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Il vuoto abissale che ti assale quando scopri che la tua serie preferita è stata cancellata con un cliffhanger

Lo aspetti con ansia, ci fantastichi sopra e hai la profonda quanto irrevocabile consapevolezza che una volta arrivato cambierà la tua vita per sempre. È il giorno delle tue nozze? Quello in cui ottieni la tanto agognata vincita all’enalotto? No. Non se sei un serie tv addicted, almeno. In quel caso, il giorno tanto atteso è quello del finale della tua serie tv preferita.

Il coronamento di anni e anni di previsioni, teorie e speranze. I tuoi beniamini avranno il tanto sospirato happy ending o finirà tutto in tragedia? La storia verrà conclusa in maniera coerente o lo schermo nero ti restituirà l’immagine impietosa del what the fuck?! che avrai stampato in faccia? Avrai azzeccato almeno un pronostico o non ci avrai preso minimamente?

serie tv addicted

Sono tante le domande che affollano la mente di un serie tv addicted in vista del grande evento. A seconda delle risposte, il serializzato potrà archiviare il capitolo con la soddisfazione delle grandi vittorie o con la delusione delle peggiori Caporetto. Gioia o dolore, appagamento o frustrazione, accettazione o rifiuto. Il finale della tua serie tv preferita è la svolta che ti indirizza verso una delle due direzioni tracciate da questi bivi. Non c’è niente di peggio dell’essere mandati dalla parte sbagliata. O meglio: quasi niente.

C’è una sorte peggiore, un destino più crudele a cui il serie tv addicted può essere condannato

Anche il peggior finale lascia un certo margine di manovra. Puoi scenderci a patti, decidere di rimuoverlo, usarlo come bersaglio di freccette immaginarie che corrispondono ciascuna a un insulto rivolto allo showrunner di turno.

the society

Ad alcuni non è concessa nemmeno questa forma di sollievo. Ad alcuni il dio delle serie tv decide di voltare le spalle nella maniera più insensibile e beffarda. Gli sciagurati in questione sono i serie tv addicted che restano senza un corpo su cui piangere, quelli privi di una tomba a cui rendere omaggio o da imbrattare in segno di spregio.

Parliamo dei serie tv addicted che hanno visto la loro serie tv preferita brutalmente cancellata. In realtà ci riferiamo a una categoria ancora più specifica, i cui membri non possono che essersi macchiati di una colpa particolarmente grave in una delle loro vite precedenti per meritare una simile punizione. Sono i serie tv addicted la cui serie preferita è stata falciata con un cliffhanger (volete una ripassata di quelli più epici che la storia delle serie tv abbia conosciuto? La trovate qui).

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Il dubbio viene identificato dalla tradizione filosofica come il primo, imprescindibile passo verso l’acquisizione del sapere. Il dubbio è il piccone che smantella le convinzioni errate e il fondamento da gettare per costruirne di nuove e più solide. Questo se si parla del dubbio cartesiano, il primo gradino di quella scalinata che conduce a una conoscenza più autentica.

Il dubbio in balia di cui il serie tv addicted viene lasciato da un plot twist irrisolto è di tutt’altra natura. Questo dubbio non segna l’inizio di un percorso con un punto di arrivo: è solamente corrosivo, una tortura fine a se stessa, un loop in cui si resta ignobilmente imprigionati.

Attenzione: seguono spoiler sui (non) finali di Angel, Agent Carter, Vinyl, Dominion e The Society

Come andrà a finire la battaglia che Angel, Gunn, Spike e Fred erano pronti a combattere dopo l’apertura del portale demoniaco apparso a Los Angeles? Chi ha sparato a Jack Thompson e perché? Cosa ne sarà di Richie Finestra e della sua casa discografica? Noma rinsavirà o l’accordo stipulato per riottenere le sue ali l’ha fatta cadere in un baratro senza ritorno? Allie e gli altri riusciranno a tornare dai loro genitori? Siamo destinati a non scoprirlo (anche se Hayley Atwell qualcosa su quella terza stagione di Agent Carter mai andata in onda ce lo ha riferito).

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Serie tv addicted e cliffhanger irrisolti: un dramma senza risoluzione

Dove la strada pareva aprirsi a un mondo di possibilità si staglia invece un vicolo cieco. Non ci saranno sviluppi di trama azzeccati o deprecabili, nessuna scelta narrativa da applaudire o da biasimare. I personaggi di cui hai appassionatamente seguito le vicende non avranno la fine che meritano e neppure quella che non meritano.

Nessun punto fermo alla fine della frase, nessun The End con cui mettersi l’anima in pace. Non solo: alla mancanza di una conclusione degna di questo nome si sommano interrogativi a cui ormai puoi sperare di ricevere risposta soltanto in punto di morte, quando si dice che tutti i misteri vengano miracolosamente disvelati.

Ma ci aspetta davvero questa ricompensa? Da serie tv addicted che ha vissuto questo genere di trauma più di una volta, non me la sento di essere tanto ottimista. Mi aspetto che un attimo prima di spirare mi vengano rivelati i segreti di Fatima, cosa c’è nell’Area 51 e persino chi ha ucciso l’Uomo Ragno, ma non cosa sarebbe successo dopo il maledetto colpo di scena con cui è calato il sipario su quella serie di cui aspettavo con tanta trepidazione la fine.

Al posto del coacervo di sentimenti positivi o negativi che una storia non manca di suscitare quando giunge al termine, ciò che assale in questi sventurati casi è un vuoto abissale che niente potrà riempire. Il serie tv addicted che ne resta vittima non può far altro che farsi forza e imparare a conviverci. Oppure, in alternativa, può provare a colmarlo con altre serie, nella speranza che queste vadano incontro a una sorte migliore e, soprattutto, più definitiva.

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Written by Gabriella Cretella

Stando a Nietzsche, ho guardato dentro l'abisso delle serie tv abbastanza a lungo da permettere a lui di guardare dentro di me. In attesa di sapere cos'ha scoperto sul mio conto, parto io col dire ciò che ho visto al suo interno. Anzi: lo scrivo.

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