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Lettera di Carl Grimes a suo padre Rick

the walking dead Rick Grimes
the walking dead Rick Grimes

Ciao papà.

Non so come dirlo esattamente, ma volevo che tu sapessi che sono felice. Sono felice di combattere con te. Sono felice che Rick Grimes sia tornato.

All’inizio volevo solo lasciarti un biglietto, o parlarti direttamente, ma poi ho continuato ad aggiungere cose, a strappare strisce di carta dai libri per aggiungere altro, e ogni volta succedeva qualcosa per cui il messaggio cambiava.

È un po’ imbarazzante. Le uniche cose che ti ho scritto in vita mia prima d’ora sono le solite cartoline per la festa del papà, per il tuo compleanno, qualche vecchia lettera a Babbo Natale di quando ero bambino.
E adesso ti vedo tutti i giorni, ti vedo molto più di quanto avrei creduto avrei fatto… Sai, “prima”.
Ci pensi spesso a “prima”? Quando la mamma si arrabbiava perché a casa non c’eri mai, perché pensava noi non contassimo per te. Quando volevo diventare sceriffo e sparare “ai cattivi”.

No, non voglio che tu sia triste pensando alla mamma. È solo che non ne parliamo mai. Non ha molto senso farlo, lo so. Tutto è cambiato così tanto, che il “prima” a volte non sembra neanche “prima”. Solo “altro”. Forse è meglio così.

rick
Lettera di Carl Grimes a suo padre Rick

Papà, fili bianchi scivolano sulla tua barba adesso, s’infiltrano fra i capelli.
Sembri così invecchiato a volte, papà, e mi chiedo se ti sembro invecchiato anch’io. So che lo sono. So che sono diverso. Non sono più un bambino com’ero prima, com’era Sophia. Però vorrei che tutti lo sapessero. Vorrei che tu lo sapessi. Che tu ti fidassi. Invece di vedermi ancora come un bambino.

Ho baciato una ragazza, papà.
Avrei voluto dirtelo in un modo diverso. Avrei voluto che tu lo deducessi facendomi domande imbarazzanti. Una sera, quando la mamma sarebbe stata già a letto, mentre avremmo guardato la Tv dal divano. Avrei voluto scalciarti la mattina a colazione quando avresti fatto qualche battuta inappropriata. Avrei voluto far finta di ribellarmi.
Avrei voluto odiarti perché a casa ci saresti stato sempre meno. E perché avresti avuto la presunzione di capirmi, di sapere chi fossi. E perché avrei fatto tardi la sera. E perché avrei tenuto la musica troppo alta.

E invece ho passato mesi fra i sussurri, tentando di non produrre alcun suono. Ho passato mesi a imparare come sopprimere le urla quando ero spaventato, come rimanere immobile, come sparare per uccidere.
Avrei voluto che i miei sbagli venissero puniti con castighi, non con la mia vita, o quella degli altri.

Ma immagino che questo lo sai anche meglio di me.

A volte ho paura, ho paura di tutte le cose che ti ho rimproverato.
E mi vergogno, papà, perché ho ancora paura di cosa ne sarebbe di noi se ti succedesse qualcosa.

Dici sempre che questa è una famiglia, e il leader di questa famiglia sei tu. Tutti aspettano che tu faccia la prima mossa.
Però vedi, papà, gli altri un padre l’hanno avuto. Io non ho che te. Perché allora se tu puoi proteggermi come leader e come padre io non dovrei proteggere te? (una domanda che in fondo a Rick Grimes avremmo fatto anche noi, ndr)

Sei stato tu a dirmi che non posso più consentirmi di essere un bambino. TU l’hai detto. E allora perché tutti mi vedono ancora come un ragazzino?

Mi hai detto che devo prepararmi. Mi hai detto che la mamma sarebbe morta, che tu saresti morto e che non ci sarebbe stato alcun modo perché io potessi essere pronto per affrontarlo.
Ma se invece fossi io a morire, papà? Lo so che non ti piace pensarlo, ma devi. Se io non posso vedermi come un ragazzino neanche tu puoi! Che cosa faresti se non riuscissi a salvarmi?
Questa sarebbe ancora la tua famiglia?

Sei così ossessionato dall’idea di proteggere tutti che rifiuti di vedere la realtà.
Perché non capisci mai quello che si deve fare, papà? Perché vuoi sempre prenderti carico di tutto?
Vuoi sempre risolvere tutto da solo, ma non sai farlo. Non più.

Vorrei che tu capissi che è giusto così.
Vorrei che tu la smettessi di ignorarmi, di pensare di poter essere sempre l’unico a fare qualcosa. Ma non mi vedi, papà? Perché non mi vedi mai? Non vedi che sono un uomo? Non vedi che posso farcela? Ho quasi ucciso Negan, papà! Sono andato lì DA SOLO.
Perché continui a dubitare di me?
A volte non ti capisco. Sei così testardo e così stupido a volte.
E quello che hai fatto da quando Negan ti ha riportato dal camper… Non capisci quanto faccia male vederti così? Vedere che cosa hai lasciato che ti facesse?
Niente mi ha fatto più paura di quel tuo sguardo, neanche la morte della mamma.

A volte mi chiedo cosa sarebbe successo se a spararla fossi stato tu.

Andava fatto, lo sappiamo entrambi. E, papà, lo so che è assurdo che io lo dica, lo so che può sembrare terribile. Ma sono contento di esser stato io a farlo. Sono contento di averti tolto almeno questo peso.
Quel che è davvero assurdo è che ricordarlo sembri l’unica cosa che mi renda un uomo. L’unica cosa che mi faccia meritare rispetto. Immagino che sia perché è stata l’unica volta che ho fatto qualcosa al posto tuo.

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Lettera di Carl Grimes a suo padre Rick

Quel mattino orribile, mentre ero steso a terra, avrei voluto che tu me lo tagliassi il mio stupido braccio. Non avrei mai voluto ridurti così.
Negan ha ucciso Abraham. Ti ha macchiato del suo sangue. Ha ucciso Glenn, e fatto roteare quel che rimaneva della sua testa su un’arma che tratta come una signora. Ma tagliarmi il mio stupido braccio del c***o era troppo per te, Rick Grimes.

Papà, basta.
Sono stanco.
Sono stanco di essere la tua debolezza. Dovrei essere la tua forza, porca miseria. E invece sono solo il tuo punto di rottura.
Lo so che aspetto ho. Sono un mostro. E sono una delusione. Mi guardi in faccia e tutto ciò che vedi è fallimento.
Per favore papà, dammi una possibilità di dimostrarti che sbagli. Ho bisogno di dimostrarti che ti sbagli, per te e per me.

Non sono più il bambino in continuo bisogno di protezione. Per quello hai Judith, non sono io quel bambino! Lo capisci? Lo vuoi vedere, papà? Vuoi rendertene conto?

Vorrei che tu ti chiedessi, anche se solo per un secondo: e se questa fosse anche la MIA famiglia? E se io volessi proteggerli come fai tu?

Io lo so un po’ cosa si prova. Quella sera ho rinchiuso Enid in uno sgabuzzino per impedirle di venire con noi. È stato ingiusto. Lo so che voleva esserci per Maggie, ma se fosse venuta con noi, forse a quest’ora anche lei sarebbe morta. Però sai una cosa? Lei ha lasciato che io ci provassi ad uccidere Negan. E scommetto che se tu potessi tornare indietro a quella notte non mi avresti portato con te.
Ma sono grato di aver potuto essere lì. Sono grato di esser stato lì con te, con gli altri. Di aver visto cose che gli altri non avrebbero immaginato.
E ti capisco. Volevi proteggerci. Ma non puoi continuare a chiudere le persone che ami in uno sgabuzzino e sperare che non gli succeda niente. A volte devi lasciare che escano, che si difendano, che combattano. Anche che muoiano.

A volte mi sembri così spaventato dalla morte, papà. Ma me l’hai detto tu che è inevitabile. Deve anche essere inutile, allora?

Non si tratta solo di Rick Grimes e suo figlio Carl, e di uscirne con le mani pulite. Si tratta del destino di noi tutti.
Anche io voglio che nessun’altro muoia. Ma devi lasciarci la possibilità di scegliere. Se c’è una cosa che mi hai insegnato è che non possiamo sempre proteggere tutti, papà. Non possiamo proteggerci da qualunque cosa.
E di sicuro non è chinando la testa o inginocchiandoci che saremo al sicuro. Non questa volta.

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Lettera di Carl Grimes a suo padre Rick

Dammi una possibilità, papà. Non nascondermi, non proteggermi. Non ce la faccio più. Non ce la faccio più a essere solo tuo figlio.
Io sarò sempre tuo figlio, ma ho bisogno che gli altri mi vedano come qualcosa di più di SOLO tuo figlio. Quando si parla di me, papà, in realtà si parla sempre e solo di Rick Grimes. Nel bene e nel male. Da solo, io sono ancora “solo un ragazzino”.
Sai, ancora non capisco se Negan mi abbia tenuto in vita perché mi stima, o solo perché sono tuo figlio, solo perché sa che sono la tua debolezza.

Papà, quella notte sono rimasto a guardare perché non volevo avere ripensamenti se avessi avuto l’occasione di ucciderlo. Non volevo essere debole. Volevo essere in grado di vendicare i miei amici. Volevo essere in grado di dimostrarti che so anche io come prendermi cura del gruppo.
Ma non ce l’ho fatta.

Ho fallito, papà. Ho fallito e mi dispiace se ho peggiorato le cose. Anche se credo che in fondo lo sappiamo entrambi che le cose sarebbero peggiorate comunque.

Mi dispiace averti deluso. Credevo di potercela fare. Ho ucciso prima, ho sparato alla mia stessa madre, dannazione. Ero certo che sarei morto, ma dovevo dimostrarti che non possiamo smettere di combattere. Che dobbiamo lottare per chi è ancora in vita.

Ma non ce l’ho fatta. Per colpa di questo stupido occhio. E perché avrei voluto uccidere lui e nessun altro.
Poi lui ha usato uno dei suoi uomini come schermo, e io riuscivo solo a pensare che non volevo essere come lui, e a come tu non avresti mai fatto una cosa del genere. Come tu avresti camminato al centro, mani in alto, lottando contro la tua paura.
Però lui è un codardo, e sopravvive. Non rispetta i suoi uomini, e loro si inchinano dalla paura.

Papà, non è questo il mondo per cui abbiamo versato il sangue. Non è questo il mondo per cui abbiamo perso tante persone. E non è per essere considerato un ragazzino che ho ingoiato le lacrime e premuto tante volte il grilletto.

Noi lo sappiamo che è possibile vivere diversamente. Dimostriamoglielo, papà!
Come abbiamo fatto con il Governatore. Come abbiamo fatto ad Alessandria. Anche Hershel vedeva le cose in modo diverso, ti ricordi, papà?

Loro pensano che siamo deboli perché siamo una famiglia. Dimostriamogli quanto si sbagliano.

Fidati di noi, papà. Fidati di ME. Io ho cercato di seguirti anche quando avevi torto. Anche se mi facevi rabbia. E lo so che le tue braccia saranno lì a prendermi se dovessi cadere. Ma lascia che condivida con te l’onere di volerti bene, l’onore di essere tuo figlio. Lascia che ti aiuti, papà.

Un po’ di tempo fa mi hai detto che sono un uomo adesso. Lascia che ti presenti l’uomo che sono diventato. Lascia che combatta. Con te, per te, da eguali.

Ti voglio bene, papà.
Te lo dico perché, anche se lo nascondi, a volte non sono sicuro che tu lo sappia già.

Leggi anche – Rick Grimes: per poter cambiare sguardo

Written by Maria Elbereth Picone

Maratoneta mediatica per vocazione. Condivido il mio luogo d'origine con Tony Soprano, ma sostanzialmente abito nel "dark playground" della procrastinazione. Mi piace assorbire storie attraverso ogni mezzo possibile. Cerco di pensare che l'insonnia cronica mi porti ad approcciare la vita letteralmente "come se non ci fosse un domani". Uno dei miei sogni nel cassetto preferiti è di svegliarmi un giorno e scoprire di essere Dale Cooper.

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