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Shrinking 3×08 – Conoscere il dolore, purtroppo, non aiuta ad affrontarlo

Shrinking

Attenzione: evita la lettura se non vuoi imbatterti in spoiler di Shrinking

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La cosa peggiore che ci aspettavamo è accaduta. Se nella puntata precedente avevamo anche solo una piccola speranza di avere male interpretato le parole di Gaby riguardo a Maya, nella 3×08 di Shrinking le nostre aspettative vengono purtroppo confermate. L’episodio si apre con il funerale di Maya, a cui Gaby cerca di assistere pur rimanendo in disparte. È una puntata malinconica, l’ottava della terza stagione di Shrinking; una puntata che lascia l’amaro in bocca e che (forse più delle altre) spinge alla più violenta consapevolezza. Consapevolezza del dolore, della mancanza, del difetto che viene a galla, della separazione. Maya non c’è più e allo stesso tempo si conferma uno dei personaggi più importanti dell’intera stagione tre di Shrinking. Da quando appare per la prima volta, era facilmente intuibile la sua necessaria presenza, il suo apporto fondamentale alla trama ma anche e soprattutto alla realizzazione di un concetto più grande del personaggio stesso.

Maya è il personaggio che più di tutti in Shrinking (in tutta la serie) lascia dietro di sé una lezione, senza nemmeno accorgersene.

È quella che più di tutti, in maniera silenziosa, riesce ad entrare nelle menti di chi le è accanto e anche di chi la sta guardando.


Shrinking
credits: Apple Tv

La 3×08 di Shrinking si apre in maniera piuttosto triste, come dicevamo, e continua con un tentativo di ripresa che non sembra attecchire più di tanto. È chiaro che Shrinking rimane pur sempre una dramedy, e la chiave ironica ha sempre il suo peso. In questa puntata in particolare, però, non è facile togliersi di dosso quel peso che ormai condividiamo con i personaggi, nonostante Derek sia una piacevolissima costante in tal senso. Così Jimmy che tenta di avere un disperato appuntamento con Sofi non ci appaga come avremmo sperato. Nonostante fosse molto tempo che aspettavamo che succedesse, nonostante fossimo pronti a farci sorprendere in questo senso. Sofi, che entra nella vita di Jimmy in punta di piedi rispettando il lutto e il suo passato, sembra incarnare l’atteggiamento che lei stessa con Jimmy assumono nei confronti del pubblico.

Cercano di entrare silenziosamente nella mente di uno spettatore turbato e avvilito dalla morte di Maya. Purtroppo, non riescono nell’impresa e per quanto la loro relazione abbia degli elementi divertenti e interessanti, il pensiero di chi li guarda è troppo radicato altrove.

Shrinking sembra tentare il tutto per tutto per distrarci ma, stavolta, non ci riesce. O comunque non del tutto, probabilmente perché questa volta il lutto lo conosciamo da vicino.

Il lutto di Tia lo avevamo conosciuto solo attraverso gli occhi di Jimmy, di Alice e di Gaby (Jessica Williams). Avevamo visto solamente la fase di realizzazione della realtà da parte die personaggi, l’elaborazione del dolore di qualcosa che non conoscevamo. Con Maya la situazione si ribalta: conosciamo Maya, conosciamo i suoi problemi, conosciamo le sue paure e avevamo iniziato a vedere anche le sue speranze. Probabilmente, è proprio questo che ci rende vulnerabili alla sua scomparsa. Stavolta, Shrinking ci mette di fronte al dolore più grande, a quel tipo di dolore che può provenire solo dalla consapevolezza. Questa volta non vediamo solo Gaby elaborare il lutto, stavolta siamo tutti Gaby. Siamo tutti attoniti e confusi, tristi e arrabbiati.

Shrinking
credits: Apple Tv

E stavolta non basta la lezione di Paul, non bastano nemmeno le belle parole degli amici, né la distrazione divertente. Il dolore legato a Maya è dovuto alla sua conoscenza ma anche e soprattutto all’incredulità.

Fino a qualche puntata prima Shrinking innalza il suo personaggio a maestra di vita, la rende una portavoce di un sentimento amaramente condiviso come la solitudine. Solo poco tempo prima avevamo tratto da Maya la lezione più importante di tutta la stagione: condividere la propria solitudine può essere salvifico.

Come spesso accade in Shrinking, la sorpresa è tutt’altro che positiva. Nella 3×08 ci ritroviamo col cuore spezzato, nulla che ci riesca a consolare e tantissime domande che non avranno mai risposta. In fondo, come afferma Paul cercando di consolare Gaby, non è la conoscenza dello stato delle cose che ci fa stare meglio. Perché Maya ha fatto quel che ha fatto, se lo ha fatto di proposito oppure no, se ha sofferto o se ha lasciato delle questioni irrisolte. Sono tutte questioni lecite, ma che non avranno mai un completamento e arrovellarsi per trovarlo non può che portare ad altro dolore.

Non è sempre la conoscenza che ci fa stare meglio, non sempre avere una visione d’insieme ci permette di conoscere meglio il dettaglio. Paul sta cercando di dire a Gaby che non sarà ponendosi le domande giuste che otterrà le risposte giuste.

Sta cercando di farle capire come la fragilità, il più delle volte, possa e debba risultare incomprensibile. Sta dicendo a tutti noi che non è così che si risolve il dolore; il dolore va affrontato anche attraverso i gesti quotidiani e non per forza tramite la consapevolezza dello stato delle cose.

Paul sta spiegando a Gaby e anche a tutti noi come l’uomo, che per natura tende a voler conoscere la verità, si trovi in difficoltà quando non riesce a darsi delle risposte. Eppure, la salvezza in questi casi è proprio l’ignoranza. Nel suo piccolo, anche Liz affronta una questione simile con Brian e la figlia. La sua mania di controllo, che la spinge a stare con la piccola più tempo possibile per assicurarsi che i neopapà si comportino bene, viene frenata da una sorta di epifania (incalzata dall’incontro con Ava): non può conoscere tutto, non può avere tutto sotto ai suoi occhi, deve necessariamente lasciare degli spazi alle persone a lei care. Cosa che le riesce molto bene con Gaby, ad esempio. Sa che l’amica ha bisogno di tempo per affrontare la perdita e si interessa a lei nella giusta maniera.

Ma stavolta, di nuovo, è Gaby ad innalzare dei muri. Quando anche altri pazienti dimostrano di non fidarsi più di lei, Gaby crolla sotto il peso di una responsabilità che non riesce a non assumersi.

Shrinking
credits: Apple Tv

Nuovamente Gaby incarna tutto il pubblico, dimostra un atteggiamento di resa nei confronti della positività, della quotidianità, della vita per come è in quel momento.

Non è conoscere il dolore che fa la differenza, non è la coscienza del motivo che aiuta a risolvere l’atto finale. Nonostante sia contro la natura umana, non sempre la conoscenza è la soluzione. Shrinking ci dice che il dolore non è solo qualcosa da affrontare, ma anche qualcosa con cui fare i conti tutti i giorni, qualcosa che pone delle domande ma non dà le risposte. Gaby è una donna consapevole e intelligente, emotivamente matura e perfettamente integrata in un mondo in cui il dolore è una costante. Eppure, è umana e quando il dolore è inaspettato colpisce nei punti più sensibili di qualsiasi scorza.

Il vuoto che lascia Maya, nella vita di Gaby ma anche nella stessa narrazione di Shrinking, è quasi incomprensibile, inafferrabile. È un vuoto che nasce dall’affetto e dal legame precedentemente creato.

È un dolore che insiste sulla presa di coscienza delle cose, che preme sul nervo dell’inspiegabilità. Il peggior dolore che si possa provare, quello che non ci si riesce a spiegare. Quello con cui è difficile fare i conti perché non c’era mai stato bisogno nemmeno di pensarlo. Eppure, in fondo è quasi semplice secondo Sean: Maya aveva molti problemi ma quando era col suo gruppo aveva sempre un bellissimo sorriso.