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The Walking Dead 6×07 – E ora?

The Walking Dead
The Walking Dead

E colpo di scena fu.
Tripudio, lacrime e petto gaudioso: Glenn è vivo!
E importa tanto che sia scivolato sotto il pavimento della fiction?
Beh, fatevene una ragione, Glenn è vivo e va bene così!
D’altronde la 6×7 lo dice dal titolo ‘Non lasciare che muoia’! Le preghiere strappalacrime dei fan hanno funzionato e così gli autori sono stati buoni…ma
The Walking Dead è come il killer pazzo, quello che passa la lama sul collo, quasi l’accarezza…ma in quel momento non ha voglia di affondare il colpo. Aspetta la scossa, cinica, veloce, inaspettata.  Il ‘genio criminale’ di Kirkman è astuto e saprà quando colpire. E fare male.
Statene certi.

L’episodio inizia con quella caduta che ha tenuto sulle spine per giorni. La flebile voce ‘grazie’ e il colpo dello sparo, il salto nel tritacarne in slow-motion si assestano nell’effetto scenico che stacca sugli occhi sbarrati di Nicholas, morto divorato dagli zombie ma che facendo da scudo a Glenn col suo corpo di fatto lo salva.
E Glenn, che riesce a sgattaiolare sotto un cassonetto, sporco come se riemergesse da un ‘oltreterra’, guadagna la salvezza divincolandosi e difendendosi con tutte le forze da mani e bocche vaganti che tentano di azzannarlo in tutti i modi.

Passa la notte, e la luna guarda, e forse il suo flusso e quello del vento, i rumori delle cose, la mancanza di luce, attraggono i vaganti fuori dal luogo e, piano piano, come ballerine di un carrillon, se ne vanno.
Glenn è solo morto di paura. Con tutta la tristezza che aveva suscitato la sua morte parsa scontata.
E mentre fedelmente Maggie resta vigile in attesa del suo ritorno, il povero Glenn, dopo tutto il tempo passato nel nascondiglio, è disidratato ed è una piccola Maggie che gli viene in soccorso: Enid è rifugiata proprio in una casa adiacente al cassonetto, non si sa perchè, e probabilmente non lo sa neanche lei.
E così in una sorta di ‘anticipo’ su quel che gli toccherà, Glenn si ritrova già a fare il padre. Certo un pò più cresciutella la bambina, ma in linea su quello che può essere un’adolescente che ha perso i genitori in un’apocalisse zombie. La sigla JSS e il camioncino rosso che porta via con sè, stanno proprio ad indicare l’indole ancora da fanciulla della bambolina Enid. Che però nel frattempo ha anche il coraggio di puntargli una pistola contro per capriccio…
Per fortuna Glenn ha pazienza e ci sa fare con le donne e alla fine la convince a tornare a casa verso Alexandria.

Per strada, raccogliendo i palloncini messi in precedenza per fissare i punti di riferimento, ne gonfiano degli altri, sino ad arrivare davanti alla comunità dove però si trovano di fronte all’atroce scoperta: Alexandria è assediata dagli zombie.
‘Il mondo sta provando a morire’

The Walking Dead
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Enid, con i palloncini attaccati allo zaino come se tornasse dal luna park, manifesta così la sua paura e tutto il suo disorientamento ma Glenn ribatte con quello per cui ha sempre combattuto, l’input inesauribile che ha sempre sostenuto e allo stesso tempo lo sostiene,  facendo di lui uno dei personaggi più positivi ed importanti di questa serie. Input che è anche e soprattutto il fulcro di questo episodio: ‘Non dobbiamo lasciare che il mondo muoia’
L’unico obiettivo nella vita delle persone sopravvissute all’apocalisse, a questo punto, non può essere che questo.
La visuale di Alexandria circondata è quella dal di fuori che vediamo attraverso Enid e Glenn, mentre sappiamo che Daryl, Sasha ed Abraham stanno tornando anche loro alla base.
Ma all’interno, della base?
L’interno della base è l’altra traccia narrativa di questo episodio. L’interno è Alexandria che, tra le sue varie personalità, i molteplici volti dei personaggi e le loro espressività variegate, le loro reazioni, contiene luci ed ombre.
Alexandria è la comunità che si compatta, è Rick con la luce del giorno che si arma questa volta di buona volontà, testa sotto a fare ‘ciò che va fatto’, da vero leader dà l’esempio che induce anche uno degli uomini della comunità a dare una mano, in un quadro che sancisce in effetti un’accettazione definitiva da parte degli ‘alexandrini comuni’ nei suoi confronti.  ‘All’inizio ci avevi terrorizzato’ si confida l’uomo. Ma di fatto è un’investitura di fiducia.

Ma c’è anche una Alexandria tesa, che suda incertezza, tormento silente, e soprattutto nasconde qualcosa. E lo vediamo nella figura di Morgan, appeso tra il suo ‘segreto'(il wolf prigioniero) e la dottrina Eastman che a tratti vacilla. C’è tutto il ‘circolo maggiore’ a metterlo un pò spalle al muro. Rick, Carol, Michonne tentano, ognuno a suo modo, di far capire a Mister Jones quanto sia rischioso in alcuni casi attuare così integralmente il suo comandamento esistenziale per cui ‘tutte le vite sono preziose’ e ‘tutte le persone possono cambiare’
Il più netto, come al solito, è Rick. Davanti a un Morgan sempre più incerto ‘non so cosa sia più giusto ormai’ tutto il castello incantato della sua linea di pensiero viene fatta a pezzi in un istante, semplice semplice ‘Cavarsela adesso…pensi davvero di poterlo fare senza sporcarsi le mani di sangue?’
Morgan a questo punto non può che rifugiarsi in un ‘non lo so’ che sa tanto di sconfitta ai buoni propositi.
Ed in effetti appare alquanto fumoso e sgangherato il discorso della catena umana che preservandosi a vicenda si assicura la continuazione della vita perchè è abbastanza lampante che possa essere in egual modo anche l’esatto opposto.
Ma un fondo di verità comunque c’è.

Alexandria però è anche attenta, sotto gli sguardi radar di Carol, a cui non sfuggono i movimenti proprio di Morgan che coinvolge Denise per curare il wolf segregato e ferito. La ‘poliziotta’ Peletier intuisce qualcosa di poco chiaro e seguendo i due scova il posto del clandestino inconfessato creando un primo ponte di suspense.

Alexandria, vediamo, è anche piena di buona intenzioni, come quelle di Padre Gabriel che vorrebbe ricreare un luogo di preghiera mettendo i manifestini, anche se Rick, lapidario, glie li straccia subito, come quando il prete provò a dire una cosa ma fu stoppato immediatamente. Insomma continua la ‘gag’ tra i due.
Alexandria è anche ‘bizzarra’ se vogliamo, come quando Spencer si mette a giocare al trapezista sopra una mandria e viene salvato non con poche difficoltà facendo imbestialire Rick che infatti ‘cazzia’ tutti e alla fine si becca anche l’esilarante dito medio di Tara.

E per un Alexandria che scherza col fuoco ce n’è un’altra che si allena a spegnerlo. Vediamo una super Rosita col cappellino alla Fidel, addestratrice di machete e di tecniche antizombie, strigliare in malo modo il fifone Eugene tenendo un discorso esemplare e incredibilmente loquace e motivazionale: ‘Cos’è che ti terrorizza tanto? (morire, ad esempio?) Morire è semplice, tutto si ferma, sei morto! Le persone accanto a te che muoiono, è quello il difficile. Perchè tu continui a vivere sapendo che loro non ci sono più e tu sei ancora qui. Quello di cui dovresti aver paura è vivere sapendo che non hai fatto il possibile per tenerle in vita’
Così parlò capitan Espinoza, e non c’è che dire è un discorso che ‘spacca’, è il discorso che racchiude come nel titolo il significato di questa puntata: non lasciare che muoia. Mai nessuno vicino a te, affinchè possa farlo anche lui con te. E’ questo il vero valore che unisce e preserva la vita tenendosi insieme l’uno con l’altro.

E sempre Alexandria si mostra anche ‘studiosa’, con Michonne che si impegna a capire le ‘mappe di espansione’ che le consegna la ritrovata Deanna, ridipinta di verve e furore futuristico dopo la crisi passata. E ancora collaborativa, come Jessie che non ci pensa un attimo a prendersi cura di Judith quando Carol fiuta la scappatella sospetta di Morgan con Denise. E diventa purtroppo anche subdola, nell’espressione torbida e sinuosamente vendicativa di Ron, che vediamo seguire Carl con in mano una pistola.
Infine diventa anche ‘dogmatica’, attraverso i ragionamenti di un bambino, Sem, che rintanato per la paura nei piani alti della sua casa, con le sue domande sembra faccia inceppare anche Carol, che a convinzione si può considerare solo dietro a Rick (forse)
‘Le persone che sono venute, sono loro i mostri?’ e poi ‘Mio padre è diventato uno di loro?’ ma soprattutto ‘Se uccidi le persone, poi diventi uno dei mostri?’

La riposta di Carol è sbrigativa ‘L’unica cosa che ti impedisce di diventarlo è uccidere’ ma la domanda di Sem grida forte nell’universo The Walking Dead senza una risposta vera e propria. E non è strano che parta da un ragionamento innocente di un bambino. Ma di questo quesito nessuno vuol conoscere risposta. O forse nessuno vuole realmente accettare la domanda.
Tra le azioni e le contradizioni di Alexandria, nella scena conclusiva infine, l’esterno e l’interno si ricevono di nuovo:  ecco spuntare dal cielo i palloncini verdi volteggiando nel limpido blu, mentre la colona sonora, soave, incontra la corsa felice di Maggie che li vede per prima ed è certa ‘E’ Glenn!’  Tra le facce di tutti con lo sguardo all’insù a bocca aperta  per lo spettacolo ‘apolitticamente’ insolito.
Ma come l’istinto killer imprevedibile che proprio nel momento più inaspettato fa scattare la sua lama, ecco che l’esterno e l’interno stanno per diventare un’unica platea. La Torre viene giù distruggendo la recinzione, la dinamica è come sorda, leggera come i palloncini per aria, la conseguenza è il dunque di questo finale di mezza stagione. Alexandria sta per essere invasa e ciò che si prospetta è un bagno di sangue.
Probabilmente questa volta il ‘killer’ The Walkind Dead non avrà nessuna pietà.

(Un saluto ai nostri amici di The Walking Dead ItaliaThe Walking Dead ITACaryl ItaliaTWD – Am I the only one Zen around here? Good Lord)

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