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La prima stagione di Stranger Things ci ha regalato un instant cult

Tim Burton

La serie instant cult Stranger Things è stata la vera rivelazione dello scorso anno.

In estate era quasi impossibile rimandarne la visione a causa dei numerosissimi spoiler che circolavano in rete. Il passaparola è stato fulmineo e, in men che non si dica, tutti l’avevano vista, tutti ne avevano parlato. Nel 2017 dovrebbe essere trasmessa la tanto attesa seconda stagione che, seguendo il modus operandi della saga di Harry Potter, ci regalerà il ritorno di tutti i personaggi un po’ più cresciuti, con l’aggiunta di qualche new entry.

Con la prima stagione, Stranger Things ci ha regalato un prodotto sorprendente. L’effetto nostalgia creato denota un amore totale dei fratelli Duffer verso la settima arte, in particolare tutte quelle pellicole che hanno fatto storia negli anni ’80. Per non parlare delle influenze letterarie, da Stephen King a Lovecraft. Ma andiamo con ordine.

La trama è molto semplice: in una piccola cittadina, il giovane Will Byers scompare misteriosamente. La ricerca del ragazzo si snoda su tre differenti linee narrative. Abbiamo i bambini, i ragazzi e gli adulti. Tutti, inconsapevolmente, hanno lo stesso obiettivo ma uniranno le forze solo al culmine della narrazione.

Tra i bambini spicca il personaggio di Eleven (Undici)

Eleven diventa la versione umanizzata di E.T., protagonista di una delle pellicole principalmente citate nella serie. Undi è una ragazzina strana incontrata misteriosamente durante la ricerca dell’amico scomparso. Vittima di crudeli e mirati sperimenti, Eleven manifesta dei poteri formidabili, il cui potenziale ci verrà mostrato pian piano nel corso degli episodi. Una peculiarità del personaggio è quello di avere la testa rasata. La giovane attrice, Millie Bobby Brown, segue il modello di Natalie Portman (V per Vendetta) e Charlize Theron (Mad Max: Fury Road).

Eleven

La ragazzina stringe un speciale rapporto d’amicizia con Mike, che inizia a provare per lei dei sentimenti mal digeriti da Lucas. Il suo personaggio è molto coraggioso ma allo stesso tempo riflessivo e con i piedi per terra. È l’unico a notare la difficile situazione in cui si stanno cacciando e cerca di indirizzare tutti verso una via più sicura. Infine c’è Dustin, l’emblema stesso dell’amicizia, un mix perfetto tra Teddy Duchamp di Stand By Me e Chunk dei Goonies. Col suo animo leale e sincero aiuta gli amici ad appianare le divergenze ed è risoluto nel prendere decisioni. Non una semplice spalla!

Dustin

Il gruppo di bambini, merito anche dei giovani attori, è quello che ci coinvolge maggiormente. Anche se non sono i soli protagonisti, rubano l’intera scena.

L’arco narrativo dei ragazzi è forse il più debole dei tre. Tuttavia risulta molto interessante poiché evolve con i personaggi stessi. Inizialmente tende verso i soliti stereotipi per poi arrivare ad una soluzione finale non così banale.

Stranger Things

Nancy, sorella di Mike, si ritrova anch’essa coinvolta, per la scomparsa di Barbara, sua migliore amica. È fidanzata con Steve (molto simile al personaggio di Johnny Depp in Nightmare di Wes Craven), il figo della scuola che non viene relegato a semplice macchietta: anche lui ha una sua evoluzione e caratterizzazione. Infine abbiamo Jonathan, fratello maggiore di Will, che oltre a dedicarsi disperatamente alla ricerca del fratello deve fare i conti con un padre assente e una madre apparentemente pazza.

La madre dei due fratelli Byers è interpretata da un’icona degli anni ’80 e ’90: Winona Ryder.

Dopo anni la ritroviamo piacevolmente in un ruolo importante. Lei, insieme allo sceriffo Hopper, regge l’intero arco narrativo degli adulti. Pensano di essere i soli a capirci qualcosa con tutti i misteri legati alla scomparsa di Will, ma in realtà arrivano sempre in ritardo rispetto ai più giovani. Il ruolo di Joyce Byers è molto interessante in quanto è parte attiva delle ricerche. Non si limita ad osservare gli altri trovare suo figlio ma entra in gioco in prima persona. Questo ci regala la possibilità di assistere a delle scene entrate nell’immaginario collettivo: le luci di Natale che si illuminano a segnalare la presenza di Will o del Demogorgone; il Demogorgone che fuoriesce dalla parete; Will che comunica con l’elettricità. Lo sceriffo Hopper nei primissimi episodi sembra relegato all’inutile ruolo che spesso ricoprono le forze dell’ordine. Invece in pochissime inquadrature e con dettagli mirati si trasforma in un personaggio con numerose sfaccettature. Non si può tralasciare il villain della serie, un fantastico Matthew Modine (Joker in Full Metal Jacket) nei panni del Dr. Martin Brenner, “padre” di Eleven.

capolavoro

Un ulteriore personaggio rilevante è il Demogorgone con il suo ambiente, totalmente ispirato a quello di Silent Hill.

Il sottosopra è un’inquietante realtà parallela che Eleven ha riportato alla luce a causa degli esperimenti sui suoi poteri. La creatura che vive questo universo è il Demogorgone così chiamato dai ragazzi, un mostro che sembrerebbe attratto dal sangue delle sue vittime (come Lo Squalo di Steven Spielberg, il cui poster si vede in qualche inquadratura). Il design della creatura è carpenteriano nonostante sia digitalizzato. Molti lo avrebbero voluto in animatronic, come i film a cui si ispira. Ma il budget seriale non permette eccessivi rialzi, di conseguenza possiamo accontentarci di un Demogorgone realizzato magistralmente in CGI.

Gli elementi di questa fantastica Serie Tv non sono nuovi ed originali. Quindi come è possibile che abbia avuto un così grande successo nonostante l’effetto “già visto”?

Un esperimento simile fu fatto da J. J. Abrams nel 2011, con il suo Super 8. Le atmosfere sono molto simili, tuttavia il regista si lascia travolgere dalle citazioni perdendo completamente la bussola dell’originalità. Il film non è male, ma nonostante alcune scelte mirabili, non possiede la stessa potenza di Stranger Things. Forse non era il periodo per un film del genere, mentre la serie cult di Netflix sembra azzeccare anche l’anno. In questo periodo, infatti, siamo colmi di pellicole dall’effetto nostalgia: It Follow, Kung Fury, Turbo Kid, ma anche pellicole meno riuscite come Pixels. Stranger Things trova conseguentemente terreno fertile per un successo assicurato!

Stranger Things vs Super 8

L’istantaneo successo della serie è strettamente legato alle innumerevoli citazioni sparse qua e là dai fratelli Duffer.

Senza perdersi nel mero citazionismo, sono riusciti a creare un prodotto che vive di vita propria. Infatti durante la visione non veniamo distratti dai continui riferimenti, che servono semmai a dare quel tocco in più. Oltre ai film già citati possiamo notare riferimenti ad Alien, La Cosa, Under the Skin, Shining, Incontri ravvicinati del terzo tipo e molto altro. A noi tuttavia non interessa l’elenco di film e pellicole che hanno influenzato Stranger Things. Si respira area di originalità nonostante di originale ci sia ben poco se non la maestria dei due autori.

La regia è cristallina, chiara e precisa, con leggeri movimenti di macchina. Prevalentemente viene usata la camera fissa che rende la serie meno dinamica ma più curata. La fotografia non viene snaturata in post produzione con posticci effetti anni ’80. È la regia stessa con le sue atmosfere a riportarci indietro nel tempo mantenendo un livello tecnico altissimo.

Stranger Things non è un capolavoro in quanto ha la possibilità di darci ancora di più con le prossime stagioni. Quindi con piacere attendiamo di conoscere le risposte alle tante domande sorte in questa fantastica prima stagione.

Stranger Things

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