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10 motivi per amare John Watson

Occhi piccoli, visti, capelli corti sale e pepe, andatura decisa e un sorriso benevolo fanno del John Watson di Steven Moffat e Mark Gatiss uno dei personaggi più amati di Sherlock. Gli sceneggiatori della serie targata BBC One hanno giocato bene le carte in tavola catturando l’attenzione di una grande fetta di pubblico amante del genere poliziesco e di Sherlock Holmes. Tuttavia, non possiamo negare che questo retelling intraprendente e avvincente abbia dato la possibilità anche alle nuove generazioni di avvicinarsi al mondo creato da Conan Doyle.

Mettendo da parte Sherlock, che la maggior parte di noi ha saputo apprezzare riscoprendo le grandi doti recitative di Benedict Cumberbatch, concentriamo l’attenzione su Watson, il minuto e buffo medico e collaboratore dell’investigatore privato del 221 B di Baker Street.

Nella serie è interpretato da Martin Freeman, ormai noto alla maggior parte anche per i ruoli ne Lo Hobbit (forse potrebbe avere un ruolo nella serie in arrivo de Il Signore degli Anelli?), Fargo e anche Captain America: Civil War. Freeman, con grande talento, ci ha consegnato un John Watson indimenticabile, forse anche più di quello di Jude Law. In questo modo, durante la visione della serie britannica è stato facile individuare quei dieci motivi per cui abbiamo scoperto di amare il medico di Baker Street.

1) Il suo entusiasmo contagioso

Sherlock

La prima impressione, guardando John Watson, potrebbe essere quella di star guardando un uomo serio, abitudinario. E in effetti avreste ragione. Tuttavia, le numerose puntate di Sherlock ci hanno insegnato che sotto quel muso lungo, al di là degli ‘okay’ stizziti e della fronte corrucciata, si nasconde un animo pronto a esprimere sorpresa e entusiasmo davanti a qualsiasi avvenimento interessante o nuova scoperta.

In Sherlock lo dimostra spesso.

Sono infatti memorabili commenti come “amazing” o “fantastic” ogni volta che si ritrova ad affrontare situazioni quasi assurde sul lavoro. Espressioni simili vengono espresse da lui anche quando scopre qualcosa di incredibile nella personalità del collega che, come sappiamo, è sempre pronto a voler stupire alleati e avversari.

2) Una grande espressività

Ammettiamolo: Martin Freeman è molto espressivo e questo grande dettaglio non fa che giovare al personaggio della storia. La scelta dell’attore non poteva essere migliore poiché Freeman ha saputo distaccarsi dai libri quanto basta ma al tempo stesso è stato capace di restituire ai lettori e agli spettatori delle caratteristiche riconoscibili nei movimenti che già avevano catturato i fan più tradizionali.

Le preoccupazioni, le reazioni agli eventi e le emozioni espresse anche solo attraverso uno sgranamento degli occhi hanno dato vita alla personalità del Watson della serie che amiamo. Il suo volto ci contagia con sensazioni felici, tristi, d’irritazione ed è proprio questo aspetto che ci porta ad affezionarci a lui.

3) Il sense oh humor

Sherlock

Poiché è Sherlock ad avere la personalità più forte e stravagante del duo, può passare in osservato che persino il Dr Watson possieda dei lati divertenti e imprevedibili che lo portano a ridere, fare battute e prendere il giro il suo compagno.

Sia Sherlock che Watson sanno infatti sorprendere rivelando improvvisamente pezzetti dei loro caratteri che non sono mai conosciuti del tutto da tutti.

Pensiamo a uno degli episodi più belli della serie: Scandalo a Belgravia, in cui facilmente prende in giro Sherlock e fa battute sulla sua nudità e sul lenzuolo. Oppure nei dialoghi con Mrs Hudson, con cui ha da sempre avuto un amorevole rapporto.

4) Influencer del duo investigativo

Che dire, John Watson è in realtà la principale fonte di guadagno del duo investigativo perché è proprio grazie ai racconti dei casi che ogni volta pubblica sul suo blog che molti clienti sono approdati al 221B di Baker Street. Se fosse infatti stato per Sherlock la loro unica fonte di guadagno sarebbe stato qualche orto botanico o fioraio o serra troppo fuori mano anche per inviare soldi. Dunque, in termini economici, davvero poco proficua.

Ma con le sue abilità di narratore e inconsapevole venditore del mestiere, John Watson ha saputo creare una ragnatela di contatti utili al lavoro dell’investigatore. Di conseguenza, è un uomo multitasking che resta al passo coi tempi. Non sorprende che Mary se ne sia innamorata e… forse, anche il suo collega? Non ci è dato saperlo, a meno che non vogliate sbirciare qualche fan fiction ben voluta.

5) Il valore che dà all’amicizia

Sherlock

Parlando proprio dei JohnLock, sono molte le teorie avanzate dai fan della serie in questi anni, gli sceneggiatori ci hanno persino scherzato rendendo gli stessi personaggi della storia semi consapevoli di questo infinito fanshipping. Ma che sia amore o amicizia, la verità è che John prova un affetto immenso nei confronti di Sherlock, motivo per cui mai lo tradirebbe.

In Sherlock il valore che John dà al suo rapporto con il collega e amico è inestimabile.

In realtà, puntata dopo puntata, si nota molto che per John l’amicizia è importante poiché per un amico o amica lui sarebbe disposto a tutto e questo rivela molto di positivo in lui.

6) Il suo desiderio di avventura

Abbiamo già notato come il Dr Watson a volte sembri desideroso di una vita normale, da trascorrere in una sua clinica medica per poi tornare a casa dalla sua famiglia. Ecco, questo è vero ma ciò che crediamo di desiderare forse non è davvero quello che vogliamo e, questo detto, John lo dimostra molto bene nelle sue azioni.

Nonostante per diverse puntate avesse esternato la volontà di lasciare l’amico per vivere una vita serena, alla fine si scopre smanioso di conoscere i casi, parteciparvi, risolverli. Dopo il matrimonio e dopo il litigio con il folle collega, John Watson fa di tutto per tornare a rivestire i panni del detective spericolato.

7) sotto sotto… è un festaiolo!

Ce lo ricordiamo tutti il famoso addio al celibato? Credo proprio di si. Ormai è chiaro: il Dottor Watson ha una personalità che non annoia mai e lo dimostra bene durante la notte di alcol e giochi divertenti passata tra le strade di Londra.

Per non parlare del fatto che nello stesso episodio, da ubriaco, si immerge con Sherlock (il cui pilot originario non è mai andato in onda) nel tentativo di risolvere un caso presentandosi a casa dei testimoni e indiziati ubriaco fradicio e pronto a ballare.

8) Sa quando perdonare

Un altro grande motivo per cui abbiamo amato e ancora amiamo questo personaggio è la sua capacità di capire ed empatizzare con chi ha di fronte. Questo accade specialmente con Sherlock e Mary, le due persone che più lo hanno amato e più lo hanno fatto soffrire.

Tuttavia in Sherlock è proprio nei momenti di sofferenza che il dottore ha dimostrato di essere diverso da tutti.

Lui ha saputo perdonare, ha fatto qualcosa che non tutti avrebbero fatto e questo non lo rende ingenuo, ma superiore e razionale. Dopo essersi allontanato, dopo aver atteso e metabolizzato ha guardato in faccia la realtà e ha saputo soppesare ciò che davvero importava nella sua vita e quanto fossero necessarie le persone che avrebbe dovuto cacciar via con un’altra decisione.

9) È un discreto ballerino

Sherlock

Così come per il sense of humor, ecco che il nostro affetto per questo personaggio aumenta guardandolo ballare durante il giorno del suo matrimonio. È buffo, di certo non bravo, ma romantico con Mary e felice con Sherlock. Martin Freeman nelle ultime scene del matrimonio ha saputo rivelare un’ulteriore sfaccettatura del personaggio che sicuramente ci impedirà di dimenticarlo e ci permetterà di sorridere ricordandolo.

10) Un mix perfetto di intelligenza e intuito

Sherlock

Che dire ancora? Oltre ai momenti privati e al carattere tutto particolare (forse mai quanto quello del protagonista) emerso in relazione ai fratelli Holmes, non passa in secondo piano il talento in medicina nutrito dall’intelligenza e dall’ intuito dimostrati durante i casi.

Tutto ciò lo rende una figura ancor più affascinante e interessante, sin dalla prima apparizione in Uno studio in rosa. Ecco perché questo mix perfetto, episodio dopo episodio, non ha fatto altro che consolidare il fatto che i motivi per cui lo amiamo, forse, sono persino più di dieci.

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