Attenzione: evita la lettura se non vuoi imbatterti in spoiler di Shrinking
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Julie (Wendie Malick), la moglie di Paul, ad un certo punto della puntata 3×10 di Shrinking, quando si sta festeggiando il diploma di Alice, pone un’ottima questione a Jimmy. È più difficile essere chi parte o essere chi resta? La riflessione che scaturisce da una semplice domanda è davvero molto interessante, soprattutto per chi ha alla spalle l’intero viaggio di Shrinking. È più complicato partire e lasciare tutto oppure restare e fare i conti con il vuoto lasciato? È possibile integrare le due cose e sopravvivere in maniera dignitosa? Subito torna alla mente Maya, che non c’è più, e il complicato percorso che chi resta, Gaby nello specifico dei protagonisti di Shrinking, deve affrontare. Ma se ne sta andando anche Paul, e anche Alice. E, in qualche modo anche Sean.
La 3×10 di Shrinking è, sotto alcuni punti di vista, la puntata delle partenze. O meglio, della presa di coscienza dell’addio.
Ma è anche la consapevolezza di restare, magari in un posto che si sta svuotando, magari in una casa che da un giorno all’altro sembrerà vuota. Se ne va di nuovo il padre di Jimmy, in maniera piuttosto brusca. E Jimmy rimane, senza Alice, senza il padre e senza Paul.

La 3×10 di Shrinking è una puntata lenta, ragionata. All’apparenza anche troppo, se non fosse per il climax finale. Ci arriveremo. La riflessione che nasce dall’affermazione di Julie è sicuramente il punto di partenza di un episodio che discute in maniera molto malinconica sulla partenza e sull’allontanamento. Per lo più positivo; Alice si sta preparando per andare al college, Sean per iniziare un nuovo lavoro e Brian si prepara ad una trasferta di tre mesi con l’intera famiglia. Liz e Derek scoprono di dover intraprendere un viaggio bellissimo ma anche molto faticoso per diventare nonni. Paul è pronto a lasciare il suo studio e il suo lavoro di una vita per vivere più vicino alla figlia e ai suoi nipoti. Gaby, dal canto suo, sta per intraprendere un viaggio in un lavoro diverso che la impegnerà come non mai e che le permette di rimettersi in gioco. Il padre di Jimmy fa quello che sembra aver fatto per una vita: andarsene nel momento sbagliato.
Chi rimane fermo e uguale a se stesso è solo Jimmy.
Che è costretto a fare i conti con delle assenze importanti, a prepararsi per rimanere (quasi) solo. Tolta anche Sofi dall’equazione, il suo destino sembra questo.
Quindi ci vuole più coraggio a mollare tutto e cambiare vita o è più coraggioso chi resta a rimettere insieme i pezzi? Probabilmente Shrinking non intende darci una risposta, come al solito è molto più importante riflettere su un tema piuttosto che arrivare alla conclusione. Quello che vediamo è Jimmy, questa volta molto più al centro dell’attenzione rispetto al resto della stagione. Vediamo Jimmy alle prese con dei dilemmi difficili, un po’ come eravamo abituati a vederlo all’inizio della sua storia. Ha deciso di troncare con Sofi, non senza risentimento e rimorso, non riesce a riconnettersi con il padre che dal canto suo fa di tutto per rendersi odiabile e, come punta dell’iceberg, Paul lo sta lasciando.
Se fino ad ora non avevamo colto l’amarezza da parte di Jimmy in merito all’addio di Paul, nella 3×10 di Shrinking vediamo per la prima volta quel risentimento anche piuttosto genuino dell’allievo nei confronti del maestro.

Paul, che per Jimmy è una figura paterna altrettanto complicata ma più accessibile, si sta allontanando per motivi personali che non coinvolgono il suo protetto. Ma Jimmy si sente tradito, dal fatto che ha dovuto saperlo da Meg in primis e dall’apparente disinteresse del suo mentore nei suoi confronti.
Nella 3×10 di Shrinking Jimmy continua sulla sua linea coerente di apparente calma, fino a che non riesce più a tenersi tutte le emozioni dentro. Il carico è enorme: la figlia sta diventando un’adulta senza di lui, lo studio di Paul andrà a Gaby, il suo mentore se ne sta andando e il padre mette il carico da novanta, rimarcando un comportamento tendente al menefreghismo più completo. Jimmy, che è l’unico fermo nello stesso punto, esplode con l’unica persona con cui può davvero esternare i suoi sentimenti. Lo stesso che gli ha insegnato a farlo ma che se ne sta lavando le mani, secondo la sua mentalità: Paul. Jimmy lo usa come parafulmine, come un capro espiatorio cui addossare tutte le colpe.
Perché in fondo, Shrinking ce lo dice chiaro e tondo, sono le persone che si assumono la responsabilità di starci accanto che si prendono anche i nostri malumori.
E allora Paul sta al gioco, si fa dire tutto quello che Jimmy ha bisogno di dire (in realtà) al padre. Si prende tutta la rabbia accumulata negli anni, per una vita che non è quella che si aspettava, per i rimorsi che un uomo adulto si porta dentro.
Paul è disposto a mettersi al posto del padre di Jimmy, se questo può servire a quest’ultimo. Fino a che, alla rivelazione della storia con Meg, le cose cambiano. Paul si rende conto che Jimmy sta scaricando delle cose che, per la maggior parte, non hanno senso. Si lamenta di non aver ottenuto un lavoro che non ha mai voluto, lo studio. Si lamenta di odiare il padre senza mai averci provato davvero a parlare. E si lamenta della partenza di Paul senza dimostrare alcuna empatia nei confronti delle motivazioni che lo spingono a prendere tale decisione. In quel momento qualcosa si rompe e Jimmy torna ad essere quello che conoscevamo, fin troppo tristemente: un uomo che non sa fare i conti col passato, che non sa prendere delle decisioni finali e che si lascia sopraffare dalle emozioni.
Ma stavolta Paul si arrende, non può più sostenerlo come faceva un tempo. Non ha più energie per rimetterlo in sesto, stavolta deve pensare prima a se stesso e al suo di benessere.
Nella 3×10 di Shrinking va tutto troppo bene, è tutto troppo calmo. Il colpo arriva solo alla fine, la rottura irrompe in un cielo fino a quel momento fin troppo sereno.

E torniamo alla domanda iniziale, è più difficile partire o restare? Jimmy è costretto a restare, e decide di farlo nel peggior modo possibile. Allontanando chi se ne sta andando, alimentando solo altri rimorsi. Eppure solo poco prima lo stesso Paul gli aveva detto che il dialogo è fondamentale, non tanto per cambiare l’altro quanto per togliersi un peso dalle spalle. Ma Jimmy ricade nel vecchio tranello del risentimento, senza accorgersene. Sente su di sé la responsabilità di chi resta, il senso di colpa di chi rimane. E questo lo porta a sbagliare, a non ragionare sulle parole che dice, a perdere qualcosa che non avrebbe mai voluto perdere. Lo aveva già fatto con Sofi, e ora Paul. Lo stesso Paul che lo ha tenuto in piedi nel momento peggiore della sua vita.
Ma Shrinking ci chiede di essere clementi con Jimmy, ci induce alla comprensione. È fondamentalmente un uomo solo che sta vedendo molti dei suoi punti di riferimento migrare o cambiare del tutto.
E lui che, invece, aveva solo bisogno di permanenza si ritrova a combattere se stesso. Shrinking non ci dice se soffre di più chi parte o chi resta, ma ci invita a riflettere sulle difficoltà di entrambe le fazioni. E la domanda di Julie rimane, sapientemente, senza risposta.







