ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler sul finale di stagione di Slow Horses 5!!
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Claude Whelan ha provato a fare scaccomatto al re. Ma il re di questo gioco è Jackson Lamb, uno dinanzi al quale saltano tutte le strategie possibili. La quinta stagione di Slow Horses (tutta disponibile su Apple TV) si chiude con il Pantano ancora operativo, nonostante tutto. Whelan ha giocato le sue carte meticolosamente, con la convinzione di aver veramente scalzato Jackson Lamb e fatto chiudere per sempre il Pantano. Invece, i ronzini resistono. Galleggiano in una melma fangosa, ma galleggiano. Il finale di stagione di Slow Horses 5, rispetto alle stagioni precedenti, è piuttosto leggero e scorrevole. Ma ciò non vuol dire che non sia stato comunque degno dei trascorsi della serie.
L’immagine iniziale ci mostra un Claude Whelan paralizzato davanti allo schermo almeno quanto tutto il sistema informatico dell’MI5. L’obiettivo dei terroristi di accecare l’intelligence britannica ha colpito nel segno. Tara, grazie all’aiuto di un ingenuissimo Roddy Ho, è riuscita a penetrare il sistema e a mandarlo in tilt, lasciando gli agenti segreti nel buio più totale. La scelta della Prima Scrivania di affidarsi a Tara per acciuffare la banda, si è rivelata totalmente fallimentare. Com’era prevedibile. La ragazza ha giocato sulle insicurezze di Whelan e si è presa gioco di lui, riuscendo a sfuggire al controllo del Park e dando vita all’ultima parte del piano. Tara prende in ostaggio l’ambasciatore libico e contatta il Park per trattare la somma con cui abbandonare il Paese in tutta sicurezza.
Se l’Inghilterra sborserà la cifra concordata, non ci saranno ripercussioni. Al contrario, diventerà operativo l’ultimo punto della strategia di destabilizzazione: attaccare un luogo di culto. Uno degli oltre 5000 presenti in tutta la città.
Non è che il Park abbia tutte queste scelte. Lo sa Diana Taverner e lo sa Jackson Lamb. Un po’ meno consapevole della situazione è invece Whelan, che infatti va nel panico e arranca come può. Il finale di Slow Horses 5 si gioca su un doppio binario: da una parte le trattative con Tara, barricata oltre i confini sicuri dell’ambasciata libica, dall’altra i tentativi di impedire che gli altri terroristi lasciati a piede libero portino avanti la loro strategia colpendo un luogo di culto. Ma quale degli oltre cinquemila presenti nella città potrebbe essere preso di mira? A Jackson Lamb ne viene in mente uno, quello “a cui solo uno psicopatico penserebbe”. Detto fatto. Coe, che qualcosa di sinistramente psicopatico ha, intuisce subito quale sia l’obiettivo: la Chiesa di Abbottsfield, dove si stanno per celebrare le commemorazioni degli indici caduti della strage.
Commemorazioni alle quali prenderà parte anche il sindaco Jaffrey, il vero obiettivo dei terroristi che era sfuggito ai killer solo grazie all’intervento di Shirley e Sterling qualche puntata fa. C’è un buon livello di tensione nel finale di Slow Horses 5. È un epilogo meno cupo degli altri. Prevalgono l’umorismo e la beffa, quasi come se i terroristi fossero solo un momentaneo incidente di percorso mentre la partita si gioca altrove. Infatti la banda libica viene bloccata a metà puntata. Tara finisce di nuovo nel mirino di Jackson Lembo, che sta sempre un passo avanti agli altri. E gli altri due membri della banda finiscono uccisi ad Abbottsfield, dove – incredibilmente – i ronzini riescono a fermarli (non sanno neanche loro come).
Detronizzata la minaccia, Slow Horses 5×06 ha ancora un po’ di tempo per affrontare altre questioni. Anche perché il disastro totale sulla gestione dei terroristi dovrà ricadere su qualcuno. “Parati il culo”, si dice a Londra. E fallo anche in fretta.
River va a incontrare suo nonno nella casa riposo. Abbiamo dovuto aspettare il finale di Slow Horses 5 per vedere il nuovo Jonathan Pryce in una scena insieme a suo nipote. La vecchia volpe dell’MI5 ha ormai brevissimi sprazzi di lucidità in mezzo al buio totale. Ma gli basta una metafora sulle api per accendere la lampadina nella testa di River. All’appello manca un quarto terrorista, che è ancora a piede libero e che vuole una sola testa: quella della Prima Scrivania dell’MI5. Whelan è in pericolo e, cosa ancora più preoccupante, la sua vita è nelle mani di River Cartright. Una certa apprensione, quando è lui a dover gestire le situazioni critiche, è più che giustificata. Soprattutto considerando le iniziative prese nelle ultime puntate.
Ma Slow Horses ci ha dimostrato che i cavalli di razza si vedono alla fine. E, contro ogni aspettativa, River riesce nello scopo e salva la vita di Whelan. Anche l’ultimo terrorista è stato neutralizzato e la minaccia libica su Londra è svanita. C’è stata meno trepidazione rispetto alle stagioni precedenti, quando la posta in gioco era più alta e la situazione in cui i ronzini si sono ritrovati molto più ingarbugliata. Slow Horses 5 ha conservato il suo tocco leggero, concentrando la dose maggiore di violenza nella prima puntata. L’episodio di apertura di Slow Horses 5 era partito col botto: prima scena, prima strage, mitragliata sulla folla e 11 persone uccise.
Ci aspettavamo un crescendo costante di tensione e violenza, invece la serie si è mantenuta su un tono più leggero. Un tono che però ha magnificato quella dose di umorismo corrosivo che è la cifra distintiva dello show e che, ancor di più, ha toccato le solite vette altissime.
È un godimento puro assistere ai dialoghi tra i personaggi di Slow Horses. Tirano fuori sempre la battuta più sconveniente, nel momento meno opportuno. Ed è divertente anche la connessione tra Diana Taverner e Jackson Lamb, che in questa stagione sono riusciti entrambi a liberarsi di Claude Whelan. Slow Horses 5 ha trattato i personaggi con più familiarità e disinvoltura. Gli stessi individui che nelle stagioni precedenti ci venivano presentati un po’ alla volta, sono adesso parte di un quadro che abbiamo già chiaro in testa e quindi il lavoro su di loro è più automatico.
Ne beneficiano il ritmo e la maniera in cui interagiscono sullo schermo. L’accoppiata Coe-River ci ha regalato grandi momenti in questa stagione. E anche i personaggi di Shirley, Sterling e Roddy Ho hanno dato il loro contributo in scelte folli e idiozie varie. È un piacere vederli agire quasi da “squadra”, soprattutto quando nessuno scommetterebbe un penny bucato su di loro. Immaginiamo che questa strana e maldestra alchimia sarà ancora più forte nella sesta stagione (già confermata, come anche la settima).
Sì perché Slow Horses tornerà presto e lo farà ancora una volta in grande stile.
Per ora, ci resta l’ultima (non proprio spettacolare) immagine del piede ustionato e martoriato di Jackson Lamb su cui la regia di sofferma proprio prima dei titoli di coda. Un particolare all’apparenza irrilevante, ma che ci riporta a qualche puntata fa, quando Lamb raccontò la storiella degli interrogatori disumani della Stasi ai tempi della Guerra Fredda. Era davvero lui il protagonista di quel racconto? Speriamo che l’insistenza finale su questo particolare preannunci un approfondimento maggiore sul personaggio di Jackson Lamb. Che, arrivati alla fine della quinta stagione, si conferma il migliore (con distacco) di Slow Horses.








