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Lettera di Sherlock alla figlioccia Rosie Watson

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Ciao Rosie,

è inutile che alzi gli occhi al cielo nella migliore imitazione di tuo padre. Ti sto scrivendo una lettera, il concetto non dovrebbe esserti completamente estraneo nonostante tu sia una… millennial. Dopotutto sei cresciuta con me, in un ambiente stimolante per quanto non molto colto (almeno nel senso più comune del termine). La cultura generale non è una cosa che mi interessa particolarmente, John ha provato a coinvolgermi nelle sue letture ma senza risultati. Anche tu hai tentato di portare un po’ di conoscenza a Baker Street; sin da bambina tentavi di insegnarmi i nomi dei pianeti del sistema solare, oppure, già più grandicella, di spiegarmi cosa rendesse il sonetto di Shakespeare quello che è (spero non ti vergognassi della mia ignoranza selettiva).

Insomma Rosie, dovresti già sapere che nel corso della tua breve vita mi hai insegnato molto più di quanto io abbia insegnato a te.

Certo, non è comune per dei bambini di 5 anni conoscere i nomi di tutte le ossa del corpo umano o saper distinguere le marche di sigaretta in base alla cenere che producono. Questi miei piccoli insegnamenti sono stati ricompensati dalle sfuriate di John, che non ha apprezzato il tipo di contenuti che avevo deciso di trasmetterti. Tu però li hai graditi. Rosie, tu hai sempre amato tutto quello che io abbia mai fatto per te. Sei proprio come tuo padre. Ne ha fatte tante di scenate, John, in tutti gli anni che lo conosco. Però ha sempre dimostrato di fidarsi di me, anche quando sembrava non capire dove volessi arrivare. Come si dice: can che abbaia non morde.

Ormai è tanto che lo conosco, certo non così tanto se pensi che sei nata solo poco tempo dopo – 4, 5 anni? Io però ho avuto modo di entrare nel suo mondo già da adulto, quindi i nostri anni di amicizia sono stati sicuramente più prolifici intellettualmente parlando dei vostri da padre e figlia. Ma questa non è una competizione e nessuno tiene conto dei punti.

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E invece lo sai che ho un quaderno dove segno i nostri punteggi per ogni cosa che valga la pena monitorare? Quindi è inutile rimarcare che ti ho appena mentito (Sherlock 1 – Rosie 0). Attenta alle tue prossime mosse, signorina! A volte mi dicono  – ora un po’ meno, ma in passato le persone riuscivano a essere ancora più irritanti di oggi – che sono eccessivamente geloso del rapporto che hai con tuo padre.

Queste persone non capiscono che chiunque dovrebbe essere geloso di John Watson. Io ho scoperto il suo talento perché mai dovrei cederlo ad altri?

Quale talento, dirai tu. Tuo padre ha un dono raro: rendere migliori tutti coloro che lo circondano. Sapessi che lavoraccio ha fatto con me. Di certo ora non sarei qui a scriverti (a scrivere a nessuno, in verità) se non lo avessi conosciuto. Questa lettera è un gigantesco, svenevole cliché, lo so, ma ho capito che a volte bisogna anche comunicare agli altri quello che si prova, per farli sentire apprezzati e fargli capire che non hanno a che fare con dei robot. Tuo padre mi ha insegnato il valore dell’amicizia e dei rapporti umani. Prima, avere a che fare con gli altri era una sofferenza, per me; era un effetto collaterale del mio lavoro di consulente investigativo. Insomma, senza clienti non c’erano nemmeno i casi eccezionali che tanto ricercavo.

Per non parlare dei bambini. Non sono una persona che ama i marmocchi. Sono rumorosi, stupidi, e banali. Fanno tutti le stesse cose, seguono tutti lo stesso sviluppo. Ma a te, Rosie, ho voluto bene  fin dal primo momento: prima come figlia del mio migliore amico, poi come persona di eccezionale intelligenza e bontà. Come potevo non dare una possibilità alla figlia di John Watson? Se pure avessi avuto come madre la sorella cattiva di Moriarty saresti comunque stata degna di affetto a causa dell’influsso benefico di  tuo padre. Non dirgli che te l’ho scritto!

Ancora oggi John non ama ricordare il periodo buio legato a Jim Moriarty.

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Tu conosci bene la storia della mia caduta e dei successivi tre anni di esilio; sfortunatamente è stato spesso argomento dei pranzi di Natale dopo che Lestrade aveva bevuto qualche bicchiere di gin di troppo. Nonostante io abbia imparato l’empatia, e conosca tuo padre come le mie tasche, sono ancora incapace di comprendere perché lui ancora si arrabbi al pensiero di quello che è successo. In realtà dovrebbe ringraziarmi, perché è proprio durante la mia assenza che ha conosciuto tua madre Mary. Tu non saresti qui, probabilmente, se io non avessi lasciato tutti all’oscuro del mio piano geniale. Ma si sa, i geni sono spesso incompresi. Soprattutto quando il genio in questione ha una sensibilità non troppo sviluppata e invece l’altra persona è come se camminasse tutto il tempo con il cuore in mano.

Rosie non sai quanto somigli a tuo padre. Hai la sua determinazione, il suo coraggio e la sua fiducia negli altri. Affronti tutto con entusiasmo, che sia un esame o una nuova storia d’amore (e questo sicuramente te l’ha trasmesso John con il suo DNA). Non ti sei mai tirata indietro davanti ai pericoli, sei addirittura venuta con me su alcune scene del crimine mentre il tuo vecchio era al lavoro. Forse per questo hai deciso di intraprendere la carriera in medicina legale. E John che crede sia perché lui è medico! Povero illuso. Ma lasciamo a quel pover’uomo qualcosa in cui credere.

Ricordo le prime avventure con te di appena un anno nel marsupio, che impedivi lo svolazzare coreografico del mio cappotto. Parte del mio appeal è calato da quando ho iniziato ad andare in giro con una tenera bimbetta al seguito, ma di certo non potevo rinunciare ai casi che Lestrade mi proponeva, nemmeno potevo far poltrire in casa il mio blogger; e non saprei dirti perché, ma lasciarti con la signora Hudson non ci sembrava giusto.

Dovevi essere coinvolta in tutto e per tutto nelle nostre vite, anche professionali. Così come era stata coinvolta Mary. Con te però sarebbe stato diverso. Tu sei ancora qui con noi.

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E lo sarai sempre, per molti e molti anni. Arriverà il giorno in cui convincerò tuo padre a trasferirsi con me nel Sussex per allevare api (cosa potrei mai fare, da solo, lontano dalla capitale?). In questo ultimo periodo mi sto appassionando a questi insetti preziosissimi che come sai sono in grave pericolo. Mettere il mio cervello al servizio della scienza potrebbe ripagare tutte le ulcere che ho fatto venire a Mycroft in questi anni (sai che prestigio guadagnerebbe se l’Inghilterra scoprisse come evitare l’estinzione delle apii?). Ma forse quando deciderò di lasciare Londra, idea che ancora non mi convince del tutto, il mio fratellone sarà morto e sepolto. Chissà! Beh non pensiamoci, di certo non vorrebbe che il suo cadavere affondasse in una valle di lacrime…

Ora avrai capito perché non scrivo mai lettere. Tendo a divagare. Ma sei sempre così paziente con me che so non te ne curerai.

I miei pensieri corrono come quando faccio i ragionamenti ad alta voce che ti affascinavano tanto sin da piccola. A ogni modo, ti allego delle foto degli ultimi casi che ho seguito così puoi integrare i raccontini scritti sul blog da tuo padre con materiale succulento e in esclusiva. So che apprezzerai.

Spero di vederti presto,

Sherlock

Ps. Quello stupido del tuo padrino si è addormentato lasciando la lettera aperta sulla scrivania (e lui dovrebbe essere un genio). Sono sicuro che ti sia resa conto della rarità di questa esternazione di sentimenti da parte sua. Non l’ho mai visto così aperto con qualcuno, nemmeno con me. Ma in fondo è stato chiaro dal primo momento che ti ha preso in braccio che tu saresti stato il punto debole di Sherlock. Punto debole per modo di dire, figlia mia. Sei la cosa migliore che potesse capitarci.

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Rosie, assomigli così tanto alla tua mamma che a volte fa male guardarti. Sfortunatamente non hai potuto conoscerla come l’abbiamo conosciuta noi, ma spero non ti sia mancato niente durante la crescita. Hai avuto la sfortuna di non avere una madre al tuo fianco, ma il caso ha voluto che avessi due padri, per quanto imperfetti e problematici.

Sherlock ha detto che sei uguale a me, ma sai benissimo quanto lui sia cieco quando qualcosa lo riguarda. Se non lo fosse vedrebbe che anche lui ha una figlia, seppure non di sangue, la quale gli assomiglia fin troppo per i miei gusti.

Ti voglio bene Rosie. Te ne vogliamo tutti. Perdona questa lettera sdolcinata ma l’età avanza e ci siamo disabituati a fare gli scapoli a Baker Street senza la nostra bambina tra i piedi. Ci vediamo a fine semestre. Ah, tu e il tuo padrino siete stati due ingenui se pensavate che io non sapessi delle vostre scappatelle sulle scene del crimine! L’importante è che tu faccia qualcosa che ami, non che faccia felice me. Tieniti lontana dai guai… se puoi.

Ti voglio bene,

Papà

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Written by Ilaria Iasio

Ventiseienne napoletana, laureata in Filologia Moderna, attualmente stagista entusiasta in una casa editrice. Amo la letteratura e le Serie Tv, che spesso e volentieri risucchiano il mio tempo libero e la mia vita sociale. Ho il difetto di analizzare eccessivamente tutto ciò che mi circonda, finendo col causarmi ogni volta un gran mal di testa. Inguaribile romantica e shipper indefessa.

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