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Sharp Objects: l’oscurità aguzza

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In Sharp Objects ci sono oggetti che tagliano, come l’ago che Camille tiene sempre a portata di mano, infilato nel tessuto ruvido del sedile della sua auto. In Sharp Objects ci sono sentimenti che tagliano: i modi affilati di Adora, l’amore-odio di Amma, il disinteresse di Alan. Anche l’oscurità taglia in Sharp Objects, quella dei vicoli di Wind Gap in cui i ragazzi si aggirano al calare del sole, quella del capanno nel bosco, quella del giardino di casa Crellin quando le ragazze tornano a tarda sera.

Nel thriller della HBO tutto è ruvido, aguzzo, zigrinato, tagliente. Tutto ferisce irrimediabilmente e imputridisce nel caldo del Missouri, che puoi quasi sentire sulla pelle quando Camille si aggira per Wind Gap col finestrino abbassato, mentre ascolta una musica che è colonna portante della narrazione. Mentre indaga sul caso di Ann Nash e Natalie Keene, Camille ci accompagna in un viaggio da cui nessuno di noi tornerà com’era prima. Un viaggio in se stessa, nel suo passato e nei segreti della sua città natale, che è tutta rituali e apparenze.

Sharp Objects, infatti, è una discesa nell’oscurità, personale e comunitaria.

Sharp Objects

Wind Gap è un tranquillo paesino nel Missouri: si allevano i maiali, si celebrano patriottiche ricorrenze, d’estate i ragazzi esplorano il bosco e fanno il bagno nel lago. Una normalissima cittadina americana che come le più classiche cittadine americane è madre di morte e violenza. All’improvviso, le strade di questo piccolo centro nel sud del Missouri non sono più sicure e nel buio dei suoi vicoli, all’ombra dei suoi palazzi striscia malevola una signora in bianco.

Adora Crellin, affetta da sindrome di Münchhausen per procura? Jackie O’Neill, donna irriverente che non si conforma all’immagine femminile dipinta dalla comunità? Ashley Wheeler, cacciatrice di attenzioni e notorietà? Lo sceriffo Vickery insiste che sia stato un uomo, che la signora in bianco sia solo una vecchia leggenda locale. Forse John Keene, il fratello di Natalie, un tipo strano. Oppure Bob Nash, il padre di Ann. Perché si sa, è sempre il marito, il padre, il fratello, l’amante, il fidanzato.

In Sharp Objects, però, sono le figure femminili a portare avanti la narrazione. Donne sono le due vittime del misterioso assassino, così crudele da aver asportato loro i denti post mortem e donne sono anche i personaggi che ci guidano nel passato e nel presente di Wind Gap: gli uomini sono solo macchiette, figure abbozzate che si aggirano sullo sfondo della storia. La serie è tenuta in piedi principalmente da Amma, Camille e Adora, tra siparietti familiari quasi comici e passaggi introspettivi dolorosi e rivelatori.

Seguendo queste tre figure, la storia scoperchia il vaso di Pandora, al cui interno si nascondono le donne Preaker-Crellin.

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Aguzza è l’oscurità che alberga in Camille: sbagliata, sparire, denti, lama, appropriato, per favore, fan**lo, aggiustare. Parole che Camille non riesce a dire e che scrive su di sé, vittima del disprezzo della madre che le ha sempre preferito le sorelle minori, vittima di una vita che l’ha risucchiata senza lasciarle via d’uscita se non attraverso se stessa. I sentimenti di Camille sono davanti agli occhi di tutti, ma pochi di quegli sguardi sono comprensivi, la maggior parte, come quello di Adora, sono giudicanti e la etichettano più di quanto lei già non faccia con se stessa.

Aguzza è l’oscurità da cui nasce la sindrome di Münchhausen per procura che affligge Adora, genitrice e assassina della sua stessa prole. Il disturbo di cui la matriarca di casa Crellin è vittima viene rivelato solamente negli ultimi episodi e quando comprendiamo la sua vera natura tanti piccoli dettagli assumono finalmente un senso: il distacco nei confronti di Camille, la figlia meno amata perché incapace di nutrire la malattia della madre; l’ossessione nei confronti di Amma, accudita in maniera quasi morbosa.

Aguzza è l’oscurità in cui si nasconde il vero volto beffardo di Amma, la donna in bianco che minaccia i bambini di Wind Gap. Il dualismo del personaggio di Amma è il plot twist che Sharp Objects ci serve sul finale, quando ormai il mistero è risolto e noi, ignari, ci siamo rilassati, pronti a scoprire come le due sorelle ricostruiranno la loro vita dopo l’arresto della madre. È a questo punto che la storia mette in scena il suo ultimo atto, svelando chi è davvero la donna in bianco: Amma Crellin, che nelle tenebre, però, non è da sola.

L’oscurità, infatti, non ha mai minacciato i ragazzi di Wind Gap, perché loro ci hanno sguazzato con gioia.

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Lo sceriffo Vickery, Camille, il detective Willis hanno tutti guardato nel posto sbagliato. Anche se per strappare via i denti dai loro alveoli, infatti, ci vuole una forza incredibile, una forza maschile, a uccidere Ann Nash e Natalie Keene sono stati i loro stessi amici. È stata Amma, gelosa delle attenzioni che riservava loro sua madre. Amma che non è solo duplice, ma trina: figlia modello, ragazza ribelle e assassina. I giovani di Wind Gap sono stati chiusi in casa, protetti da metaforiche sbarre alle finestre, salvaguardati dall’apprensione dei loro genitori, quando in realtà il lupo cattivo si nascondeva in bella vista, in pieno giorno.

Sharp Objects (una delle migliori miniserie di HBO) non è solamente un thriller con un assassino e degli investigatori, una pista da seguire, indizi, depistaggi, congetture. La storia narrata nelle otto puntate della serie è il dramma di una famiglia, quello di un’oscurità tramandata di generazione in generazione. Un malessere corrosivo come le medicine di Adora, preparate con cura mescolando veleno per topi e liquido antigelo. Un malessere aguzzo come gli aghi con cui Camille ha gridato sul proprio corpo. Un malessere perlato come i denti che Amma colleziona per la sua casa delle bambole.

Guardando Sharp Objects il caldo del Missouri è palpabile e ti ci puoi quasi immaginare a passeggiare per le vie di Wind Gap, a nuotare nel laghetto, a correre fino al capanno nel bosco. L’alone di apparenza che avvolge la cittadina è pressante, quasi claustrofobico, e mentre, sfrecciando sui pattini a rotelle, esplori uno degli angoli più remoti dello Stato, l’oscurità ti avvolge lentamente. Sei bloccato. Sei in trappola. Fa caldo. Non puoi fare altro che sentire dolore per poterne uscire.

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Scritto da Elisa Frassinelli

Vivo in bilico tra libri, università e serie tv. Nel tempo libero cerco di avere una vita sociale e non diventare schiava del mio gatto (fallendo, ovviamente). Un altro dei miei passatempi preferiti è cercare di non implodere quando ho appena finito una stagione ma ho solo me stessa con cui parlarne.

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