Attenzione: evita la lettura se non vuoi imbatterti in spoiler di Shrinking
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Anche quelli che sembrano incrollabili, quelli che lavorano con i sentimenti e che sembrano avere tutte le risposte, possono cadere. Soprattutto quando si tratta di rapporti con una qualsiasi figura genitoriale, biologica e non. Stavolta, dopo qualche momento più in ombra, tocca a Jimmy. Anche a Gaby a dirla tutta, ma ci arriviamo per gradi. La 3×09 di Shrinking è una puntata calma, ragionata e apparentemente priva di colpi di scena eclatanti. Ma sappiamo bene che l’apparenza tende ad ingannare il più delle volte. Dietro questa calma fittizia si celano delle insidie ben conosciute a chiunque, o almeno a chiunque abbia mai avuto a che fare con una figura di riferimento. Cioè tutti.
Per Jimmy si tratta proprio del padre, che avevamo già intravisto all’inizia della terza stagione ma di cui non era stato approfondito né il carattere né il tipo di relazione con il figlio.
Per Gaby è ancora Paul, una figura che più che paterna diventa totalizzante. Nel bene e nel male. Il tema della puntata è meno palese del solito, meno forte e anche meno sentito. E forse stavolta, il tema è ciò che ci vogliamo vedere più che ciò che Shrinking ci vuole mostrare.

Come dicevamo, il padre di Jimmy irrompe nuovamente a casa del figlio, per partecipare alla festa di diploma di Alice. Jimmy sembra continuamente a disagio in presenza del genitore e comunica, anche in maniera molto fisica, una forte inadeguatezza a condividere gli spazi con lui. Capiamo subito, quindi, che c’è qualcosa di non detto, qualcosa che turba Jimmy nel profondo e che non può essere solo un tipico distacco padre figlio. Anche per uno psicologo, in fondo, le questioni irrisolte con i genitori sono le più difficili da affrontare. Anche Jimmy, che forse si stava cominciando ad adagiare nella sua stessa sicurezza, comincia a vacillare.
Shrinking ci pone di fronte all’eterna confusione che si crea nell’interazione con un genitore o con una figura genitoriale. Si può essere indipendenti, sicuri di sé, saldi sui proprio principi. Ma un genitore sarà sempre in grado di sfaldare qualsiasi sicurezza.
Anche la più resistente. E infatti Jimmy, che oltretutto sta iniziando a frequentare finalmente Sofi, si fa sopraffare da tutto questo. Il padre, che apparentemente sembra simpatico a tutti, lo mette a disagio e gli fa rivivere die momenti che sta cercando di superare. Lo costringe a rivivere quelle delusioni che ha cercato di non replicare.
Nella 3×09 di Shrinking scopriamo che il padre di Jimmy era un padre semi assente, che c’era solo quando capitava ma che è sempre stato molto bravo ad imbellettare le situazioni per rendersi simpatico a tutti. La questione più grande, però, arriva quando Jimmy è costretto a fare i conti con una cattiveria ben celata del padre nei confronti di Tia, la moglie defunta di Jimmy. In una situazione in cui Jimmy sta cercando di andare oltre il passato, di rimettersi in gioco e di essere un uomo diverso, il giudizio del padre non può che colpire nel segno. E allora Jimmy cede, manda all’aria il rapporto con Sofi (Cobie Smulders) e vacilla completamente nel racconto della verità alla figlia Alice.

Ma Jimmy è un adulto, sa che deve fare l’adulto. È proprio Sofi a dirglielo, cercando di entrare in punta di piedi in questa complessa situazione. Jimmy è un adulto ed è anche un terapeuta, dovrebbe sapere come gestire qualcosa del genere.
Un adulto dovrebbe poter fare i conti con un padre con i suoi problemi, dovrebbe ormai aver fatto pace con un genitore fallibile. Ma Jimmy, nonostante le sicurezze acquisite, è un adulto da troppo poco tempo. Jimmy è un adulto immaturo che solo da poco ha imparato a gestire tutto.
Questo non fa di lui un adulto migliore o peggiore di altri, fa di lui un adulto fragile e vulnerabile. Uno di quelli che non riesce a digerire le parole del padre. Shrinking lo sa e ce lo fa capire: è praticamente impossibile ignorare emotivamente gli imput dei genitori. Per tutta la vita. Ma Shrinking sa anche che la rottura deve avvenire, bisogna diventar adulti. E lo racconta anche attraverso Gaby che si ritrova nuovamente ad interrogarsi sul suo futuro nello studio di Paul. Ma soprattutto si interroga sulla complessità di assumere l’eredità di Paul. Inizialmente acconsente, principalmente perché Paul le fa tenerezza. Esattamente come si asseconderebbe un padre per non doverlo vedere soffrire, mettendo da parte i proprio sentimenti e dando rilievo a quelli contorti di un genitore affranto.
Ma per fortuna, Gaby ha Paul come figura di riferimento e Paul è in grado di capire che sta facendo la cosa sbagliata non incitandola a seguire la sua strada (va detto che Liz gli da una mano, in questo).
E allora Gaby riesce a ritrattare, a tornare sui suoi passi, senza rinnegare il suo passato e senza evitare di affrontare Paul. Gaby cerca di essere adulta.
Paul, con la sua solita delicatezza, le intima di smettere di fare la vigliacca, di alzarsi e andarsi a prendere quello che vuole. Gaby, a differenza di Jimmy, cede alla pietà ma è anche in grado di razionalizzare il suo futuro e i suoi sentimenti a riguardo. Gaby affronta il suo destino, per quanto complicato possa essere sentirsi dire delle cose forti e importanti. Proprio come Sean, che capisce di doversi caricare sulle spalle la sfuriata del collega solo per assaporare un po’ di sano egoismo. Sean, che ha iniziato troppo presto ad essere adulto, adesso lo diventa nel modo giusto. Affrontando ciò che lo fa stare male, senza evitare il dolore ma provando a renderlo parte del gioco.
La 3×09 di Shrinking sembra nascondere il tema principale, ma in fondo è davvero molto semplice: diventare adulti fa schifo. Essere degli adulti è complesso e doloroso, è disagevole e complicato. Ahinoi, è anche necessario.

E Jimmy, forse più di tutti, lo sa bene, lo dice ai suoi pazienti, lo proclama a sua figlia. Ma più il rischio è alto e più la caduta sarà dolorosa. E allora anche gli adulti falliscono, smettono di razionalizzare e cedono al sentimentalismo più infantile.
Jimmy è un adulto, e dovrebbe fare i conti col suo passato. Ma Shrinking, ormai lo sappiamo, non rende mai tutto bianco o nero. Per fortuna. E infatti, forse per la prima volta nella terza stagione, ci immedesimiamo più facilmente in Jimmy, sentiamo il suo malessere e il suo disagio. Percepiamo la sua angoscia perché probabilmente l’abbiamo vissuta in prima persona. Comprendiamo la difficoltà di volere a tutti i costi essere superiore, soprattutto di fronte ad Alice, senza riuscire a mantenere una dignità salda. Capiamo come sia facile regredire in un secondo, di fronte ad un genitore che ha l’abitudine di colpevolizzare senza raziocinio. E capiamo anche Gaby che fa di tutto per assecondare un capriccio di una figura paterna, e Sean che ha paura di affrontare le conseguenze dolorose di un amico ferito.
Siamo adulti, sappiamo che tutto quello che vediamo in Shrinking è reale e realistico. Ma, come Jimmy, abbiamo una gran voglia di essere adulti indipendenti ma fatichiamo come dei pazzi per mantenere un minimo di amor proprio di fronte ai nostri genitori.
Ancora una volta Shrinking riesce a prendere un tema annoso e complicato, di certo non rivoluzionario, e a renderlo comprensibile e accogliente.E come al solito noi spettatori ci rimuginiamo su per almeno un’altra settimana, fino al prossimo episodio.







