ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler su Slow Horses 5×04!!
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Avevamo iniziato a recensirla solo qualche settimana fa e siamo già quasi alla fine. Il brutto di Slow Horses è proprio questo: ti sembra di averla appena iniziata e invece è già alle battute conclusive. Come per ogni stagione, anche la quinta è composta da soli sei episodi (disponibile sempre su Apple TV). Un peccato, perché vorremmo vederne ancora, ancora e ancora. Ma ciò non significa che sia una serie frettolosa, sbrigativa o arronzata. Tutto in questo show è perfetto o comunque si avvicina molto alla perfezione. La trama riesce sempre a tenere con il fiato sospeso e i personaggi sono irresistibili, tutti. La quinta stagione di Slow Horses pone molto l’accento sui temi politici (qui le migliori serie tv sulla politica). La serie è iniziata con la strage di Abbotsfield, che ha lanciato anche un grosso segnale politico.
Un uomo sconosciuto ha sparato sulla folla davanti a un banchetto elettorale, minacciando la tenuta del sistema e infiammando la campagna elettorale. Il quarto episodio si prende del tempo per analizzare un po’ più a fondo i due candidati alla prima poltrona cittadina. Abbiamo avuto modo di conoscerli in qualche apparizione – breve ma intensa – negli episodi precedenti. Slow Horses 5×04 tratteggia però ancor più nel dettaglio il profilo dei candidati. Gimball è quello che potrebbe definirsi un moderno leader populista. Nazionalista, con delle idee molto nette sul tema dell’immigrazione e difensore dei valori “tradizionali“, Gimball è quel genere di politico che parla alla pancia della gente. Jaffrey è invece più progressista, ha un figlio adolescente che è un attivista per i diritti ambientali e ha impostato la campagna elettorale come una lotta manichea tra amore e odio, dove lui ovviamente rappresenta l’amore e il rivale l’odio.
Entrambi potrebbero essere in pericolo in base alle previsioni di Coe, che per ora nessuno è riuscito a smentire.
Sentiamo fare discorsi sulla sicurezza, sui valori fondanti della nazione, sull’immigrazione e sulla propaganda. Slow Horses riesce a fare satira politica senza scomodare più di tanto la politica. Entrambi i candidati hanno punti deboli o scheletri nell’armadio, che in campagna elettorale vengono inevitabilmente fuori. Scopriamo per esempio che Gimball, che ha impostato la sua campagna sulla lotta all’immigrazione, è figlio di immigrati, per giunta condannati per piccoli reati. È una macchia sull’idea che ha costruito di sé, un elemento che, se venisse scoperto dai suoi elettori, gli farebbe perdere terreno e probabilmente consegnerebbe la vittoria al rivale. Jaffrey ha invece un figlio in carcere, arrestato per aver inquinato il carburante che ha provocato l’esplosioni nell’episodio precedente.
Il candidato sindaco affronta la questione con preoccupazione, non tanto per le sorti del figlio, quanto piuttosto per l’impatto che la notizia potrebbe avere sui suoi elettori. L’unico pensiero di Jaffrey, con un figlio in manette, è capire quale narrazione sottoporre al suo elettorato. È la politica, la sua versione più realistica e fedele. E serve a Slow Horses per prenderla in giro in maniera molto sottile. Il compito degli agenti, comunque, è quello di mettere in salvo Gimball e Jaffrey da eventuali nuovi attacchi. Nella puntata precedente, Coe ha spiegato ai suoi colleghi che è in corso una strategia di destabilizzazione. I segnali sono chiari: una strage in pieno giorno nel centro della città, il blocco del traffico cittadino e il tentativo di monopolizzare gli organi di informazione con un evento eclatante come l’uccisione dei pinguini allo zoo.

Il punto successivo di questa strategia di destabilizzazione, sempre a detta di Coe, è l’uccisione di un leader politico populista.
Non si sa quanto possano essere attendibili le supposizioni di uno come Coe, ma di fatto Jackson Lamb gli ha dato credito, così i servizi di intelligence si sono mossi. Gli agenti del Pantano, come sempre, hanno deciso di fare da sé. Shirley e Catherine Sterling sono corse al comizio di Jaffrey, mentre l’improbabile duo Cartright-Coe è stato mandato a quello di Gimball. Quello che succede nella seconda parte di Slow Horses 5×04 è surreale. Ma, proprio perché fedele al suo particolarissimo stile, diventa anche straordinario. Shirley e Catherine si imbattono in uno dei terroristi e riescono a sventare l’attacco, anche se in maniera un po’ pittoresca (a proposito: come mai Shirley è ancora al Pantano se alla fine è l’unica che le azzecca tutte?). Va decisamente peggio a River e Coe – che già non si capisce chi li abbia fatti entrare al comizio con quelle facce -.
Coe sbircia da un balcone l’arrivo di Gimball, che, preoccupato che qualcuno possa scoprire la verità sulle sue origini familiari, ripete nervosamente il discorso. In quel momento arriva un addetto alla comunicazione dello staff di Jaffrey, che vorrebbe mediare con Gimball e convincerlo a non sfruttare l’arresto di Jaffrey Jr per fini elettorali. Gimball non rinuncerebbe a quella bomba mediatica neanche in cambio del silenzio sui suoi scheletri nell’armadio, figurarsi per fare una cortesia all’avversario politico. Declina dunque l’offerta, insulta l’uomo che ha difronte e si becca un pugno in pieno volto. River, che nella quinta stagione non ne ha azzeccata ancora una, interviene non si sa per quale motivo. Tira fuori la pistola e mette in fuga l’uomo di Jaffrey. Aveva scambiato l’uomo per il terrorista che stavano cercando?
Ma la cosa più assurda del finale di Slow Horses 5×04 non è il comportamento di River (ancora bloccato nella trincea della guerra precedente, cit).
Nella scena finale, un grosso secchio di cemento legato a un’inferriata cade proprio sulla testa di Gimball, colpendolo in pieno. Morto sul colpo, i terroristi non avrebbero saputo fare meglio. Dove c’è un agente del Pantano, c’è sempre una situazione assurda da risolvere. Sarà interessante vedere come la strana coppia River-Coe spiegherà l’accaduto a Jackson Lamb. E a proposito di Lamb, il capo del Pantano ha un minutaggio ridotto in questo episodio di Slow Horses. Ma diciamo che a Gary Oldman, in questa serie, bastano pochi secondi per fare la differenza e spaccare lo schermo. Lamb riesce a trovare la famosa Tara, la presunta spasimante di Roddy Ho che è impelagata mani e piedi in questa vicenda. Il modo in cui Lamb riesce a stare sempre un passo avanti al Park deve essere irritante, ma è forse una delle cose più belle di questa serie.
Il giudizio sulle puntate di Slow Horses è sempre positivo e il dato sta diventando quasi ripetitivo. Black humour, sarcasmo, dialoghi sboccati e situazioni assurde sono all’ordine del giorno e sono la parte più adorabile di questa serie (che in Italia non abbiamo ancora abbracciato del tutto). È un peccato che ci stiamo avvicinando così velocemente alla fine di questa stagione, che pure è una stagione di transizione (lo show è già stato rinnovato per altri capitoli). Di Slow Horses, in effetti, non se ne ha mai veramente abbastanza.









