3) BoJack Horseman (su Netflix)

Non è un argomento semplice. BoJack Horseman, negli anni, ha guadagnato un’ampia cerchia di pubblico estremamente fedele che, con entusiasmo, consiglia la visione a chiunque. Ma una volta accettata la sfida, molti lamentano di non ritrovare nelle prime puntate la profondità emotiva tanto anticipata. Intendiamoci: nel caso di BoJack Horseman, per ritrovare questa promessa occorrono molto più di due puntate. L’intera prima stagione è deliberatamente più trattenuta, limitandosi a raccontare quella che potrebbe sembrare solo la storia di un cavallo antropomorfo cinico e antipatico, immerso in una Serie Tv composta da gag, animali parlanti e una Hollywood distorta. Una volta vista questa presentazione, si potrebbe pensare di sapere cosa si stia davvero guardando e, per questo, in molti potrebbero gettare la spugna, darsi una pacca sulla spalla per averci provato e passare avanti. Bene: non fatelo.
Sarà proprio quando continuerete, e avrete inconsciamente abbassato le difese, che BoJack Horseman entrerà nel vivo rivelandovi la sua vera natura. Il vero clic avviene in modo graduale e possiamo vederlo concretizzarsi quando la Serie Tv smetterà di giustificare BoJack, cominciando a ritenerlo responsabile del suo dolore. Le prime puntate potrebbero farvi sorridere, ma quelle successive trasformeranno quei sorrisi in compassione, dolore, empatia.
Tutto ciò che avevamo creduto si rivela così illusorio: BoJack Horseman si è mostrata innocua per un po’, e poi, a un certo punto, non si è più fermata, rivelando la sua vera natura, il dolore e la storia di animali antropomorfi ed esseri umani che coabitano il pianeta condividendo gli stessi problemi, le stesse inquietudini e disperazioni. E a quel punto BoJack sarà davvero lui, con tutto ciò che le prime puntate hanno solo lasciato intravedere. E sarà l’inizio e la fine di tutto.
4) Euphoria (su Sky, NOW e HBO Max)

Se sei un amante del genere teen drama, potresti sentirti stranito dalle prime puntate di Euphoria, che non condividono in alcun modo i toni classici del genere. Euphoria è diversa, in questo senso. Più cupa, cruda, spogliata di ogni filtro. Ricorda Skins, ma la riporta indirettamente sullo schermo in un periodo in cui la maggior parte dei trend del drama sono patinati, più diretti e veloci. Euphoria non è così. Entra nel vivo della storia, e lo vedrete bene, ma rende le prime due puntate quasi esclusivamente introduttive. Nessun focus particolare, nessun obiettivo chiaro: la trama avanza pochissimo per lasciare più spazio a un lavoro puramente sensoriale ed emotivo. Alla lentezza della narrazione si contrappone infatti un movimento interno che avviene nella mente dei protagonisti, tra stati mentali e traumi che vengono accennati.
La prima cosa che Euphoria mette indirettamente al centro è infatti il caos emotivo di alcuni personaggi.. Lo fa attraverso inquadrature contemplative, primi piani e condizioni psicologiche di cui potremo conoscere chiaramente l’evoluzione solo nel corso delle puntate successive, quando finalmente troverete la vera essenza di Euphoria. A quel punto, sì: la Serie Tv HBO si svelerà con i suoi punti di forza, unendo tutti i fili e dando il via alle conseguenze delle azioni autodistruttive dei personaggi. Ci vorrà un po’ di pazienza, un breve rodaggio iniziale, e poi potrete godere di uno dei teen drama più potenti degli ultimi anni, un prodotto che non ha mai voluto incatenarsi a un genere definito, che è sempre andato oltre il genere stesso, e l’arrivo di questa terza stagione con un ampio salto temporale ne è la prova.






