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American Horror Story – Cult 7×04: lo straordinario potere della paura

American Horror Story
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La paura è incredibile. Ci toglie il fiato, annebbia la nostra mente, ma è anche una forza che, se usata nel modo giusto, può portarci a raggiungere quello a cui teniamo di più. E in questa puntata di American Horror Story vediamo i protagonisti fronteggiare le paure a testa alta, dopo averle evitate, negate, sopravvalutate.

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Cominciamo da Harrison, il gay represso sposato con la borghesuccia Meadow; vessato dal suo capo, un Big Jim titolare della palestra in cui lavora, instaura un rapporto speciale con un suo cliente davvero particolare, un ragazzo misterioso, deciso e dai capelli blu. Il nostro Kai riesce a fare breccia nelle sue insicurezze, e da lì al plagio il passo è breve. Le angherie subite diventano terreno fertile in cui piantare il seme della rivalsa, e con Kai al suo fianco Harrison compie il crimine che tutti noi sogniamo: schiacciare il capo con un bilanciere, smembrarlo sotto la faccia attonita e rassegnata della moglie, buttarlo in una discarica.

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Poi vediamo Kai compiere la sua magia con Beverly, giornalista nera che lotta ogni giorno con la discriminazione e le smancerie della collega bianchissima e spregiudicata, che non si fa problemi a vendersi per fare carriera. Kai riesce a leggere dentro l’anima di questa donna, e quello che vede lo galvanizza: tanta rabbia, tanto odio, ma anche tanta insicurezza e voglia di rivincita. Tantissima solitudine. Per Kai queste sono vitamine per la sua anima da leader psicopatico e aspirante dominatore del mondo; il suo braccio armato compie la vendetta che Beverly non poteva nemmeno pronunciare, sbudellando in diretta la sua rivale.

Sì perché ormai è chiaro che i misteriosi e inquietanti clown rappresentano gli esecutori materiali di quell’ordine che Kai vuole riportare nel mondo; e vedendolo tracciare sul vetro appannato la sagoma della faccina sorridente con cui abbiamo imparato a familiarizzare ci sentiamo ancora più certi del fatto che il suo potere da burattinaio è sconfinato, inarrestabile, irresistibile.

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Che nessun personaggio di American Horror Story sia totalmente innocente, ormai, l’avevamo capito; ma vedere coi nostri occhi l’irreprensibile, giustizialista, colta ed etica Ivy compiere un sequestro di persona, spinta dalla foga di un’altra grande trascinatrice di folle come Winter, è un bel colpo. I due fratelli la manipolazione ce l’hanno nel sangue, e gli stilemi del femminismo integralista di cui Ivy e Winter si riempiono la bocca non c’entrano nulla: loro, come tutti gli altri, sono assetate di sangue. L’intervento di Kai serve solo a gettare benzina sul fuoco, e il sacrificio estremo compiuto dal malcapitato repubblicano, reo di aver “afferrato per la vagina” un’indispettita e vendicativa Ivy, ci suona come una punizione dai toni biblici:

Se la tua mano ti scandalizza, tagliala e gettala lontano.

Un sacrificio che serve a ripagare una coscienza sociale falsata da un maschilismo e un oscurantismo imperante, ma che non libera il suo esecutore dall’ignoranza; noi sappiamo che quell’uomo, apparso all’inizio di questa puntata di American Horror Story, voterà per il buio, per l’uomo forte, per Trump.

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Questa puntata di American Horror Story è cruciale per definire alcuni personaggi: l’apparentemente calma e razionale Ivy mostra dei lati di sé che mal coincidono con quelli di mamma e donna d’affari responsabile. Kai appare sempre più come un personaggio infinitamente più complesso del razzistello bifolco e ignorante che ci era sembrato nella prima puntata. La mossa geniale di Ryan Murhpy nel tratteggiarlo come qualcosa di più profondo, indefinibile, profondamente vero, viene ripagata dalla superba recitazione di Evan Peters, sempre più bravo e vera calamita per lo spettatore.

E infine, ultima ma non meno importante, Ally: il momento del voto, quando siete solo tu e la scheda bianca, rivela chi sei. E Ally ha paura, paura di sbagliare, e pure con questa consapevole paura, consapevolmente sbaglia. Il suo voto a Jill Stein, questa piccola ma cruciale menzogna, segna per lei l’inizio della fine. Il resto, come si dice, è storia. O meglio: il resto è American Horror Story – Cult.

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Un saluto agli amici di American Horror Story ITALIA

Written by Giulia Vanda Zennaro

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