Vai al contenuto
Home » She Hulk » Cosa non sta funzionando nella prima stagione di She-Hulk

Cosa non sta funzionando nella prima stagione di She-Hulk

Attenzione! Questo articolo contiene spoiler relativi alla serie Marvel She-Hulk: Attorney at Law, se non avete visto l’episodio 1×05, non proseguite nella lettura.

È da poco stato reso disponibile sulla piattaforma streaming Disney Plus il quinto episodio dell’ultima serie targata Marvel, She-Hulk: Attorney at Law. Lo show ha senza dubbio attirato l’attenzione del pubblico e degli appassionati dell’MCU, soprattutto per le sue peculiarità. Prima fra tutte, She-Hulk è una legal comedy – la prima del suo genere all’interno dell’universo Marvel – ma mantiene ben saldi tutti quegli elementi tipici dell’universo fumettistico da cui trae ispirazione: la linea comica è ben studiata ed efficace, e non sembra aver avuto particolari cali nel corso di questi primi cinque episodi.

In secondo luogo, la scelta stilistica e narrativa della rottura con la quarta parete si è dimostrata azzeccata, conferendo alla narrazione un maggiore slancio, un’ironia particolarmente intelligente e sofisticata nonché la possibilità per il pubblico di fidelizzare con la protagonista, la tenace avvocatessa Jennifer Walters – interpretata da una bravissima Tatiana Maslany -, cugina del famoso Bruce Banner, l’Hulk dell’MCU interpretato da Mark Ruffalo. La scelta di far interagire spesso il personaggio interpretato da Tatania Maslany con gli spettatori ha infatti permesso di sviluppare una relazione tra Jennifer Waters/She-Hulk e questi ultimi – interazione che ha legittimato l’approfondimento di tematiche particolarmente rilevanti da un punto di vista etico come le disuguaglianze tra uomini e donne, tematiche a cui Disney plus sembra tenere a cuore.

She-Hulk
She-Hulk, Episodio 1×01 (640×360)

In terzo luogo, chi ha visto le serie Marvel sa benissimo quanto agli sceneggiatori piaccia giocare con gli spettatori, stimolarne la visione e l’interesse attraverso l’introduzione, all’interno della narrazione, di tantissimi cameo ed easter egg: in questo senso, non possiamo che essere d’accordo con la scelta di inserire, all’interno degli episodi visti fino ad ora, frequenti apparizioni di Wong (Benedict Wong), lo Stregone Supremo e protettore della terra dei maestri delle arti mistiche Kamar-Taj – d’altronde è la stessa Tatiana Maslany a confidarcelo: “A chi non piace Wong?“. Infine, sono altri tre i cameo che ci hanno colpito positivamente: il primo è senza dubbio quello di Mark Ruffalo nei panni di Hulk durante l’episodio pilota della serie; il secondo è quello – del tutto inatteso – della star americana Megan Thee Stallion; il terzo è invece quello di Tim Roth nei panni di Emil Blonsky/Abominio – Fun fact: nel terzo episodio ci viene mostrata la conversazione tra Jennifer Walters ed Emil Blonsky – suo cliente per l’ottenimento della libertà condizionale – in merito alla sua evasione dal carcere di massima sicurezza grazie all’aiuto di Wong e delle sue arti mistiche. Le scene che scorrono sulla parete della cella durante la conversazione ci mostrano lo scontro tra Wong e Abominio a cui assistiamo all’interno del film Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli. Questo è solo uno dei tanti easter egg presenti all’interno della serie; lasciamo a voi il piacere – o il dispiacere, se ancora non avete visto una serie cult come I Soprano – di individuare gli altri (uno di questi è particolarmente interessante e coinvolge un certo Matt Murdock, siamo certi che sappiate a cosa ci riferiamo).

Insomma, sembrerebbe non esserci nulla di cui potersi lamentare. Eppure She-Hulk: Attorney at Law non convince tutti. Intrattiene, ma non si spinge oltre. Soprattutto, non aggiunge nulla alla macrostoria – per adesso.

La prima grande differenza rispetto alle serie targate Marvel uscite fino a questo momento e di cui avevamo stilato una classifica – oltre, ovviamente, al genere -, risiede nell’assenza quasi totale di una vera e propria trama orizzontale. Molto brevemente: per trama orizzontale si intende quella narrazione seriale che si sviluppa nell’arco di più episodi o lungo intere stagioni – all’interno Marvel Cinematic Universe questo si traduce spesso nella presentazione di nuovi personaggi allo scopo di inserirli all’interno dei film o, come nel caso di Ms. Marvel o Loki, scoperte o situazioni con ampie ripercussioni sull’intero universo (o multiverso, come preferite)-. Per trama verticale, quella su cui si sono sviluppati i primi cinque episodi di She-Hulk: Attorney at Law, si intende invece una narrazione episodica, ovvero una narrazione la cui trama ha inizio e fine all’interno dei limiti temporali del singolo episodio.

L’articolazione narrativa di ogni singola puntata sembra perciò essere quantomeno ridondante. Certo, è ancora presto per definirla stancante o ripetitiva – d’altro canto Disney plus deve rilasciare ancora gli ultimi quattro episodi della stagione -, ma lo schema è quasi sempre lo stesso, seppur con piccole variazioni tra un episodio e l’altro: ci viene presentato un caso legale, che legittima l’approfondimento di una problematica legata al personaggio interpretato da Tatiana Maslany – problematica che può essere rappresentata dalla sua difficoltà a rapportarsi con gli uomini, dalla sua impossibilità a mettere sé stessa e la sua serenità davanti all’amore per il suo lavoro o agli ostacoli, sia fisici che psicologici, che si pongono davanti a lei quando veste i panni di She-Hulk. L’episodio termina poi con un cliffhanger, che però sembra non aprire ampi archi narrativi.

Nonostante questi elementi ci spingano a riflettere sul livello dell’ultima serie Marvel, la qualità resta senza dubbio altissima. Il timore che possa trasformarsi in un rimpianto, in una storia sospesa all’interno di un universo narrativo con possibilità di sviluppo praticamente illimitate si sta lentamente facendo strada, ma per adesso resta solo questo: un timore, appunto. D’altronde avevamo già visto una strategia simile nel caso di Vandavision, la prima serie Marvel a fare la sua apparizione sulla piattaforma Disney plus: anche in quel caso le prime puntate ci avevano lasciati perplessi e sbigottiti – si capiva poco, e la trama verticale non aiutava certo in una maggior comprensione della macrostoria -, eppure gli ultimi episodi ci hanno stupito, chiarendo ogni dubbio e consegnandoci una tra le migliori serie a tema supereroi mai sviluppate, con una trama profondamente studiata e ricca di risvolti all’interno del più ampio MCU.

She-Hulk
She-Hulk, Episodio 1×01 (640×360)

In conclusione, non ci resta che riporre la nostra fiducia nelle capacità di Jessica Gao, creatrice della serie, e attendere di restarne felicemente stupiti.