E’ destinato a passare alla storia come uno dei più divisivi, aggiungendosi a una lunga lista di serie tv. Il finale di The Boys sta facendo discutere i fan della serie più di quanto ci si potesse aspettare. Poco prima del lancio si era parlato di una stagione finale da 10/10, ma i ratings attualmente dicono ben altro. Il favore del pubblico, tuttavia, non deve necessariamente corrispondere all’efficienza narrativa di un finale di serie, ma qui i dubbi sono davvero tanti. Manca soltanto un episodio, un ultimo valzer con alcuni dei personaggi più amati degli ultimi dieci anni di serialità. Tanti, decisamente troppi archi narrativi ancora aperti, alcuni proprio spalancati. Facciamo un punto su ciò che è accaduto in vista del gran finale di The Boys.
In questa stagione finale c’è una sola e unica certezza: Patriota. Siamo davvero davanti a un villain da Monte Rushmore delle serie tv
Tra i tanti dubbi che pervadono la mente dei fan di The Boys in questo momento, esiste una sola certezza, un unico punto di riferimento. Per certi versi questa stagione ha messo Patriota ancora più al centro dell’attenzione, in tutti i sensi. Il suo arco narrativo ha subito una accelerata fin dal primo episodio, portando questo personaggio a una categoria narrativa superiore. Gran parte del merito va a Antony Starr, sempre più intenso nella trasformazione finale del personaggio. Trasformazione che in questa stagione finale ha reso Patriota una catalizzatore senza eguali. Ogni volta che appare on screen emana delle vibrazioni inspiegabili, la sua sola vicinanza viene percepita anche dal pubblico. Questo status ha passato diversi step: da A-Train a Frenchie, passando per Firecracker. Tutte e tre le morti principali di quest’ultima stagione hanno un fattore comune: Patriota. Ma non soltanto per chi sia il carnefice, quanto più per cosa abbiano significato per lui.
Si tratta dei tre momenti fino ad ora più impattanti da un punto di vista emotivo. E tutti e tre i personaggi sono stati in grado di raccontarci qualcosa di Patriota. A-Train per primo gli ha letteralmente riso in faccia, Firecracker lo ha fatto sentire debole mentre Frenchie, invece, lo ha disarmato. “Scommetto che non hai mai ballato in vita tua”. Una frase ricca di significato e che mette a nudo la vera entità di Patriota e al contempo ciò di cui lui ha più paura. Egli non è che una macchina creata per dominare, uno strumento di potere, non un Dio. Ma nella realtà è un essere umano come tanti altri e senza i suoi poteri sarebbe un uomo fragile, debole, incapace di “ballare”, di vivere. Per certi versi quest’ultima stagione di The Boys è ego riferita al solo Patriota – al netto di Soldatino di cui parleremo tra poco e di qualche sprazzo del solito Butcher – ma è forse la cosa migliore che si possa constatare, fino a questo momento.
L’ingombrante presenza di Soldatino è una scelta sensata, ma sicuramente costosa
Veniamo ora all’elefante nella stanza. Soldatino è il personaggio più importante di tutta l’ultima stagione di The Boys, per vari motivi. Il padre di Patriota non poteva che avere un ruolo cruciale nell’evoluzione di quest’ultimo, ed è proprio questo il suo apporto principale in termini narrativi. Il loro legame viene esplorato per la prima volta da vicino grazie a questa inedita alleanza. E per quanto Soldatino sembri totalmente disinteressato alla causa, il suo legame con il figlio cresce e si trasforma a ogni episodio. Funzionano alla grande, questo dobbiamo ammetterlo, ma il timore è che la gestione di Soldatino non abbia mai avuto un vero e proprio obiettivo. Scongelato, ucciso da un virus evidentemente fallibile e perciò resuscitato, ibernato di nuovo. All’alba dell’ultima stagione di The Boys Soldatino era tra i principali candidati per un ruolo da protagonista. Ma la sua gestione è stata veicolata da un unico obiettivo che con la narrazione c’entra ben poco, o quasi.
Mentre Gen V – di cui parleremo a breve – è stata cancellata, è arrivato l’annuncio di Vought Rising, nuova serie spin-off dell’universo The Boys. La parola d’ordine, ancora una volta, è spremere (il prodotto). E per carità, non siamo ipocriti: la guarderemo con interesse. Ma l’ingombrante presenza di Soldatino, che a tratti assume le funzioni di un banner pubblicitario, non può essere motivata soltanto da questo, non nel finale. Soprattutto se d’altro canto lo spin-off che doveva convergere nella serie principale trova uno spazio così esiguo nella trama. Okay, sappiamo che Marie avrà un ruolo cruciale nel prossimo episodio della serie, ma la scelta (e soprattutto il modo) di tirare in ballo i protagonisti di Gen V è stata francamente incommentabile. A mani basse la più grande delusione di quest’ultimo capitolo.
Tante, troppe linee narrative destinate a restare incompiute, ma nonostante ciò The Boys non si è mai snaturata, non è scesa a patti se non con se stessa
I protagonisti di Gen V sono in buona compagnia. Tanti dei personaggi di The Boys hanno deluso le aspettative dei fan, Starlight su tutti. Mentre la trama va avanti e personaggi come A-Train, Kimiko e persino Abisso sono riusciti – o riusciranno – a completare il proprio arco narrativo, lei e Hughie sembrano immobili. Dal primo al penultimo episodio questi due personaggi non hanno fatto alcun passo avanti nella propria trasformazione, risultando stantii e ripetitivi. Nemmeno la storyline del padre ha smosso realmente qualcosa nella giovane leader dell’opposizione silenziosa. Potremmo aprire un altro discorso analogo su Sister Sage, che perlomeno ha avuto un ruolo nella struggente fine di Frenchie e Kimiko. Ma ci ricorderemo per sempre del suo malefico piano segreto: rinchiudersi in un bunker antiatomico per leggere fino alla fine dei suoi giorni. Studente modello. Insomma, non ci sentiamo di prendere totalmente le distanze dalle critiche più che lecite che invadono l’internet in questi giorni.
Ma un ragionamento tocca pur farlo. La verità è che questa stagione di The Boys non può essere analizzata correttamente ora. Manca il finale, ovviamente, ma al di là di ciò si tratta di una stagione che potrà essere studiata solamente a freddo, in futuro e con cognizione di causa. Questo perché c’è una corrente critica che non attacca: i fan che speravano in un finale che si ricongiungesse a quello dei fumetti. La storia originale di The Boys è un capolavoro, ma è tutta un’altra cosa e lo è sempre stata, fin dal principio. Non si può sminuire il tutto a “episodi filler”, perché la trama segue dei tempi narrativi inattaccabili. Sono scelte, scelte che al netto delle critiche hanno permesso a The Boys di non snaturarsi mai. E’ una cosa successa a tante serie tv che sul più bello si sono piegate al fan service. Ma The Boys no. A prescindere da qualsiasi critica, non ha mai tradito se stessa e se ne andrà a modo suo.
Luca Fenu










