Attenzione: evita la lettura se non vuoi imbatterti in spoiler di Shrinking
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È mercoledì e, come tutti i mercoledì, l’appuntamento è con un’altra puntata della terza stagione di Shrinking. Un po’ come gli appuntamenti dal terapeuta, Shrinking si propone anche questa settimana di analizzare i nostri problemi e le nostre ansie. Sempre con quella giusta dose di ironia che rende tutto più soffice, anche se non meno doloroso. C’è da dire che ormai siamo abituati, come se Shrinking abbia effettuato una sorta di terapia d’urto sulle nostre menti. Sappiamo cosa aspettarci e allo stesso tempo siamo pronti a farci sorprendere. In ogni modo, Shrinking si sta assestando, la seconda puntata di una stagione non può certo essere risolutiva né conclusiva di nulla.
Ma, come dicevamo, Shrinking ha sempre un asso nella manica per sconvolgere le nostre aspettative. La seconda puntata è piena di cose, messe in fila e affrontate (come è solita fare Shrinking) con un filo conduttore che le unisce.
Come un professore che dalla cattedra introduce la lezione del giorno: quest’oggi parliamo di egoismo. E di come, soprattutto, possa essere salvifico in alcuni specifici momenti della vita di chiunque.

Introduzione alla lezione numero due di Shrinking: il secondo episodio della terza stagione è diretto da Zach Braff che, forse traendo spunto proprio dalla serie che lo ha reso chi è oggi, sembra tracciare una linea comune tra i personaggi. Tendendo leggermente al riassunto finale, ma senza quella voce fuoricampo che ben conosciamo da Scrubs. La puntata fa leva su quello che potremmo chiamare un sano egoismo, difficile da mettere in atto ma altrettanto funzionale alla riuscita di qualsiasi controversia. La narrazione segue uno schema preciso, prima il problema poi la ricerca della soluzione e solo alla fine la chiave di svolta. Inizia tutto col problema più grande, che è quello delle allucinazioni di Paul, dovute all’avanzamento inesorabile della malattia.
Un avanzamento che, avevamo visto già da tempo, non riesce a digerire e a inserire nella sua vita quotidiana.
Nel suo caso (Paul esce sempre leggermente dallo schema di Shrinking) la soluzione è immediata: smettere di lavorare e dedicarsi alla salute, prendendosi del tempo per rimettersi in armonia col suo corpo. Niente di più lontano da Paul stesso, che infatti dimostra insofferenza.
Il problema a seguire è quello di Jimmy che, bloccato in una vita che non gli sembra la sua (lo dice quasi letteralmente a Louis) non sa come comportarsi con Sofi. Nota a margine: Sofi è interpretata da Cobie Smulders, la Robin di How I Met Your Mother. Vederla recitare al fianco di Jason Segel (che in How I Met Your Mother era Marshall) crea un misto di malinconia e stranezza che, incredibilmente, funziona. Senza un apparente motivo. In ogni caso, Jimmy non riesce a non pensare alla moglie che non c’è più e ha problemi a lasciarsi andare a una nuova eventuale avventura. E poi c’è il problema di Louis e Gaby, il più intenso dell’intera puntata e anche quello più atteso.
Louis, l’uomo che guidava la macchina che ha investito la moglie di Jimmy, entra a far parte della loro vita dopo una straziante stagione (la seconda) incentrata sul perdono.
Ma Gaby, migliore amica della moglie di Jimmy, non aveva mai mostrato entusiasmo per questo evento e finalmente nella seconda puntata della terza stagione, scoppia. In pieno stile Shrinking, Gaby tira fuori le sue emozioni senza filtri e, incredibilmente, aiuterà Louis a sbloccarsi a sua volta.

Il problema di Louis era legato alla sua ex ragazza, con la quale non aveva più parlato dopo l’incidente. Dopo la sfuriata di Gaby, prende coraggio e sblocca una situazione scomoda per lui in primis. Ma la parte davvero interessante in questa vicenda è il punto di vista di Gaby che, apparentemente, sembra troppo egoista e severa nei confronti di un uomo che agli occhi dello spettatore si è dimostrato redento. Ma Shrinking ci insegna che non esiste il bianco o il nero, esistono le persone. Che hanno delle sfumature tutt’altro che semplici da denominare. E allora Gaby si fa portatrice della lezione del giorno di Shrinking: l’egoismo è necessario quando la situazione appare bloccata. A Gaby non sta bene che Louis faccia parte della vita di Alice e Jimmy, non comprende come possano averlo perdonato in maniera totale, sente che c’è qualcosa di sbagliato nel loro atteggiamento.
E la nota sbagliata non è legata alla colpevolezza di Louis, quanto al suo rifiuto di vivere la sua vita.
Anche in questo frangente drammatico, Gaby rimane una terapeuta. Anche nell’egoismo più puro, conosce e riconosce un animo umano spezzato e tormentato. E ne intuisce la soluzione. In maniera egoistica, è stanca di pensare che Louis non stia vivendo la vita che ha rubato alla sua amica.
La drammaticità di questo momento legato a Gaby e Louis è molto potente e, come spesso accade in Shrinking, ha un effetto quasi calmante per il pubblico. Perché rappresenta la risoluzione dell’intreccio, il rimedio al problema che ci stava affliggendo. Quando utilizziamo la metafora di Shrinking come fosse un terapeuta, l’accostamento non è certo casuale. La serie ha un modo tutto suo di raccontare le complessità della vita quotidiana al grande pubblico, cercando il modo di risolvere il risolvibile con strumenti alla portata di tutti. Nel secondo episodio della terza stagione, lo stesso Paul che solitamente è il maestro di tutti, deve lasciarsi andare a del sano egoismo. E il fatto che non riesca a staccarsi dal suo lavoro, che lo rende la persona che è, crea vari espedienti divertenti ma anche molto consapevoli. Vedere Paul che aiuta Derek nello spogliatoio di una palestra col suo problema genitoriale, è esilarante, perché la situazione è paradossale.
E comprendiamo come Paul sia disposto ad arrivare a tanto pur di lavorare. Ma ci fa anche capire l’importanza di un lavoro come quello del terapeuta che non riesce a smettere di esserlo.
Il suo atto di egoismo è accettare che, nel bene e nel male, il lavoro lo tiene vivo.

A questo punto, un buon insegnate direbbe che la morale non è mai una sola e che non sarebbe affatto scontata. Eppure, nella seconda puntata della terza stagione di Shrinking un filo rosso c’è ed è anche piuttosto evidente. Potrebbe non essere l’unico, certo. Ma quantomeno è quello che più unisce l’economia generale della puntata ma anche della serie stessa. Nella seconda stagione Shrinking riflette sul perdono e sulla difficoltà di perdonare anche azioni fuori dal nostro controllo. Con la seconda puntata della terza, Gaby riprende il filo di quel discorso e torna sulla fatica, del tutto umana e comprensibile, di assolvere un colpevole. E lo fa in maniera imperfetta, quasi confusa, molto individualista. Lo fa sbagliando e allo stesso tempo con una consapevolezza che solo il lavoro di terapeuta può darle.
Ci mostra, a tutti gli effetti, una persona fallibile che, di tanto in tanto, ha bisogno di essere egoista.
Magari per preservare se stessa, magari per dare una lezione a qualcuno. In ogni caso la morale pare essere chiara: l’egoismo può avere forme diverse e atteggiamenti diversi. Ma nei momenti di crisi, può essere davvero l’unica scelta.






