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La terza stagione di The Handmaid’s Tale è all’altezza delle altre due?

Questo articolo contiene spoiler su The Handmaid’s Tale 3!

The Handmaid’s Tale non è solo una serie tv distopica. La potenza di questo telefilm, e del libro da cui è tratto, sta nella capacità di narrare temi attuali e per cui l’uomo deve da sempre lottare. Tra questi: la libertà

Sin dalla prima stagione le vicende di June Osborne e della sua famiglia ci hanno colpito nel profondo. Con un emozionante alternarsi tra passato e presente impariamo a conoscere le difficoltà che June e le altre ancelle hanno vissuto. Loro erano donne libere. Moira, Emily, Janine e molte altre vivevano felici e amavano i loro figli, gli stessi figli che Gilead ha tolto loro giudicandole indegne per condannarle a essere oggetti.

The Handmaid's Tale 3

Le prime due stagioni hanno avuto un forte impatto sul pubblico che, forse ignaro della storia, si è scoperto interessato, inorridito, stupito da una società come Gilead. Bisogna ammettere che gli sceneggiatori hanno saputo narrare perfettamente le vicende iniziali. Le hanno rese dinamiche inserendo molti colpi di scena e sollecitando, ancora una volta, la nostra curiosità mostrandoci pian piano il passato di ognuno dei protagonisti. Avevamo dei pezzi del puzzle da mettere insieme e, prima di ogni cosa, molte teorie da avanzare puntata dopo puntata.

Nelle prime due stagioni di The Handmaid’s Tale gli sceneggiatori hanno realizzato un crescendo di emozioni che sarebbe culminato nella nascita di Nicole e nel conflitto materno tra June e Serena.

Purtroppo alcuni elementi di trama, come la relazione tra June e Nick, vengono meno in The Handmaid’s Tale 3.

In questa terza stagione June è trasferita nella casa di un nuovo comandante e di sua moglie: Joseph e Eleanor Lawrence. Eppure, nonostante i Waterford non appaiano così spesso come prima, hanno una storyline che inevitabilmente coinvolge la nostra protagonista e che la costringe di nuovo a sottomettersi a questa orribile società. Ma uno degli aspetti più interessanti di The Handmaid’s Tale 3 è che, con il susseguirsi delle puntate, tutte le pedine vengono collocate e la serie giunge a un punto focale: l’imminente rivoluzione. Questa volta l’impatto sarà maggiore perché le ancelle e le Marte hanno dalla loro parte un Comandante.

The Handmaid's Tale 3

I Lawrence sono coloro che ribaltano la situazione, due amanti schiacciati dalla paura che gli ha impedito di scappare e li ha portati a compiere la volontà di Gilead. Nonostante tutto, pentiti delle loro azioni e tormentati dal senso di colpa cercano di chiudere un occhio sulle fughe delle Marte e delle Ancelle, talvolta anche aiutandole…proprio come con Emily.

La presenza di Eleanor e Joseph è una svolta che permette a June di vedere una luce infondo al tunnel, una crepa in quel crudele sistema che è Gilead e che sembrava impossibile da scalfire.

Ma prima che questo accada la serie tv non si smentisce e proprio nelle prime puntate ci impedisce di sbadigliare durante la visione. È portato avanti lo sviluppo di Serena Joy. La donna, anche se a malincuore, lascia andare Nicole dopo aver capito che a Gilead le donne non godranno mai degli stessi privilegi degli uomini.

In The Handmaid’s Tale 3 ci viene mostrato un lato nuovo, più umano e altruista di Serena.

Lei vede Nicole come il figlio che non avrebbe mai avuto: un miracolo. Questa consapevolezza, purtroppo, da un lato la porta ad agire per il bene della bambina, ma dall’altro fa nascere in lei un senso di nostalgia dopo averla lasciata andare.

The Handmaid's Tale 3

Questo conflitto interiore la porta ancora ad essere egoista e a credere che solo Gilead possa darle ciò che vuole. Ma questa è solo la strada più facile e nella 3×11 (trovate qui la recensione) Serena svela finalmente al pubblico le sue intenzioni e i suoi veri piani.

Lo sviluppo di questo personaggio, nato dalla perdita di un figlio, è una delle storyline più belle e interessanti di The Handmaid’s Tale 3. Tutto ciò non fa altro che intensificare lo scontro tra lei e June, mostratoci durante la prima parte della stagione. La loro è una partita a scacchi, l’una cerca di ghermire l’altra per poter ottenere ciò che desidera e questo, paradossalmente, fa nascere tra loro del rispetto, solidarietà nonostante il conflitto. Ma il desiderio di avere una figlia è maggiore in Serena e lo scontro tra le due madri culminerà a Washington DC, quando June la accuserà di egoismo e di stupro e le sputerà in faccia che non riuscirà mai ad essere una buona madre.

Questo è uno dei momenti più alti e da brividi, che rende la stagione all’altezza delle due precedenti.

Nonostante tutto, bisogna ammettere che dopo gli eventi della 3×06 (qui la recensione) le vicende si fanno più calme, ma non per questo meno interessanti. Gli episodi successivi di The Handmaid’s Tale 3 sono di assestamento poiché permettono a June di conoscere il nuovo ambiente in cui vivrà, la sua nuova famiglia.

In queste puntate la lente di ingrandimento non si concentra su nuovi ed eclatanti tentativi di fuga di June. Lei adesso ha un altro scopo: salvare Hannah, salvare i bambini e renderli liberi. In questo modo, sottraendo a Gilead i suoi figli, infliggerà quella stessa sofferenza che hanno provato le ancelle. June non diserterà perché è una guerriera che deve combattere e vincere per un futuro migliore per le nuove generazioni.

Ecco perché The Handmaid’s Tale 3 è all’altezza delle due stagioni precedenti: è diversa, non migliore, ma regge il confronto approfondendo la psicologia della protagonista.

The Handmaid's Tale 3

Il crollo mentale ed emotivo che June subisce in questi episodi è evidente. Lei cerca di guardare al futuro con razionalità, ma quello che ci viene mostrato sono le scelte di una donna che non ha più paura e che farebbe di tutto, anche morire, pur di avere la sua vendetta. Sono azioni e scelte che stridono tra loro poiché lei non vuole morire per Hannah, ma cammina sul filo del rasoio percorrendo strade che improvvisamente potrebbero costarle la vita.

In questa stagione nasce un’eterna contraddizione che non può essere spiegata perché è frutto della mente umana, spesso incoerente.

Inevitabilmente noi telespettatori facciamo il tifo per lei, pur sapendo che June sta impazzendo. Ma cos’altro potrebbe fare? Lei, così come Emily, Janine e le altre hanno perso la loro lucidità e sono pronte a tutto.

Finalmente in questa stagione assistiamo al delicato rincontro tra Emily e la sua famiglia. È spaventata e incredula, ma finalmente può vivere in una realtà in cui può amare di nuovo sua moglie e suo figlio. Per questo sentimento non sarà picchiata o uccisa. Non è più una traditrice di genere.

The Handmaid's Tale 3

The Handmaid’s Tale 3 è la notte prima della grande battaglia. È la stagione che posiziona ogni tassello al suo posto giungendo al momento tanto atteso: la vera grande guerra. Quindi, se da un lato alcuni passaggi sono stati lenti e difficili da digerire, dall’altro lato sono stati necessari. Sono stati utili a farci comprendere meglio lo sviluppo dei personaggi.

Dopo una lunga attesa, in queste puntate June e Luke potranno parlare, sussurrare, confidarsi anche per un istante. Impossibile da dimenticare la scena in cui Luke ascolterà in silenzio la vera storia di Nicole. Ascolterà in silenzio, occhi lucidi, scoprendo il nome del vero padre della bambina che ora stringe tra le braccia come fosse sua. Emozionante è vedere come quest’uomo amerà Nicole, dimostrando di amare sinceramente anche June.

Inoltre, un altro punto a favore di The Handmaid’s Tale 3 è sicuramente la narrazione della storia di Zia Lydia. La donna di ferro di Gilead, colei che non batte ciglio ma che in realtà è debole e ferita nell’animo così come lo sono tutti.

Lei agisce in nome della fede, ma è anche la prova evidente che l’uomo non prende mai delle decisioni solo per un bene superiore.

The Handmaid's Tale 3
The Handmaid’s Tale

Lydia agisce per ripicca, voltando le spalle a un’amica solo per togliersi un fastidio nato dalla gelosia e dal rifiuto. Lei riesce ad accettare Gilead, nascondendosi dietro una maschera religiosa, perché è l’unico modo per essere qualcuno e ottenere ciò che desiderava da troppo tempo: affetto.

Tutto ciò definisce la bellezza di The Handmaid’s Tale 3 che, approfondendo aspetti diversi della storia, riesce a tener testa alle precedenti due stagioni.

Leggi anche: The Handmaid’s Tale – Perché è così emotivamente potente

Written by Anastasia Gervasi

Mi chiamo Anastasia e ho 21 anni e sono una studentessa di Lettere moderne presso l'Università degli studi di Bari Aldo Moro. Amo leggere e, anche se sono consapevole di non poter superare il record di libri letti da Rory Gilmore (qualcuno può?), sono certa di aver visto più serie tv di lei (where's my award? ah...sicuramente perduto come la lettera per Hogwarts, di certo!). Sin da bambina ho sempre amato le storie (okay forse quelle horror un po' meno) e ho sempre voluto parlarne, specialmente dopo averle conosciute grazie a serie tv avvincenti e ricche di feels e angst. Sono cresciuta con i telefilm di Buffy e FRIENDS e ho capito che, come gli amici di tutti i giorni, anche loro sono dei buoni compagni di vita. Ho incontrato personaggi che mi hanno ispirata e mi hanno spinta a migliorare come persona, trasmettendomi anche una carica di adrenalina pazzesca. Sono storie che ti portano ad imboccare una strada, in parte, ancora sconosciuta. Io spero che la mia sia tanto bella, avvincente e avventurosa quanto quella delle mille storie che ho letto e visto in questi anni. Per il resto mi affiderò al Carpe diem di Orazio.

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