Vai al contenuto
Home » Stranger Things » La migliore interpretazione, per distacco, della seconda stagione di Stranger Things

La migliore interpretazione, per distacco, della seconda stagione di Stranger Things

La Serie Tv citazionista degli anni ’80 ci ha regalato grandi emozioni. In Stranger Things molti di noi senz’altro han potuto rivedersi nel forte legame di amicizia e nelle problematiche sociali dei quattro ragazzi. Nel suo percorso narrativo anche gli attori, seppur nella loro embrionale carriera, sono riusciti a trasmettere la giusta intenzione caratterizzando molto bene i loro personaggi. Tra questi un occhio di riguardo è doveroso nei confronti di Noah Schapp, ovvero Will Byers.

Will Byers è un ragazzino semplice, come tanti della sua età. È molto legato alla sua famiglia, ama ascoltare la musica e divertirsi con i suoi amici, in particolare passa il suo tempo con loro giocando a Dungeons & Dragons. Figlio di una famiglia umile, ha un pessimo rapporto con il padre e un legame stretto con Jonathan, suo fratello maggiore, nel quale trova affetto e protezione. Una figura paterna mai esistita per lui.

Sebbene Will sia il protagonista principale, nella prima stagione di Stranger Things lo vediamo vestire un ruolo di relativo contorno. Rapito dal demogorgone, la sua attività recitativa sarà molto limitata e anche il suo stesso ruolo nel plot. Saranno difatti i suoi amici e la sua famiglia che tenteranno, attraverso ogni possibile mezzo, di salvargli la vita e scacciare l’oscura presenza che minaccia le loro vite. Eppure il contributo di Will non è nullo, la sua presenza è fondamentale per ciò che diverrà e scaturirà nel seguito del tanto amato show.

Ed è proprio la seconda stagione il momento in cui possiamo finalmente cogliere con grande stupore lo sboccio definitivo del protagonista. Un fiore che si rivela per ciò che è realmente, acerbo senz’altro, ma con tutte le carte in regola per crescere, migliorare e diventare un attore che farà parlare di sé.

Questa volta il ruolo di Noah Schnapp in Stranger Things risulta tutt’altro che semplice.

Will, seppur scampato al pericolo del Sottosopra, a causa della sua terribile esperienza svilupperà una connessione con quella realtà, il quale la divorerà pian piano. Costringendolo a finire in analisi e diventare un emarginato agli occhi degli altri ragazzi della scuola. Egli tenterà di combattere più volte il male che è dentro di lui, evitando di farsi divorare e chiedendo aiuto alle persone che più gli sono vicine. Nonostante ciò, il punto di non ritorno viene in poco tempo superato. Will, credendo nel consiglio dell’attuale compagno della madre Bob, troverà il coraggio di sfidare faccia a faccia le creature del Sottosopra intimandole di andarsene e lasciarlo in pace. A seguito di ciò verrà definitivamente risucchiato dall’oscurità e posseduto.

In questo contesto Noah riesce a districarsi davvero bene nell’interpretare il personaggio che più di tutti vive una condizione mentale critica e squilibrata.

Rispetto alla condizione monotematica della prima stagione di Stranger Things, qui Will dimostra una moltitudine di sfumature caratteriali, emozionali e psicologiche che prendono forma e si combattono tra loro costantemente nel corso di tutto lo show. Abbiamo un Noah spaccato in due, il quale solo si troverà ad arrancare per trovare l’uscita che possa finalmente riportarlo alla sua realtà e salvare le persone a lui care.

Noah Schnapp riesce quindi a trasmettere allo spettatore una energia e un disagio latenti. Ogni Will che vediamo è concreto e tangibile. Abbiamo uno Will impaurito e insicuro, il quale si appoggerà ai suoi amici per avere sostegno. Uno Will determinato a sconfiggere i demoni che lo tormentano. Uno Will che non avrà più il controllo fisico e mentale necessario per tornare se stesso. Tuttavia lo farà, la sua parte umana a tratti tornerà visibile, in un continuo scontro di pugilato tra più identità.

Un’interpretazione di grande forza e impatto esplode nei momenti in cui la sua possessione diviene forte. In particolare, la stretta connessione con l’oscurità inciderà anche sul suo corpo. Nella scena in cui Will prova dolore per le fiamme gettate sul Sottosopra da Jim Hopper, abbiamo ai nostri occhi un Will distrutto dal dolore.

Proprio durante l’atto riesce a cambiare in continuazione identità e il suo stesso corpo reagisce con accuratezza al malessere inflitto, seppur non reale.

Stranger Things

È proprio in questo la bravura e l’impegno di Noah. Riuscire a interpretare con scioltezza un personaggio dai toni molto difficili. Difatti, dal punto di vista della complessità caratteriale, Will sicuramente occupa il primo posto del podio in tutto lo show. Inoltre riesce a catalizzare su di lui l’attenzione in ogni scena in cui lo vediamo protagonista, proprio per i motivi sopra citati. La domanda sorge quindi spontanea: Continuerà a stupirci nella terza stagione?

Le basi sono ottime soprattutto perché il ruolo di ulteriori personaggi si sta sempre più definendo. La stessa Eleven continua a incantare. I nuovi acquisti non sono da meno. In particolare Kali – introdotta in questa stagione – potrebbe essere determinate per il terzo capitolo. Noah tuttavia rimane una scoperta piacevole. Un personaggio potente che colpisce dritto al punto, meritato dipinto del protagonista quale è.

Leggi anche – Stranger Things: la cosa meno credibile