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Un inno al bisogno di chiedere aiuto. Perché sì, Tutto Chiede Salvezza

Tra le serie più intense e toccanti dell’ultimo periodo c’è la produzione Netflix Tutto Chiede Salvezza. Viene narrata la storia di Daniele, interpretato in maniera divina da Federico Cesari, uno dei prospetti più interessanti tra i giovani attori emergenti italiani. Daniele, dopo aver avuto uno scatto d’ira, viene sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio (TSO) e deve, dunque, trascorrere 7 giorni in un reparto psichiatrico. Un’esperienza che cambierà per sempre la sua vita.

La serie, prodotta da Netflix, è tratta dall’omonimo romanzo di Daniele Mencarelli, basato tra l’altro su un elemento autobiografico perché lo stesso autore ha subito un TSO in gioventù. Con una delicatezza fuori dal comune Tutto chiede salvezza affronta il tema della malattia mentale ma non concentrandosi tanto sulle problematiche che questa può comportare o su elementi analitici di tale condizione. Bensì gettando uno sguardo più generale alla condizione umana e a quell’innato bisogno di salvezza che in tutti, prima o poi, si manifesta nei modi più disparati.

ATTENZIONE: L’articolo da qui in avanti contiene SPOILER su Tutto chiede salvezza

La metafora e la ricerca

Per comprendere bene il messaggio profondo e salvifico che si cela dietro la serie Netflix dobbiamo partire dalla fine. In particolare dalla scena del funerale di Mario, quando Daniele pronuncia la frase iconica che dà il titolo alla serie. È una frase che il ragazzo, interpretato da Federico Cesari, ha rincorso per tutta la narrazione. L’ha cercata per completare la sua poesia, quello scritto che tanto era piaciuto a Mario e che, pronunciandolo tra le fredde mura di una chiesa vestita a lutto, si lega in eterno al ricordo dell’amico scomparso e più in generale a un senso di fine delineato con sempre maggiore nitidezza.

La frase e la poesia sono la metafora di qualcosa di più grande. La ricerca non è tanto stilistica o contenutistica, ma è esistenziale. Completare quello scritto, per Daniele, significa trovare un senso non solo alla sua esperienza nel reparto, ma alla sua intera vita, e pronunciare la poesia al funerale di Mario vuol dire dare forma a quella scoperta, diffondere il proprio messaggio. Un inno, vero e proprio, alla salvezza, a quel bisogno che Daniele ha cercato di soddisfare in ogni modo, a quella risposta che il ragazzo ha finito per ottenere nel reparto psichiatrico di un ospedale.

Tra la follia Daniele ha trovato le risposte che cercava, in quel luogo di apparente abbandono si celava la salvezza e serviva una rottura traumatica per trovarla. Possiamo leggere anche in chiave epica il viaggio di Daniele, una sorta di discesa psichica negli inferi, nei meandri più bui della malattia mentale, da cui però il ragazzo ne emerge con una nuova conoscenza. Ma non è un atto di forza, bensì di debolezza. È la scoperta che nella vita Tutto Chiede Salvezza.

Follia e salvezza: i due lati della stessa medaglia

Ma quindi in cosa consiste la salvezza? E in cosa la follia? Perché la debolezza è la consapevole scoperta che Daniele fa col suo percorso? La potenza di Tutto chiede salvezza sta nella capacità di ribaltare determinati preconcetti di base. “Siamo più matti noi o il mondo che c’è fuori?” dice Federico Cesari e noi non possiamo che fare eco alla sua domanda. La serie restituisce uno spaccato della malattia mentale, ma non come condizione clinica, bensì come ombra pronta a nascondersi in ogni dimensione dell’aspetto umano.

Disagio psichico, depressione, attacchi di panico, scatti di rabbia: non è un elenco di “malattie mentali” capaci di suddividere il mondo in sani e malati, in pazzi e normali, ma è una lista di insidie e di condizioni che sono insite nell’essere umano. La malattia mentale non è un mostro grande e spaventoso, ma è un essere invisibile e sinuoso, pronto a strisciare in ogni momento nei più bui anfratti della mente umana.

Di conseguenza, cosa sono la follia e la salvezza? Sono espressioni speculari della condizione umana. Perché le situazioni di difficoltà possono far passare per folli, l’espressione di quel male latente descritto in precedenza può far esplodere una situazione, ma poi da lì c’è la rinascita. Il segreto per raggiungerla è saper chiedere aiuto, come ha fatto Daniele, che nel reparto psichiatrico ha trovato la sua salvezza.

Tutto chiede salvezza
Tutto chiede salvezza (640×383)

La salvezza di Daniele

Il percorso del personaggio interpretato da Federico Cesari nella serie Netflix è in questo senso esemplificativo. Il male si palesa con quello scatto d’ira che porta il ragazzo ad aggredire suo padre. Allora sopraggiunge la cosiddetta follia, il TSO e la vita nel reparto psichiatrico. Da lì però comincia la corsa, simboleggiata dalla frase e dalla poesia, alla ricerca della salvezza. Nell’ospedale il ragazzo rimette insieme i pezzi della propria vita e riesce a farlo solo quando riconosce le sue debolezze. Quando si decide a chiedere aiuto, Daniele inizia la propria risalita e ottiene la salvezza che cercava tramite il ritrovamento della famiglia.

Questo cammino si articola per gradi: Daniele trova nel reparto psichiatrico la famiglia del presente, i “nuovi fratelli” che hanno condiviso con lui la vita in ospedale. Tramite questa nuova consapevolezza ritrova la famiglia del passato, i genitori e i fratelli con cui ha rischiato di compromettere ogni rapporto. Infine, nell’ospedale trova anche la famiglia del futuro, con Nina e con la forza di dire addio, finalmente, ai vizi del passato.

La salvezza per Daniele è arrivata tramite il suo grido disperato di aiuto. Quello scatto d’ira rappresenta la richiesta, poi quando il ragazzo si apre agli altri, accoglie il loro aiuto, la salvezza piano piano gli si concretizza davanti agli occhi e infine arriva, sotto forma metaforica e pratica.

Niente paura, perché Tutto Chiede Salvezza

La forza della serie Netflix sta quindi in questa resa salvifica del grido d’aiuto. Il particolare il punto di vista con cui viene affrontato il tema della malattia mentale è il segreto dell’efficacia della produzione con Federico Cesari. L’accento non viene messo sul trattamento della malattia mentale o sulla descrizione della vita nel reparto psichiatrico, bensì nella dimostrazione che, quando si vivono delle difficoltà, bisogna chiedere aiuto.

Così è possibile salvarsi. Riprendiamo un attimo il viaggio di Daniele: abbiamo detto che la sua discesa negli inferi è una necessità di essere supportato, perché il suo percorso è tutto un disperato grido di aiuto. La vera forza, però, è nel saper riconoscere le proprie debolezze, capire che la salvezza non sempre viene dall’interno e spesso si lega a una forza esterna. Daniele lo ha capito e Tutto chiede salvezza cerca di veicolarlo all’intero pubblico. Quando ci si trova in difficoltà, non bisogna avere paura di chiedere aiuto per essere salvati.