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Wolf Like Me – La recensione della nuova, surreale dramedy di Prime Video

Wolf Like Me è il nuovo gioiellino presente nel catalogo sempre più corposo di Amazon Prime Video. Composta da sei episodi che si lasciano guardare tutti d’un fiato, l’opera vede Josh Gad e Isla Fisher (I Love Shopping) nei panni dei protagonisti. Ad Adelaide, una cittadina dell’Australia, vivono Gary (Josh Gad) e sua figlia Emma di undici anni. Padre e figlia si sono trasferiti in Australia dopo la morte di Lisa, madre di Emma e moglie di Gary.

Emma è una bambina problematica, soffre di attacchi di panico e non ama particolarmente il dialogo. Trascorre, infatti, le sue giornate da sola e l’unico a cui confida i suoi malesseri è il suo pupazzo a forma di lupo che le dorme accanto. Gary non riesce, con le sue solo forze, ad aiutare la bambina e decide quindi di chiedere aiuto ad uno psichiatra. La vita sembra proporre la classica e noiosa routine a Gary e Emma, fino a quando padre e figlia hanno un incidente stradale. A tamponarli è Mary (Isla Fisher), una donna bizzarra e ambigua, ma unica: riesce infatti a tranquillizzare Emma durante uno dei suoi attacchi di panico, come nessuno era riuscito a fare prima di allora. Per Gary è una sorta di miracolo, un’illuminazione. Sarà lei la donna della sua vita? Se la risposta è affermativa, l’uomo dovrà fare i conti, però, con un segreto inaspettato. Mary è un Lupo Mannaro. Che amore sarà quello tra un uomo e un lupo?

Wolf Like Me procede raccontandoci questo rapporto anormale e strampalato attraverso le emozioni e le sensazioni dei protagonisti.

Lo show di Prime, sganciandosi da un tono puramente fantasy, compie un’operazione magistrale: parlare di amore e accettazione senza appesantire lo spettatore. L’opera non piacerà solo agli orfani di Twilight, o a quelli di Santa Clarita Diet (che in parte ricorda), ma a tutti gli amanti delle relazioni interpersonali. Perché Wolf like me è prima di ogni cosa, un tributo alla forza dei sentimenti. Grazie alla breve durata degli episodi, all’’alternanza tra dramma e dark humor, la storia risulta veloce e godibilissima.

Avremo modo di conoscere Mary, una donna sola e in conflitto che combatte i suoi stessi demoni. Una donna costretta a fuggire ad ogni luna piena per non uccidere i suoi cari. Ella vuole amare, ma non può. Sa che finirebbe per far del male a Gary, come quando sbranò il suo ex marito durante una notte crudele. Ma Mary è anche una persona che vuole mettersi in gioco, pronta a superare le sfide che la vita le pone. Riuscirà ad affezionarsi a qualcuno e a condividere il suo segreto?

Gary, invece, è un uomo distrutto dalla perdita di sua moglie. È un uomo provato da uno dei mostri più brutali della storia. Non un lupo, ma qualcosa di più astratto come il lutto e la sua difficile elaborazione. Come si fa a perdonare la vita quando quest’ultima ti toglie la persona a te più cara? Come si può amare una donna quando hai già amato con tutto te stesso qualcun’altra?

La risposta è dietro l’angolo e ce la offre Wolf Like Me. Soltanto insieme. Soltanto insieme agli altri possiamo esorcizzare e sconfiggere i tormenti, il dolore. Gary e Mary dovranno provare a convivere con le loro paure e i propri cocci per rompere la fortezza in cui si nascondo. Ma dovranno farlo insieme. 

Gary dovrà accettare la doppia natura di Mary cercando di farla integrare il più possibile nel suo mondo. Mary dovrà, invece, controllare e limitare la sua sete di sangue umano.

I due, insieme alla piccola Emma, finiranno per formare una famiglia sensibile e comprensiva. Sarà proprio Emma a beneficiarne di più. Divenuta orfana troppo presto, la bambina sembra avere una particolare simpatia per Mary, quasi come se avesse bisogno dell’affetto materno per disinnescare le bombe dell’ansia. Quasi come se l’ansia avesse paura degli affetti. 

Supportata da una piacevole scrittura, l’opera di Prime è una favola sospesa tra fragilità e imperfezione. Non è solo il racconto capovolto della Bella e la Bestia, ma un’analisi attenta a temi esistenziali: la morte, la vita, le scelte e le possibilità. Ciò che rende questa serie piacevole è anche l’alchimia perfetta tra i due attori protagonisti. Josh Gad e Isla Fisher ci hanno regalato un’ottima prova di interpretazione a cui ci siamo affezionati episodio dopo episodio.

Tra un pezzo dei Queens of the Stone Age e un tramonto australiano, l’opera ci ricorda che la fragilità non è un peccato. “Beati quelli che hanno crepe, perché lasciano entrare la luce” diceva Groucho Marx e questa citazione introduce lo spettatore alla serie. Dall’inizio alla fine, dalla fine all’inizio Wolf Like Me mischia l’elemento fantasy alla dramedy senza alterare lo sviluppo coeso della storia. È proprio questo mix a regalarci una serie originale e fuori dagli schemi, con una trama che in un certo senso si discosta da tutto ciò che siamo abituati a vedere. 

Probabilmente non ci sarà una seconda stagione di Wolf Like Me e dopo il frettoloso finale ne siamo dispiaciuti. L’opera avrebbe potuto raccontare meglio le origini e la trasformazione di Mary, senza lasciarci con qualche domanda di troppo. Comunque noi sentiamo di consigliarla per il modo in cui leggerezza e dolore si sovrappongono o per la peculiarità con cui è trattato il tema dell’accettazione di sè. Siamo tutti alla ricerca di comprensione e normalità, ma quanto siamo disposti a pagare per ottenerle? La serie ci pone questa domanda e noi aspettiamo che la luce entri anche nei momenti di buio

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