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La vera storia di David Berkowitz, l’inquietante serial killer di Mindhunter

David Berkowitz è stato uno dei tanti serial killer visti nella seconda stagione di Mindhunter. In una serie tv così piena di omicidi seriali, non ha avuto moltissimo spazio, vediamo quindi meglio chi è.

Berkowitz nasce l’1 giugno 1953, originariamente il suo nome è Richard David Falco. La storia della sua famiglia è quantomai bizzarra. Sua madre, Elizabeth Broder, è di origine ebrea e sposa Tony Falco, un immigrato italoamericano. Non navigano nell’oro, anzi. Dopo nemmeno 4 anni di matrimonio, Tony lascia la famiglia perché si innamora di un’altra donna ed Elizabeth inizia una relazione con un uomo sposato di nome Joseph Klineman. Dà alla luce un bambino che decide di chiamare Richard Falco e, dopo qualche giorno, lo abbandona, probabilmente perché Klineman l’ha minacciata di lasciarla nel caso in cui avesse tenuto il bambino e usato il suo nome.

Il neonato viene adottato da Pearl e Nathan Berkowitz, che abitano nel Bronx. La coppia, anch’essa non ricca, ha un negozio di ferramenta e, fino all’adozione di Richard, non aveva avuto figli. Invertono il primo e il secondo nome del bambino e gli danno il loro cognome.

Per quanto di intelligenza superiore alla media, perde fin da giovanissimo l’interesse per l’apprendimento, preferendo dedicarsi ad attività illecite quali furti e incendi dolosi. I vicini, al contrario del classico “era un bravo ragazzo”, lo definiscono difficile e viziato, un bullo. Viene interpellato uno psicoterapeuta, ma nulla di concreto viene fatto per fermare i comportamenti distruttivi di David.

A 14 anni perde la madre che muore di cancro al seno, il padre si riposa e lui non riesce ad andare d’accordo con la nuova matrigna.

Mindhunter

A 17 anni si arruola nell’esercito e serve in patria e in Corea del Sud. Nel 1974 viene congedato con onore e si riconnette con la madre naturale che gli rivela, finalmente, le sue origini. Il ragazzo è turbato e particolarmente deluso dalle figure paterne sempre poco presenti nella sua vita. Questa rivelazione distrugge la sua identità e, sicuramente, è la prima vera crisi esistenziale che deve affrontare. C’è un vuoto nella sua vita ed è quello lasciato dai tre padri che si sono rifiutati di avere a che fare con lui, in un modo o nell’altro: Falco, Klineman e lo stesso Berkowitz.

È a partire dalla metà degli anni ’70 che iniziano i suoi primi crimini violenti. Siamo alla Vigilia di Natale del 1975: con un coltello da cucina ferisce due donne per strada, una non viene identificata, l’altra è Michelle Forman che, a causa delle ferite, deve essere ricoverata in ospedale.

Il 29 luglio 1976 Donna Lauria, di 18 anni, e la sua amica Jody Valenti, di 19, vengono aggredite nella zona di Pelham Bay del Bronx. Donna viene uccisa e Jody ferita a una gamba, ma non riesce a identificare il killer, fornendo un sommario identikit.

Il 23 ottobre dello stesso anno si ripete un’altra sparatoria che coinvolge Carl Denaro, di 20 anni, e Rosemary Keenan di 18. Sopravvivono, ma Carl riporta ferite gravi. Ancora una volta il killer rimane non identificato.

Fino a ora, nessuno può sospettare di David Berkowitz.

Il killer ha però un chiaro schema d’azione: aggredisce coppie giovani, principalmente donne (Carl Denaro aveva i capelli lunghi e poteva, nel buio, essere confuso con una donna). È la notte del 27 novembre e Donna DeMasi, 16 anni, e Joanne Lomino, 18, stanno rientrando da una serata al cinema. Vengono sorprese sul portico di casa di Joanne da un uomo che spara loro ripetutamente: Donna se la cava con un colpo al collo, ma Joanne, colpita alla schiena, rimane paralizzata.

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Il 30 gennaio del ’77 la 26enne Christine Freund e il suo fidanzato John Diel di 30 anni, stanno per andare a ballare dopo aver visto al cinema Rocky. La loro macchina viene crivellata da tre colpi di pistola: lui si salva, ma lei muore poche ore dopo.

A questo punto, negare l’azione di un serial killer è impossibile.

L’8 marzo la studentessa 19enne Virginia Voskerichian si scontra con un uomo armato e viene uccisa con un colpo alla testa, malgrado il disperato tentativo di difendersi.

Un vicino di casa, uditi gli spari, si getta in strada, scontrandosi con un ragazzino tra i 16 e i 18 anni, basso, sbarbato. Sta fuggendo proprio dalla scena del crimine. È il primo faccia a faccia diretto con il killer. A questa lista si aggiungono Alexander Esau e Valentina Suriani, giovanissimi e uccisi a colpi d’arma da fuoco il 17 aprile.

Come il BTK (che in Mindhunter viene associato a Berkowitz), anche lui ama farsi notare e lascia lettere accanto ai corpi delle vittime e al capitano della polizia di New York. È qui che si firma per la prima volta Son of Sam“.

Intanto, continua la sua attività di aggressore e il 26 giugno spara a Sal Lupo e Judy Placido che, malgrado le ferite, riescono a sopravvivere. Anche in questo caso, le vittime non vedono il loro aggressore. Poi tocca a Stacy Moskowitz e Robert Violante che si stanno baciando in macchina: Robert perde un occhio e Stacy la vita. Questa volta, le cose vanno però diversamente e Berkowitz viene notato da una testimone, perché sta rimuovendo una contravvenzione da una vistosa auto gialla parcheggiata proprio sulla scena del crimine.

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Il figlio di Sam di Mindhunter

La macchina viene perquisita e si trova la pistola, mappe delle zone delle sparatorie e una nuova lettera. Il cerchio si stringe intorno a lui, che viene infatti arrestato il 10 agosto. Confessa tutto in mezz’ora. Inizialmente, come si vede in Mindhunter, finge di aver ucciso sotto un’influenza satanica, ma la verità viene presto a galla.

Riceve una condanna a sei ergastoli, in tempi relativamente brevi.

In prigione si dedica al satanismo, poi si converte al cristianesimo evangelico. Gli viene negata la libertà per buona condotta, potrà richiederla nel 2020. È tutt’ora incarcerato al Shawangunk Correctional Facility nello stato di New York.

In Mindhunter è interpretato da Oliver Cooper, reso praticamente irriconoscibile dal trucco e dalle protesi per farlo assomigliare al serial killer che uccideva giovani ragazzi a colpi di pistola (uguale al vero proprio come gli altri).

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Written by Bruna Martinelli

Laureata in lingue e letterature straniere, impiegata, moglie e mamma felice. Appassionata di serie tv, viaggi, musica, cucina. Scrivo di tutto, da sempre, per tutti. Non prendetemi mai sul serio, non lo sono quasi mai.

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