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5 Serie Tv degli Anni Settanta che sono invecchiate discretamente bene

the jeffersons

Ci sono serie tv nate già vecchie, come Call Me Kat, The Ranch o The Great Indoors. E poi ci sono quelle che potrebbero resistere a qualunque prova del tempo. Serie che, come The Jeffersons e Columbo, sembrano essere arrivate perfino in anticipo. All’apparenza è facile sorridere davanti all’aspetto vintage di uno show nato negli anni ’70. La tecnologia e i costumi erano indubbiamente diversi, e oggi potrebbero farci sorridere. Ma è la sostanza a fare la differenza sulla lunga battuta. La forma sarà pure invecchiata, ma nello spirito queste cinque serie tv conservano intatto il loro messaggio. Alcune di loro raccontano un pezzo di storia, altre denunciano una situazione socio-culturale, come The Jeffersons. In ogni caso, a distanza di oltre quarant’anni, tutte e cinque sprigionano quell’irriverenza e quell’innovazione che le rendevano rivoluzionarie negli anni ’70 e che le fanno sembrare attuali perfino oggi.

Mork & Mindy (1978 – 1981)

Mork & Mindy

Nata da una costola di Happy Days (un’altra sit-com invecchiata altrettanto bene), Mork & Mindy racconta una storia di umanità, di diversità e di inclusione ancora oggi sorprendentemente attuale. Mork (interpretato da un indimenticabile Robin Williams) veste i panni bizzarri dell’alieno del pianeta Ork, inviato sulla Terra per studiare il nostro – ai loro occhi inspiegabile – comportamento. Qui farà la conoscenza di Mindy (Pam Dawber), la quale diventerà la sua guida personale, e coinquilina, in un mondo tanto affascinante quanto incomprensibile. L’umorismo e le gag (alcune delle quali ideate dallo stesso Williams) conservano ancora tutto il brio e la freschezza di quarantaquattro anni fa. La prima stagione si impose subito come un cult televisivo, scatenando dei tormentoni ancora oggi riconoscibili, come nano-nano. La comicità però nasce da un presupposto molto innovativo, forse mai più replicato: l’intento antropologico. Attraverso gli occhi di un alieno, infatti, abbiamo l’opportunità di vederci dall’esterno, contemplando tutti i nostri pregi, ma anche tutte le nostre contraddizioni e limiti.

Le riflessioni di Mork porteranno così alla luce tutte le incongruenze della società dell’epoca, ancora sconvolta dalla Guerra del Vietnam e pervasa dai movimenti di protesta. La serie, infatti, trasuda ribellione giovanile da tutti i pori. È un colorato e divertente inno alla libertà d’espressione e urla tutta la sua insofferenza verso una società perbenista e ipocrita. La prima stagione ha ricevuto una nomination per due Primetime Emmy Awards come Miglior Serie Comica e Miglior Attore Protagonista in una Serie Comica per Robin Williams. Mork & Mindy ha continuato a essere trasmessa a oltranza, restando uno degli show più amati e divertenti di sempre.

Columbo (1971 – 1978)

Tenente Colombo

Non esiste missione più impossibile di quella di cacciare il tenente Colombo fuori dai palinsesti televisivi. La caparbietà, del resto, è sempre stata la sua cifra distintiva. Creato da Richard Levinson e William Link, Colombo (in lingua originale Columbo) è uno dei crime drama più raffinati e innovativi della serialità. Per questo continua a essere trasmesso in chiaro e in streaming in 44 Paesi (in Italia lo trovate su Amazon Prime Video). Si tratta di una serie che appariva tanto insolita allora quanto lo appare oggi. Gli episodi, ad esempio, hanno una durata e una struttura che li rende più simili a dei veri e propri film piuttosto che a una puntata televisiva (dai 70 ai 98 minuti). Il protagonista (un eccentrico Peter Falk) è un esempio più unico che raro di anti-eroe sui generis, del quale non sapremo mai veramente nulla e del quale è impossibile non innamorarsi. La serie ha un impianto verticale. Ogni puntata, infatti, narra una vicenda autoconclusiva e nel corso delle dieci stagioni la vita noiosa del tenente resta invariata. Anzi, la sua vita non è affatto rilevante. Colombo racconta in ogni puntata una sfida psicologica serratissima tra un tenente di polizia apparentemente incompetente e dei sospettati di omicidio apparentemente furbi. La serie gioca quindi sul continuo rovesciamento delle situazioni, sul genio e sulla deduzione del suo protagonista.

I motivi per recuperare Columbo – o per riguardarla – sono innumerevoli. Per cominciare, la mole dei dettagli presenti in ogni singolo caso di omicidio ha del maniacale. Ogni capitolo è uno stimolo intellettuale sempre verde, che non passa mai di moda. Inoltre, la caratteristica peculiare della narrazione, il reverse whodunnit, rende possibile riguardare la stessa puntata all’infinito, in quanto l’assassino ci viene rivelato all’inizio della vicenda. Una serie a prova di spoiler, insomma. Il primo episodio, Murder by the Book, diretto da un giovanissimo Steven Spielberg, occupa il 16° posto nella classifica dei 100 migliori episodi di tutti i tempi di TV Guide. Lo show ha conquistato ben 13 Emmy, due Golden Globe, due Edgar Awards e una nomination al TV Land Award per Peter Falk; mentre su Metacritic e Rotten Tomatoes resta saldo a un 90% di gradimento di pubblico e critica.

Le avventure di Pinocchio (1972)

Le avventure di Pinocchio

Le avventure di Pinocchio è lo sceneggiato Rai di Luigi Comencini che racconta una storia senza tempo quando la malinconia era l’unico effetto speciale disponibile. Tratto dall’omonima opera di Carlo Collodi, la miniserie di sei puntate è riuscita a sfruttare gli elementi favolistici del romanzo senza ricorrere all’uso di particolari effetti visivi. L’ambientazione, infatti, è scarna e realistica: i nasi finti, i burattini, i ciuchini e le fatine vengono così contestualizzati in una dimensione reale, quotidiana. Per questo, durante la visione, è facile dimenticarsi che sono trascorsi ben cinquant’anni dalla sua realizzazione. Nino Manfredi e il piccolo Andrea Balestri riescono a farci commuovere allo stesso modo. Il Gatto e la Volpe (Franco Franchi e Ciccio Ingrassia) sono gli stessi miserabili di sempre e la Fata dai capelli turchini (Gina Lollobrigida) ci rassicura, proprio come faceva all’epoca. Lo sceneggiato Rai ha il raro pregio di resistere alla patina del tempo e più invecchia, più acquista un sapore ancora più malinconico. L’Italia che viene raccontata sembra essere quella dei nostri nonni. Ed è facile immedesimarsi ancora oggi nelle difficoltà economiche di Geppetto, nell’irriverenza giovanile di Pinocchio e nella sete di giustizia.

Il progetto nasce da presupposti molto innovativi. Ad esempio, venne realizzato a colori, nonostante la Rai trasmettesse ancora in bianco e nero; mentre la creazione del burattino, dai movimenti al design, è il risultato di uno studio meticoloso e di tecniche sperimentali. L’eco della colonna sonora, a cura di Fiorenzo Carpi, arrivano ancora oggi provocando la stessa pelle d’oca. Luigi Comencini ha saputo sfruttare il mito di Pinocchio per raccontare una storia senza tempo, che parla d’infanzia e di povertà, di sogni infranti ma anche di speranza. Le ambientazioni sono essenziali, la recitazione è naturalistica e autentica. Tutti elementi che pongono lo sceneggiato su un piano eterno e che contribuiscono a rendere la visione sempre attuale.

M*A*S*H (1972 – 1982)

M*A*S*H

Una sit-com esilarante degli anni ’70 ambientata niente meno che in una zona di guerra; precisamente in Corea del Sud, durante la guerra di Corea (1950-1953). M*A*S*H (acronimo di Mobile Army Surgical Hospital) è la dark comedy della CBS sviluppata da Larry Gelbart come primo spin-off dell’omonimo film del 1970 di un giovanissimo Robert Altman; a sua volta, basato sul romanzo di Richard Hooker del ’68. M*A*S*H, accompagnata dalle note indelebili del tema Suicide Is Painless, resta ancora oggi una delle serie tv più amate, premiate e copiate. E Goodbye, Farewell and Amen continua a essere uno dei series finale più visti di sempre. La satira taglia come tagliava allora. Le battute intelligenti però la rendono molto più di una semplice sit-com. Infatti, oltre all’evidente denuncia sociale – alludendo sia agli orrori del Vietnam che a quelli di Corea – le prime stagioni raccontano delle storie accadute, raccolte dalle testimonianze dei chirurghi dell’unità M.A.S.H.

Dunque, una denuncia fatta a colpi di risate al cieco patriottismo, al maschilismo e alla follia che la guerra porta con sé. La serie racconta con umorismo, quasi demenziale ma molto raffinato, la storia di medici e infermieri di guerra che cercano di sopravvivere a una situazione intollerabile e disumana. Non mostra la guerra in sé, ma gli effetti sulle persone. L’equipe si prende in giro, elabora scherzi, litiga, gioca, beve e molesta perfino le donne. Il campo da battaglia si trasforma così in un paese dei balocchi dove sfogare le inclinazioni più puerili: l’unico rimedio per sfuggire al clima di morte intorno a loro. È un racconto disorientante che sfrutta il contrasto tra l’euforia e la guerra per sconvolgere lo spettatore. Ancora oggi, infatti, è possibile risentire della forte impronta culturale che ha lasciato, ponendosi sulla scia di quel filone di film di denuncia da cui nascerà anche Full Metal Jacket. M*A*S*H è una delle risposte seriali più irriverenti, politicamente scorrette e antimilitariste fruibili oggi come cinquant’anni fa.

The Jeffersons (1975 – 1984)

The Jeffersons

Nata come secondo spin-off della serie Arcibaldo (All in the Family), la serie della CBS è ideata da Don Nicholl, Michael Ross e Bernie West e introduce, in un contesto comico, delle problematiche davvero innovative per l’epoca. The Jeffersons è stata, ad esempio, la prima sit-com ad avere un cast prevalentemente afrodiscendente e a dare centralità a una coppia sposata interrazziale (il matrimonio interrazziale era diventato legale negli USA solo nel 1967!). Inoltre è stata anche la prima sit-com a prendersi gioco dei “bianchi” e la seconda afroamericana a raggiungere la top five nelle classifiche. The Jeffersons racconta con ironia una storia di riscatto sociale. George (Sherman Hemsley) e sua moglie Louise “Weezy” Jefferson (Isabel Sanford), grazie all’intraprendenza e al talento, passeranno dai sobborghi del Queens a un lussuoso grattacielo di Manhattan. Incontriamo George come il proprietario di una piccola lavanderia a secco e lo salutiamo come un affermato imprenditore di una catena di ben sette punti vendita. La sit-com propone certamente degli stereotipi etnici, oggi inaccettabili, ma i presupposti che la muovono sono ancora coraggiosi e attuali. Soprattutto alla luce degli eventi che hanno portato alla nascita del Black Lives Matter.

Allora il progetto nacque sulla scia del movimento di protesta del Black Panther Party, che si batteva anche per una raffigurazione più autentica sullo schermo della comunità afrodiscendente. La sit-com mostrava dunque l’esistenza di persone “nere” di successo, le cui storie erano avvincenti e divertenti tanto quanto quelle dei “bianchi”. Finalmente uno show televisivo rappresentava una famiglia di colore come classe medio-alta. Non mancavano i pregiudizi etnici: purtroppo il razzismo fa ancora pare del nostro mondo. L’umorismo e la narrazione hanno un curioso sapore vintage, ma lo spirito progressista che la anima non è invecchiato. The Jeffersons guardava a un futuro più inclusivo e ha iniziato a battersi con ironia per costruire una rappresentazione veritiera della realtà alla quale ci avviciniamo sempre più. Inoltre, per l’epoca era inusuale che una comedy televisiva proponesse un cambiamento culturale così significativo, ponendosi quindi in una prospettiva storica che vale la pena recuperare.

The Jeffersons, M*A*S*H e Columbo sono solo alcuni degli esempi di serialità più riuscita, innovativa e dal potenziale eterno. Gli anni ’70, infatti, offrono una lunga lista di serie tv e show televisivi che varrebbe la pena recuperare ancora oggi: dagli sketch comedy, come The Muppet Show e Monty Python’s Flying Circus, alle serie tv sci-fi, come La donna bionica; dai mystery medical drama, come Quincy, alle serie tv più sperimentali e allucinate come Kolchak: The Night Stalker.

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