di American Horror Story sia affascinata da lui.

La moglie chiede subito il divorzio, ma Robert si risposa nel 1967 dopo essersi trasferito ad Anchorage, in Alaska, e ha due figli. È rispettato dai vicini, anche a causa di alcuni record di caccia che riesce a stabilire.

Negli anni ’70 è ancora coinvolto in piccoli crimini di poco conto, se la cava con una pena irrisoria.

Il 13 giugno del 1983, Robert offre alla 17enne Cindy Paulson 200 dollari per del sesso orale, ma quando la ragazza sale in macchina, lui la minaccia con una pistola e la porta a casa sua, dove la tiene in ostaggio, la tortura e la stupra.

American Horror Story

Riesce a scappare in modo rocambolesco e corre alla polizia. Interrogato, Robert nega tutte le accuse, minimizzando il terrore della ragazza e, incredibilmente, non viene considerato un sospetto serio.

C’è però qualcosa che non va, perché nella zona stanno comparendo diversi cadaveri, tra cui quelli di Joanna Messina e di Sherry Morrow.

Viene stilato un profilo del serial killer: un uomo con bassa autostima, abituato al rifiuto da parte delle donne, che ama tenere ricordi degli omicidi. Con ogni probabilità, l’assassino soffre di balbuzie. Il cerchio intorno a Robert si stringe e gli inquirenti passano al setaccio la sua casa, dove ritrovano vari souvenir dei precedenti omicidi.

All’inizio prova a difendersi, a negare tutto, ma poi passa la colpa alle donne, perché è colpa loro se ha ucciso. Confessa tutto, ossia lo stupro e l’omicidio di almeno 17 donne, di età variabile dai 16 ai 41 anni.

American Horror Story

Tra i suoi capi d’accusa, oltre a quelli più gravi, ci sono anche furto e frode assicurativa.

È un assassino crudele, che fa credere alle proprie vittime di rilasciarle se non apriranno bocca, ma poi inevitabilmente uccide. Mostra le 17 tombe dove ha nascosto i cadaveri: molti di più di quanti ne conoscessero gli investigatori. Tutte le vittime vengono riesumate e i resti consegnati alle famiglie.

La condanna per Robert è inevitabile: 461 anni di prigione, senza la possibilità di libertà condizionale. Muore il 21 agosto 2014 a 75 anni per ragioni di salute non divulgate al pubblico.

In American Horror Story 1984 viene solo menzionato, ma la storia di Robert Hansen merita di essere conosciuta.

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Written by Bruna Martinelli

Laureata in lingue e letterature straniere, impiegata, moglie e mamma felice. Appassionata di serie tv, viaggi, musica, cucina. Scrivo di tutto, da sempre, per tutti. Non prendetemi mai sul serio, non lo sono quasi mai.

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