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5 sigle delle Serie Tv che parlano più di mille parole

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Ormai lo sappiamo: gli elementi che possono consegnare una serie tv all’immortalità sono diversi, e tra questi l’iconicità della sigla di apertura è un aspetto da non sottovalutare. Addirittura una casa di produzione come la HBO è divenuta celebre anche per l’accuratezza e l’eleganza delle sue intro (e nella nostra classifica, difatti, non poteva mancare quella di Westworld).

Se alcuni tra i nostri show prediletti hanno puntato su un avvio veloce e non troppo impegnativo (e ciò è valido soprattutto per le comedy e le sitcom), molti altri sono riusciti a fare del proprio opening theme un vero e proprio punto di forza.

Alcune di queste sigle sono dei veri e propri capolavori in cui la commistione di musica e immagini è talmente curata e significativa da impedirci puntualmente di skippare.

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Ed è proprio per questo che non è facile scegliere le migliori, perché i titoli in lizza sarebbero veramente tanti, ma nelle righe che seguono abbiamo provato a stilare una lista di alcune tra le più interessanti sigle di apertura del panorama seriale, scegliendone in particolare cinque che hanno puntato tutto sulle immagini e una colonna sonora esclusivamente strumentale.

1) Black Sails

Apre la nostra classifica un titolo relegato fin troppo ai margini dell’attenzione della critica e del pubblico, ma che ha saputo conquistarsi col passare del tempo la fama di vero e proprio cult.

Stiamo parlando di Black Sails, la serie in costume trasmessa da Starz dal 2014 al 2017 che narra le avventure dei pirati guidati dall’indomabile e feroce capitano Flint, sullo sfondo delle tensioni tra le colonie delle Indie Occidentali (siamo alle Bahamas, nel ‘700) e l’odiata madrepatria inglese.

E la sigla di apertura di Black Sails, interamente realizzata in digitale, non potrebbe rendere meglio di così lo spirito dello show.

Su uno sfondo nero vediamo emergere dall’ombra una serie di installazioni scultoree dal sapore barocco, potenti e inquietanti allo stesso tempo, che ci mostrano in slow motion momenti cristallizzati della violenza, della barbarie ma anche della passione che caratterizzavano la vita degli oscuri protagonisti.

Teschi, statue neoclassiche di donne seducenti e brutali bucanieri, creature marine e cavalli imbizzarriti: l’universo narrativo di Black Sails prende sapientemente forma davanti ai nostri occhi in questa metafora violenta sulla vita e sulla morte.

Quasi una danse macabre accompagnata dal crescendo sonoro ed emozionale di una musica possente e trascinante come poche, realizzata per l’occasione con l’utilizzo di uno strumento dell’epoca, l’organino.

2) Westworld

La nostra classifica prosegue con il malinconico e cerebrale opening theme della prima stagione di Westworld, un titolo di punta del panorama sci-fi degli ultimi anni che può vantare nel suo cast attori del calibro di Anthony Hopkins ed Evan Rachel Wood.

In onda dal 2016 sul canale HBO, Westworld è ambientata all’interno dell’immaginario e omonimo parco divertimenti a tema western, popolato da figuranti androidi e destinato alla fruizione di un pubblico facoltoso, troppo spesso attirato dalla quasi totale assenza di regole (soprattutto morali) che il luogo, ipertecnologico e realistico al contempo, promette ai suoi ospiti.

La sigla di Westworld si apre col sottofondo di una cupa e, a suo modo, romantica melodia d’archi e pianoforte.

Sullo schermo vediamo susseguirsi una serie di immagini CGI quasi del tutto in bianco e nero che ci mostrano figure inquietanti di androidi (ad uno stadio produttivo ancora incompleto) dalle fattezze umane e animali.

Un elegante cavallo meccatronico lanciato al galoppo è il simbolo dell’universo western e artificiale del parco, così come la figura della pistolera prelude alla brutale violenza che vi si consumerà.

Seguono altre scene in successione e alternanza apparentemente casuali, come l’amplesso robotico (e solo abbozzato) tra due androidi, allusione all’amore ribelle nato tra due figuranti del parco di Westworld, un pianoforte solo inizialmente suonato da un’intelligenza artificiale ma che prosegue poi in autonomia la propria esecuzione, e soprattutto un moderno uomo vitruviano robot, che sul finale emerge da un liquido latteo a processo di fabbricazione (o umanizzazione?) completato.

A visione terminata percepiamo così che ogni fotogramma della sontuosa sigla d’apertura di Westworld è metaforico e affatto gratuito: della violenza che alberga nel parco, della ribellione degli androidi ma, soprattutto, dell’eterno (e insoluto) interrogativo sulla loro capacità di sviluppare una coscienza propria e sentimenti complessi.

Insomma, una intro che da sola vale il prezzo del biglietto.

3) I segreti di Twin Peaks

Andiamo indietro di parecchi anni rispetto a Westworld. Con la serie di culto creata nel 1990 da David Lynch sconfiniamo, semplicemente, nella storia del piccolo schermo.

La trama la conosciamo tutti: ci troviamo nella sperduta cittadina montana di Twin Peaks, nello stato di Washington, dove scopriamo essersi consumato il brutale omicidio di Laura Palmer, un’adolescente bella, popolare e di ottima famiglia.

Il visionario David Lynch, mescolando genialmente thriller, horror grottesco e cinema d’autore, ci accompagna nel terrificante viaggio onirico compiuto dal protagonista Dale Cooper, l’agente speciale incaricato delle indagini.

L’indimenticabile colonna sonora della sigla d’apertura, che è riuscita a turbare intere generazioni di spettatori, è firmata nientemeno che dal compositore Angelo Badalamenti, che ci propone una melodia d’archi dall’atmosfera apparentemente rassicurante.

Anche le immagini che la accompagnano sembrano in contrasto con la trama dello show: sereni paesaggi montani, uccelli, cascate e scene girate all’interno della segheria della cittadina di Twin Peaks.

Nessun accenno dunque all’omicidio di Laura, alla violenza, o in generale ai temi controversi affrontati in una serie che si propone, in ultima istanza, di offrire al suo pubblico una visione del Male allo stato puro.

Ed è esattamente questo contrasto così marcato tra opening theme e contenuto dello show a rendere la sigla de I segreti di Twin Peaks in assoluto una delle più riuscite di sempre. Disturbante, inquietante, allusiva, morbosa: sullo schermo vediamo scorrere le immagini e ci lasciamo cullare dalla melodia ipnotica di Badalamenti e nulla colpisce negativamente i nostri sensi in modo diretto, tranne la sensazione vaga e strisciante che, al di sotto della superficie, qualcosa non va.

4) Mad Men

Facciamo un salto in avanti di qualche anno con un altro show capolavoro che ha incantato milioni di spettatori grazie a uno script, un cast e una messa in scena semplicemente magistrali.

Questa volta ci riferiamo a Mad Men, la serie prodotta da AMC dal 2007 al 2015 e ambientata negli anni ’60 dell’iconica Madison Avenue di New York, dove si consumano le vicende lavorative e private di un gruppo di spregiudicati pubblicitari.

Il protagonista è Don Draper, un personaggio dal fascino sfuggente e ambiguo e dal passato misterioso, emblema di un dilemma e di un’inquietudine esistenziali che sembrano destinati a rimanere irrisolti.

E la breve sigla di apertura riesce in maniera geniale, e in soli trentotto secondi, a condensare il carattere moderno, concettuale ma anche profondamente esistenzialista dello show, mostrandoci una serie di immagini a metà tra il fumetto vintage e il bozzetto pubblicitario in cui intravediamo la figura di un uomo (sempre di spalle) che intuiamo essere Don Draper.

La scena si apre in un elegante ufficio che, nel giro di pochi istanti, sembra destrutturarsi lasciando scivolare via i suoi elementi costitutivi. Spariscono la scrivania, i quadri, la poltrona e in generale tutti i simboli dell’ambiente lavorativo, mentre la figura maschile si ritrova a precipitare da un grattacielo sulla cui facciata si trasmettono a intermittenza icone e immagini pubblicitarie della cultura americana dell’era del boom.

Splendide pin-up che allungano le gambe flessuose, famigliole in apparenza perfettamente felici, slogan di marchi famosi e un enorme bicchiere di quello che ci sembra essere whisky, altra grande passione di Draper insieme alle donne.

Nell’ambiguo finale il precipizio si conclude su una poltrona, dove Don siede elegantemente e, di nuovo, dando le spalle allo spettatore, tenendo nella mano destra l’immancabile sigaretta.

Anche grazie a una colonna sonora glamour, sofisticata e immediatamente riconoscibile, la sigla di Mad Men riesce così a trasmettere metaforicamente le tematiche fondamentali dello show: il capitalismo sfrenato dei coloratissimi e contraddittori anni ’60; il consumismo americano e la sua complessa simbologia culturale e psicoanalitica; ma anche e soprattutto il vuoto interiore, la solitudine e l’insondabile mistero dell’animo umano, che sembra non mostrare mai il suo vero volto proprio come Don Draper.

5) X-Files

Non è stato facile sceglierne solo cinque in una selva inesauribile di capolavori di musica, immagini e simbologie, ma alla fine non poteva mancare la sigla di apertura di una delle serie tv più iconiche di sempre: X-Files.

Stiamo parlando di uno show che ha letteralmente rivoluzionato un settore, influenzando profondamente lo sci-fi televisivo e cinematografico ed ergendosi a vera e propria pietra miliare in grado di ispirare moltissimi prodotti successivi.

Era il lontano 1993 quando la Fox mandò in onda per la prima volta questo thriller fantascientifico straordinario con protagonisti gli ancora giovanissimi e semisconosciuti David Duchovny e Gillian Anderson.

Molti di noi ricordano ancora con terrore l’opening theme che precede le avventure degli agenti speciali Fox Mulder e Dana Scully, impegnati nelle indagini sui cosiddetti file x, ovvero i casi più controversi e inspiegabili che oscillano sul confine tra mistero, paranormale ed entità extraterrestri.

Probabilmente il tema musicale di X-Files è stato sentito migliaia di volte anche da chi non ha mai visto la serie, forse perché il susseguirsi sincopato e angosciante delle sue note non si dimentica difficilmente.

Le immagini proposte nella sigla sono buie, frammentate, e preludono tutte all’atmosfera a metà tra la fantascienza e l’horror che caratterizza lo show. Tra queste, il volto distorto di un uomo che urla, un ufo nel cielo notturno e gli oscuri corridoi di quello che potrebbe essere un laboratorio medico.

Inframezzate alle (poche) scene che mostrano i due agenti in azione ci appaiono alcune scritte allusive: “paranormal activity” (attività paranormale), “government denies knowledge” (il governo nega di esserne a conoscenza) e, soprattutto, quella che è rimasta impressa nella memoria degli spettatori come la citazione più conosciuta di X-Files, the truth is out there“, la verità è là fuori. Una sigla angosciante, incisiva e densa di significati, degna introduzione a una delle serie tv più famose e amate di tutti i tempi.

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Scritto da Gaia De Rossi

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