in ,

#VenerdiVintage – Le 10 sigle dei cartoni animati più tristi di sempre

sigle

I brandelli di rottami che sono i ricordi ci aiutano a colmare una valigia altrimenti vuota, da trascinare, talvolta faticosamente, lungo lo sterrato pavimento delle esperienze. I ricordi non necessitano di essere rimarginati, come invece richiedono le storie che li causano. Una delle porte della percezione più capienti che esista per noi, sono le melodie. Queste amplificano, con la propulsione dell’emozione, la loro potenza evocativa quando associate ad immagini affabili di cui siamo spettatori nei momenti di maggior innocenza e predisposizione, pronti a cogliere l’essenziale: da bambini. É questo il motivo per cui non avremo mai bisogno del Tardis di Doctor Who, dell’isola di Lost, o del Corvo a tre occhi di Bran, per viaggiare nel tempo; i sensi sono sufficienti. I cartoni animati, e le loro sigle, fanno il resto.

La verità, tuttavia, è che non sapere se ridere o piangere è una situazione ritenuta idonea solo ad uno studente che si addentra nella calda stagione con le aspettative della sessione estiva.

Di certo, non dinanzi alle sigle dei nostri cartoni animati preferiti, molte delle quali hanno ispirato il lato tormentato e traumatico dei cantautori che le hanno composte, prendendosi il prepotente diritto di trasmettere alle ingenue generazioni a venire le turbe recondite dei protagonisti dei cartoni in questione, impedendoci di ricordare molti motivetti senza doverne canticchiare versi da film di Nicholas Sparks!

È anche grazie a questa tristezza insita in loro che ricorderemo queste sigle con un sorriso.
Tristezza ed allegria in una sola melodia, come un presente che non smette mai di passare, perché piangere è facile quasi quanto ridere.

Queste sono 10 delle sigle più tristi dei cartoni animati.

 

1. Dolce Remì

“Di casa non ne hai, ma tre amici ce li hai. Senza cena, però che allegria. Tu non hai un tetto su te, basta però un ponte per voi.

Se scarnifichi una propaganda politica e ne distilli le ridondanti promesse, questa sigla è il risultato del contenuto.
Fidatevi, non avete bisogno di un tetto ed una cena: basta un ponte per voi.

Written by Vincenzo Bellopede

Vincenzo, studente di psicologia.
Cresciuto a pane e Sartre, accompagnando con sbornie da prelibato nettare di Lynch.
Come disse il primo, gli oggetti sono cose che non dovrebbero commuovere in quanto non vive. Eppure lo fanno.
Se anche le parole riescono in questo, l'obiettivo di chi scrive è stato orgogliosamente raggiunto.

Zoey

#VenerdìVintage – Ma Zoey 101 l’ho visto solo io?

kebab for breakfast

#VenerdìVintage – Che fine hanno fatto gli attori di Kebab for Breakfast?