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Ode a quel genio sovversivo di Ricky Gervais

ricky gervais

Se nel 2020 non conoscete Ricky Gervais probabilmente avete vissuto sotto una roccia, e sicuramente a quella roccia non piaceva il black humour.
Nato a Reading, il 25 giugno del 1961, questo camaleontico showman ha sovvertito qualsiasi preconcetto si potesse avere per un personaggio pubblico.

È difficile inquadrare Gervais, perché è un uomo che è riuscito a portare avanti e incrociare tra di loro una miriade di carriere. Se parli di lui in quanto comico devi parlarne anche in quanto attore. Se ne parli in quanto cantante devi anche menzionare il fatto che sia un produttore, nonché regista e sceneggiatore.
Ricky Gervais ha vissuto la sua vita basandosi sulla sola politica dell’osare, e questo gli ha permesso di farsi un nome in qualsiasi business lui abbia intrapreso.

Mai tirarsi indietro

ricky gervais

Per qualcuno che fa stand-up comedy dalla fine degli anni ’90 potrebbe succedere di finire gli argomenti da trattare. Beh, non se sei Ricky Gervais. Perché per lui gli argomenti di cui parlare sono semplicemente tutti quelli esistenti.

Che fosse una battuta su un’etnia, religione, reato, credenza popolare, orientamento sessuale, fatto o personaggio storico lui non si è mai limitato. O meglio, durante il suo spettacolo ha comunque scherzato sulla cosa.

Uno dei discorsi che Gervais ha affrontato di più nel corso degli anni, tra spettacoli e interviste è la sua scelta di essere ateo. E ciò che stupisce lo spettatore in ascolto è la sua capacità di bilanciare ironia e discorsi seri e ragionati senza mai eccedere in nessuno senso anche in un argomento così delicato.

Perché, come ha ribadito più volte nella sua carriera, la comicità è il carburante della vita. È quello che può darti la forza di superare un momento buio o difficile, e come è noto a molti, i comici non sono esenti da queste situazioni.
La sua idea non è un semplice prendere tutto alla leggera, quanto più il sostituire il ricordo negativo di qualcosa con una battuta o uno scherzo che associno un briciolo di felicità a quel momento.

Ed è una filosofia che, con molto cinismo e crudezza, ha voluto inserire anche nel suo più recente prodotto.

After Life è Ricky Gervais che interpreta se stesso

La storia di un uomo depresso, la cui vita perde di senso dopo che sua moglie muore per un tumore.
Uno dei peggiori scenari possibili che una persona possa affrontare nella vita è la base da cui Ricky Gervais ha voluto sviluppare il proprio prodotto.

E non solo perché un personaggio così prosciugato dalla voglia di vivere si incastra perfettamente nel ruolo del cinico bastardo in grado di usare l’ironia del comico durante la vita di tutti i giorni.
Quello che Ricky Gervais vuole dire attraverso After Life è che se anche un uomo in quella situazione può scherzare sulle proprie condizioni e sentirsi un po’ meglio, allora chiunque è in grado di farlo.

E allora ancora una volta si vede la sfrontatezza di un uomo che, per essere così convinto di questo, deve averlo vissuto in prima persona. Perché quando parla al pubblico sembra non abbia mai nulla da perdere.

I Golden Globe come specchio del mondo

Che siano questi i suoi spettacoli personali o un palco come i Golden Globe, a lui non importa assolutamente nulla del contesto. Se pensate che una battuta sarebbe fin troppo spinta per essere detta in quella circostanza, come magari quella su un recente suicidio nel campo del cinema… vi sbagliate.
L’ultima apparizione ai premi cinematografici e televisivi dell’uomo è stata magistralmente sublime. In un monologo di apertura da prendere, trascrivere e incorniciare, Gervais ha affrontato alcuni dei temi più caldi e importanti del mondo moderno.

Ha parlato di Greta Thunberg e del cambiamento climatico, del classismo nel mondo del cinema, del razzismo e della discriminazione razziale ad Hollywood, dello schiavismo minorile in Asia, del terrorismo, dell’ipocrisia umana di fronte a un possibile guadagno, della pedofilia, del suicidio. E quello che qualsiasi altro presentatore avrebbe potuto discutere sotto forma di discorso serio e struggente, lui lo ha reso una serie di battute e frecciatine a chiunque si trovava di fronte. E nonostante abbia parlato di questa serie di argomenti orribili, è riuscito a lasciare gran parte del pubblico con un sorriso.

Vedere personalità del calibro di Robert De Niro, Martin Scorsese, Leonardo Di Caprio, Scarlett Johannson, Meryl Streep, ridere a battute che molti riterrebbero (e ritengono) offensive dimostra ciò che Gervais è diventato oggi. Una realtà che ha creato un movimento di apertura mentale. Nelle battute ai Golden Globe vedi i “forti” ridere di se stessi, qualcosa che decenni fa sarebbe stato inimmaginabile. Ricky Gervais ha creato una vera e propria evoluzione nel concetto di comicità anche in America, ed è riuscito a farla arrivare a ogni ceto sociale.

Nel piccolo schermo

Afterlife

Ma Ricky Gervais non è solo comicità, è molto altro. Perché se nella sua filmografia lo vediamo apparire in una trilogia come Una Notte Al Museo, è nel mondo degli show televisivi che abbiamo imparato ad amare l’uomo oltre al comico.

Indimenticabile, per un motivo o per un altro, il suo ruolo in The Office. No, non quello statunitense che conoscerete tutti con protagonista Steve Carell, nel quale si è ritagliato comunque un piccolo cammeo. Bensì la sitcom britannica dalla quale è nato il remake, andata in onda due anni prima della sua controparte a stelle e strisce.

Grazie a Netflix abbiamo potuto assistere nel 2018 al suo più recente spettacolo comico, Humanity, a quasi 8 anni di distanza dal precedente, in cui il comico ha dato il meglio di sé dimostrando di avere ancora tanto di cui poter parlare, come confermato poi anche negli anni successivi.

Del resto After Life ha riscosso un enorme successo al suo rilascio su Netflix (trovate la recensione qui) tanto da arrivare a essere rinnovata per una seconda stagione dalla piattaforma. Una scelta che, come ormai tutto ciò che riguarda l’uomo, ha tirato su un polverone chiedendosi se fosse necessario o meno continuarla. E noi, senza certezze alla mano, possiamo semplicemente affidarci alla speranza. Perché se c’è un uomo che sa uscire da qualsiasi tipo di polemica facendo ricredere il mondo, quello è Ricky Gervais.

Leggi anche – Ricky Gervais: come sarebbe andata se avesse condotto lui gli Oscar 2020

Written by Luca Siracusa

20 anni anagrafici, 80 percepiti. Sguardo critico ai tecnicismi e cuore di pietra; se qualcosa ha fatto piangere me, farà sicuramente crollare voi! Il membro del cast più anziano è quasi sicuramente il mio preferito, se interpreta un ruolo politicamente scorretto ancora di più.
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