Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler su The Boys.
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Tutti hanno bisogno di qualcuno che li salvi. Gotham ha bisogno di Batman, Hogwarts ha bisogno di Harry Potter, il Regno del Nord ha bisogno di Jon Snow, la Galassia ha bisogno di Luke Skywalker, la Contea ha bisogno di Frodo. Tutti hanno bisogno di un eroe, del buono e coraggioso che li salvi. No, però. Non The Boys. New York City ha bisogno del suo cattivo. Ha bisogno di Patriota. Siamo sicuri che quasi la totalità degli spettatori di The Boys non possa far altro che detestarlo, con ottime ragioni. Ma, pensate se Patriota non fosse Patriota. Probabilmente, The Boys non avrebbe avuto lo stesso successo.

Facciamo un passo indietro e capiamo le origini del protagonista di The Boys.
Patriota non è il risultato dell’amore di due genitori, ma di un esperimento. La Vought, desiderosa di creare l’arma perfetta, lo fa crescere in un laboratorio. Sin da neonato viene isolato in ambienti sterili, osservato, testato, addestrato. Nessun abbraccio, nessuna voce affettuosa, nessuna casa: solo scienziati in camice bianco, stanze fredde e un’educazione costruita interamente sulla disciplina e sull’obbedienza.
Questo tipo di crescita lo segna profondamente: non impara cosa significhi affetto; sviluppa una dipendenza patologica dall’approvazione altrui; cresce con l’idea che il mondo esista per servirlo; è convinto di essere superiore a chiunque. Per lui, l’umanità è come un formicaio: qualcosa da osservare, manipolare o schiacciare, se necessario.
Da adulto, Patriota diventa il volto pubblico della Vought. Gli danno un costume da paladino dell’America e lo spingono davanti alle telecamere con un sorriso impeccabile. È il leader dei Sette, la squadra di supereroi più famosa del pianeta. Agli occhi del pubblico è l’eroe che ogni bambino sogna: patriottico, carismatico, affidabile.
Ma dietro le quinte, la sua vera personalità è molto diversa: è irritabile, imprevedibile, incapace di accettare critiche, ossessionato dall’immagine pubblica, geloso di chiunque attiri più attenzione. È una persona che non tollera il fallimento, né negli altri né in sé stesso. E quando qualcosa va storto, la sua reazione è spesso brutale.
Quello di Patriota è il volto nascosto più inquietante di The Boys. La serie mostra lentamente quanto sia manipolatore e violento. Pur essendo in grado di salvare chiunque, spesso sceglie di non farlo. Preferisce mantenere la reputazione perfetta invece di agire moralmente. Il suo ego non è solo smisurato: è fragilissimo. Ogni minima minaccia alla sua immagine può farlo esplodere in un impeto di rabbia.
È un paradosso vivente: desidera affetto, ma non sa riconoscerlo. Inoltre, sente il bisogno continuo di sentirsi amato, nonostante disprezzi chi glielo dimostra.
La sua relazione con Madelyn Stillwell è una delle parti più disturbanti della sua storia in The Boys. Lei è l’unica figura che riesce a tenerlo a bada tramite una versione distorta e calcolata di affetto. Con lei Patriota mostra il suo lato più vulnerabile, quasi infantile. Cerca conforto, rassicurazioni, attenzioni quasi materne. E proprio questa dipendenza emotiva lo rende imprevedibile quando sente di perderla. Patriota, incapace di distinguere amore e controllo, finisce per confondere desiderio, rabbia e bisogno di essere accettato.
Quando scopre che Becca Butcher ha avuto un figlio da lui, Ryan, Patriota vede in quel bambino qualcosa di più di un erede: vede un modo per avere finalmente ciò che non ha mai avuto. Ma, la sua idea di paternità è distorta: confonde insegnare con controllare, proteggere con dominare. Vuole che Ryan lo ami, certo, ma vuole anche che lo tema, che lo ammiri come una divinità.
Punto cruciale di svolta in The Boys è l’arrivo di Starlight nei Sette. Patriota la percepisce subito come una minaccia. Lei è giovane, sincera, apprezzata dal pubblico e soprattutto non si lascia intimidire. La sua esistenza mette in discussione l’immagine intoccabile dell’eroe perfetto, e Patriota non può accettarlo. Da quel momento, tra loro si instaura una guerra fredda fatta di sguardi, minacce velate e costante lotta per il controllo.
La storia di Patriota in The Boys è la spirale di un uomo che crede di essere un dio, ma in realtà è un bambino ferito che non ha mai imparato cosa sia la compassione.
The Boys affascina perché, pur muovendosi nell’universo dei supereroi, ribalta completamente l’idea tradizionale del genere. Nella serie non sono gli eroi a salvare il mondo: sono proprio loro la minaccia. I super rappresentano una classe dirigente corrotta, viziata dal potere, dal denaro e dall’impunità che la Vought gli garantisce. Sono star idolatrate, ma allo stesso tempo pericolose, instabili, prive di empatia. Non c’è nulla dell’eroismo puro e disinteressato tipico dei racconti classici.

Per questo anche la squadra di Billy Butcher è così affascinante: non sono eroi nel senso convenzionale del termine. Sono uomini e donne comuni, feriti, arrabbiati, pieni di traumi e rancori, che decidono di opporsi a un sistema in cui i super agiscono come dei veri e propri tiranni. La loro missione è salvare il mondo da coloro che dovrebbero proteggerlo, e per farlo spesso ricorrono a mezzi moralmente discutibili: ricatti, violenza, inganni, alleanze sporche. Butcher e i suoi non si fingono mai puri. Combattono un male enorme usando strumenti che, a volte, li avvicinano proprio a ciò che stanno cercando di distruggere. Ed è proprio questa ambiguità che li rende credibili, umani, interessanti.
In questo contesto, Patriota è l’apice del concetto di antieroe moderno.
È adorato dalle masse come un dio, simbolo perfetto dell’America spettacolarizzata, del potere incarnato. Ma dietro l’immagine patinata si nasconde un individuo instabile, crudele, narcisista, cresciuto senza affetto e modellato per essere un’arma. Le persone lo venerano quanto lo temono. Chiunque gli stia vicino vive in un equilibrio fatto di silenzi, sorrisi forzati e terrore costante. La sua presenza è un promemoria costante di quanto possa essere pericoloso concedere troppo potere a chi non ha nessun limite, né umano né morale.
E funziona. Funziona proprio perché The Boys non cerca di creare un mondo di eroi coraggiosi e villain chiaramente malvagi, ma un universo in cui tutti, super o umani, sono imperfetti, contraddittori, spesso spinti da interessi personali. È un mondo dove la linea tra bene e male è sfocata, e dove i veri mostri sono spesso quelli vestiti da salvatori.
Ed è in questa complessità che The Boys trova il suo punto di forza: ci mette davanti all’idea che l’eroe non è chi ha i superpoteri, ma chi decide come usarli o chi ha il coraggio di opporsi a chi li usa male, anche a costo di diventare, a sua volta, qualcosa di moralmente ambiguo.

The Boys stravolge completamente il modello binario che troppo spesso caratterizza ancora le opere supereroistiche.
Ribalta il concetto stesso di supereroe e lo espone per quello che potrebbe diventare se trasportato nel mondo reale: non un paladino disinteressato, ma una persona fallibile, corruttibile, capace di errori, egocentrismo e debolezze. Un essere umano con poteri smisurati e quindi con problemi, paure e tentazioni altrettanto smisurati.
Pur rappresentando un paradosso, quelli di The Boys sono super nel senso fisico, hanno abilità straordinarie, capacità oltre ogni limite umano, ma non sono eroi nel senso tradizionale. Non lo sono davvero, non lo sono sempre, e alcuni non lo sono affatto.
Ed è qui che la serie ci conquista: ci mette davanti all’umanità, spesso brutale e contraddittoria, dei suoi personaggi. Anche i super, come noi, affrontano dilemmi morali, incertezze, pulsioni egoistiche. Non tutti sono pronti o disposti a prendersi le responsabilità che dovrebbero derivare da un potere enorme.
In The Boys, i poteri non rendono automaticamente qualcuno una guida morale. Anzi: spesso amplificano il peggio di ciò che già esiste. E così la serie ci costringe a chiederci: se il potere assoluto corrompe, cosa succede quando lo si dà a chi può tutto e non teme nessuno?
La famosa frase “da grandi poteri derivano grandi responsabilità” diventa una promessa infranta, un ideale nobile che quasi nessuno è in grado di sostenere.
È questa complessità profondamente umana che rende The Boys una delle narrazioni più sfaccettate del genere supereroistico. E Patriota, di conseguenza, uno dei supereroi più interessanti e controversi del mondo super.







