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Le 5 Serie TV britanniche più brutte di sempre

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Molti dei titoli più cult e apprezzati del panorama televisivo vengono dal mondo britannico: da Sherlock a Doctor Who, da Game of Thrones a Downton Abbey, gli inglesi hanno sempre mostrato una spericolata attitudine nello sfornare serie tv di qualità eccelsa. D’altro canto non è oro tutto ciò che luccica: nella numerosa offerta di prodotti audiovisivi britannici esistono anche molti esperimenti riusciti malissimo, tra le peggiori serie tv di sempre che hanno avuto la sfortuna di essere distrutte sia dai critici che dagli spettatori. La fortuna è che questi titoli in poco tempo sono finiti del dimenticatoio, rappresentando solo capitoli bui nella sfolgorante carriera degli attori protagonisti.

Per rinfrescare la memoria, però, ecco la classifica delle 5 peggiori serie tv britanniche mai mandate in onda.

1) Da Vinci’s Demons

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Il primo posto tocca a una delle peggiori serie tv degli ultimi dieci anni: Da Vinci’s Demons, produzione britannico-statunitense che dal 2013 al 2015 è stata mandata in onda per Starz.

La trama ha un protagonista e un’intuizione tutt’altro che deludente: nelle tre stagioni si segue infatti la storia del famosissimo Leonardo Da Vinci e delle sue rivoluzionarie opere, andando così a immaginare anche episodi completamente inventati che non sarebbero arrivati sino ai nostri giorni. La messa in pratica però risulta essere una vera e propria occasione sprecata: non esiste studio sul personaggio, non esiste nessun tipo di verosimiglianza, non ci si sforza neanche di rendere la serie un qualcosa di serio, ma il tutto degenera sin dalle prime puntate in un tripudio di trash e incertezza generale. Non è certo l’accento british degli interpreti a poter salvare una recitazione per di più mediocre o una fotografia da soap opera tutt’altro che credibile.

2) Gli irregolari di Baker Street

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Molto più recente è Gli Irregolari di Baker Street, serie meteora di Netflix cancellata dopo una sola stagione per le critiche pesanti ottenute (ne abbiamo parlato qui).

Tra le peggiori serie tv prodotte dal rinomato servizio streaming, Gli Irregolari di Baker Street si basa in modo evocativo sull’omonima serie di libri dell’autore Sir Arthur Conan Doyle, ma in soli 8 episodi non è riuscita a dimostrare le proprie qualità al pubblico. Pur avendo avuto una partenza tutt’altro che disastrosa – secondo le classifiche Nielsen, infatti, avrebbe superato anche The Falcon and The Winter Soldier come visualizzazioni – la serie ha fallito completamente, non riuscendo a intereccettare gli spettatori. Pensata per un pubblico giovane, non ha saputo mantentenere uno standard e una quantità tale da incuriosire in modo più trasversale come invece è riuscito ad altre serie simili (Stranger Things tra tutte). Si prende troppo sul serio con toni così drammatici da risultare parodici e, proprio per questo, è stata cancellata senza troppi problemi o polemiche a riguardo.

3) Camelot

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Il ciclo arturiano è forse una delle storie più appassionanti, emozionanti ed evocative della letteratura occidentale: non c’è dunque da sorprendersi se le serie tv che hanno cercato di riadattarne le vicende sono molteplici. Alcune sono riuscite molto bene nel proprio intento, altre non hanno fatto altro che rovinarne la storia. Camelot, serie del 2011 di produzione irlandese-canadese, rientra sicuramente nella seconda categoria.

È tra le peggiori serie tv sull’argomento pur avendo un cast pieno di talenti: da Jamie Campbell Bower nel ruolo del protagonista alla conturbante Eva Green nei panni della strega Morgana, è stato davvero un peccato sprecare le loro doti recitative in un prodotto così inguardabile. Con un budget di oltre 70 milioni di dollari la serie non riesce a staccarsi da altri titoli simili usciti in quel periodo: come The Borgias e Spartacus, è un mix di sangue e intrighi che poco ha a che vedere con la trama medievale e familiare che tutti conoscono. Anche l’elemento fantastico invece di risultare fresco e originale rimane piatto e poco ispirato: da soap opera sul ciclo arturiano diventa un gioco di troni (tutt’altro che interessante come abbiamo spiegato qui) tra Merlino e Morgana e il grande Re Artù ne diventa una semplice pedina. Dimenticabile e, giustamente, dimenticato.

4) Sick Note

Sick Note

Molti descrivono lo humor inglese come un tipo di comicità più cinica e più dark, dove nessun colpo è troppo basso o nessuna battuta troppo inappropriata. In realtà i limiti di questo modo di scherzare esistono e sono ben presenti, ma in Sick Note questi confini vengono superati abbondantemente scadendo nel grottesco e, a volte, nell’indelicato.

Protagonista di questa serie è l’attore Rupert Grint, famoso per aver interpretato il migliore amico del mago più famoso di tutti i tempi (Harry Potter). La trama lo vede nei panni di Daniel Glass, giovane mediocre, che vede la propria vita scombinata da una diagnosi di cancro all’esofago in fase terminale. Abituatosi alla gentilezza che le persone nella sua vita hanno adottato nei suoi confronti, Daniel decide di non comunicar loro la smentita della diagnosi, creando così equivoci e problemi sempre più gravi. Molta della causticità della situazione viene completamente meno con le gravi lacune di trama presenti sin dalla prima stagione (molto breve, 6 episodi per un totale di 2 ore). La seconda stagione, d’altro canto, si trasforma in un qualcosa di vuoto e ridondante più che divertente, dove numerosi sketch vengono ripresi senza un vero mordente rendendola la peggiore serie tv comedy presente in questa classifica.

5) Gangs of London

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Quando Joe Cole ha abbandonato il ruolo di John Shelby in Peaky Blinders, la motivazione era semplice e comprensibile: non rimanere nell’ombra del bravissimo Cillian Murphy e cercare una propria storia in cui risultare protagonista. Peccato che Gangs of London non sembra assolutamente il titolo giusto per ottenere la meritata fama.

La serie segue problemi e contese tra gang rivali dell’attuale Londra, ma senza la trama complicata e complessa tipica del genere. I personaggi presenti sono tanti – anzi troppi -, ma niente di ciò che dicono e che fanno li rende memorabili: la tridimensionalità e il realismo sono completamente assenti dalla storia, rendendo il tutto troppo artificioso e meccanico. Molto belle le scene di azione e le coreografie delle lotte sono ben studiate e girate, ma non c’è molto che lega questi singoli momenti di adrenalina. Le sottotrame si incalzano e moltiplicano episodio dopo episodio lasciando lo spettatore completamente confuso e perso in una marea di nomi tutt’altro che importanti. Insomma la peggiore serie tv crime degli ultimi tempi che, forse, avrà una seconda stagione – e occasione – per redimersi.

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Scritto da Emanuela Pileggi

Studio per poter capire i libri che leggo, le serie TV che guardo, il mondo in cui vivo. Seria ad intermittenza, curiosa di natura, sogno un giorno di diventare grande.

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