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5 Serie Tv che hanno avuto il coraggio di farsi (anche) detestare pur di non tradire la propria natura

Desmond Hume in una scena di Lost

Ci sono serie tv nate per piacere al pubblico. E poi ci sono quelle che, a un certo punto, sembrano guardare il pubblico negli occhi e dirgli: «Mi dispiace, ma questa storia la racconto come voglio io». È un atteggiamento rischioso. Perché quando una serie diventa un fenomeno, gli spettatori iniziano inevitabilmente a sentirsi parte del processo creativo. Arrivano le teorie. Le coppie da sostenere. I personaggi da salvare a tutti i costi. Le spiegazioni che devono arrivare. E soprattutto arrivano le aspettative. Il problema è che una buona storia non sempre coincide con quella che vorremmo vedere. Lost è forse l’esempio più famoso. Una serie capace di costruire un gigantesco mistero per poi rifiutarsi di consegnare al pubblico tutte le risposte che si aspettava.

Ma non è l’unica. Nel corso degli anni, altre produzioni hanno preso decisioni narrative capaci di provocare vere rivolte digitali, pur mantenendo una coerenza profonda con quello che avevano raccontato fino a quel momento. Da How I Met Your Mother a The Bear, passando per The Leftovers e The Boys, ecco cinque serie che hanno scelto di rischiare. Anche a costo di farsi detestare.

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1) Lost e il peccato imperdonabile di non rispondere a tutto

Desmond Hume in una scena di Lost, tra le migliori Serie Tv da vedere
Credits: ABC

Parlare di Lost significa parlare di aspettative impossibili da soddisfare. Quando la serie debuttò nel 2004, nessuno avrebbe potuto immaginare quanto sarebbe diventata enorme la quantità di domande accumulate intorno all’isola. Gli autori costruirono una narrazione fatta di misteri, viaggi nel tempo, numeri, Dharma Initiative e fenomeni apparentemente inspiegabili. Il pubblico, naturalmente, voleva sapere tutto.

Il finale del 2010 decise però di spostare il centro della storia. Gli eventi sull’isola erano realmente accaduti. Il cosiddetto “flash sideways” della sesta stagione, invece, rappresentava una dimensione successiva alla morte, nella quale i protagonisti si sarebbero ritrovati. Il problema è che molti spettatori avevano investito anni nel tentativo di risolvere ogni singolo mistero. E quando arrivò la fine, si trovarono davanti a una storia che privilegiava la dimensione emotiva rispetto alla soluzione di ogni enigma.

Non è difficile capire la rabbia. Ma Lost non era soltanto una raccolta di domande da risolvere. Era soprattutto una storia sulle persone. Il finale può piacere oppure no. Ma pensare che i protagonisti fossero morti fin dall’inizio significa, paradossalmente, non aver capito proprio quel finale.

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2)The Leftovers: quando il mistero diventa il punto della storia

credits:  Bad Robot Touchstone Television (2004-2007) ABC Studios (2007-2010) Buena Vista International (distribuzione internazionale, st. 1-3

Se c’è una serie che ha raccolto l’eredità più intelligente di Lost, è probabilmente The Leftovers. E anche qui la domanda è sempre la stessa: che cosa è successo alle persone scomparse? La risposta, però, non arriva mai nel modo tradizionale.

Il 2% della popolazione mondiale scompare improvvisamente durante la cosiddetta Sudden Departure. La serie non costruisce una spiegazione scientifica definitiva dell’evento. Non arriva nessuno a consegnare agli spettatori il manuale d’istruzioni dell’universo. E sarebbe stato probabilmente il modo peggiore per concluderla. Damon Lindelof ha spiegato più volte che The Leftovers non voleva essere una storia basata sulla risoluzione del mistero, ma sulle conseguenze che quel mistero produce sulle persone.

Persino la storia raccontata da Nora nel finale resta volutamente sospesa tra fede, verità e possibilità. Ed è proprio qui che la serie diventa quasi perfida con il pubblico: ti concede una risposta, ma non ti permette di sapere fino in fondo se devi crederle. Una scelta narrativa rischiosa. Anche perché dopo sei episodi di Lost senza risposte, qualcuno avrebbe potuto legittimamente chiedere un risarcimento.

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