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9 finali delle Serie Tv che non potrei mai immaginare con una canzone diversa

Prima di parlare di musica per i finali delle Serie Tv, sarebbe interessante fare un passo indietro e approfondire in un excursus, come abbiamo fatto scrivendo questa classifica, alcune delle sigle più iconiche della serialtà contemporanea; divenute a pieno titolo componenti essenziali della diegesi, una cifra sonora del racconto indimenticabile. Pensiamo a Goodbye di Apparat per Dark, immersivo minimalismo elettronico tedesco, o al Main Theme monumentale di Ramin Djawadi per Game of Thrones, o alla world music di Rodrigo Amarante compositore di quel magnifico bolero che è Tuyo per Narcos. Andando indietro, pensiamo alle suggestive composizioni di Angelo Badalamenti per Twin Peaks.

Potremmo scrivere intere pagine di narratologia musicale e analisi testuale sulle sigle e le tensioni mistiche che generano nella nostra percezione e nell’attaccamento emotivo alla storia. Oggi però non ci soffermeremo sulle intro, già ampiamente e ben analizzate.

Voliamo verso i finali delle Serie Tv, quelli che si concludono con una sintesi ideale tra musica e scena, significanti e significati, in una drammaturgia poderosa e sublime.

L’impresa è certamente personale, questi finali sono rari. E la premessa sulle sigle si rivela molto utile per tessere una lista. Perché alcuni di questi brani iconici, originali e distintivi, li ritroviamo non solo nelle intro ma, in temi e variazioni, anche come leitmotiv conclusivi.

E non potremmo immaginarci alcuna “canzone” diversa. Sono le soundtrack che desideriamo ritornino dentro la storia e sino alla fine. Non è un caso che, terminata la visione, quando subentra quel blue mood dell’addio, troviamo conforto e piacere, anche adrenalina, correndo ad ascoltare le playlist su Spotify. A chi non succede?! A me ogni giorno! Attualmente annovero tra le mie preferite e motivanti – incisive, trasversali dal rock al jazz, dal pop alla classica – The Americans e The Blacklist che vi consiglio! Un mix eclettico di generi perché, come sosteneva Theodor W. Adorno, non è tanto importante la distinzione tra musica alta e musica bassa, ma tra musica bella e musica brutta.

1. Sense8 – Experience di Ludovico Einaudi

sense8_orgia
Sense8 Finale di Serie

La lista inizia da qui: il saluto ai fan, un omaggio rituale, dionisiaco in un crescendo di sensualità, attrazioni fisiche e connessioni mentali, fusione al di là di ogni confine di cultura, nazionalità, orientamento sessuale. Corpi e cervelli uniti. Il finale di Sense8: sei minuti di pura magia scenica e musicale, l’alchimia orgiastica di corpi diversi che si fondono. Esseri umani speciali chimicamente e neurologicamente connessi, nati in città lontane e diventati famiglia. Nell’ultima scena, tributo artistico che Lana e Lilly Wachowski donano ai fan, i Sense8 sono amanti e amici che si baciano e si cercano sull’armonia delle note di Experience di Ludovico Einaudi. Prima nella versione originale, quindi nel remix del Producer Starkey che aggiunge ritmo e porta i violini e il pianoforte nella dimensione ipnotica della dubstep. Una scelta bellissima.

2. Dark – What a Wonderful World di Soap&Ski

Universi e mondi sconosciuti, nodi e spazi temporali. Paradossi. Non è stato facile seguire Dark. Un po’ come quando leggi Cent’anni di solitudine, hai bisogno del taccuino per appuntare nomi, date, alberi genealogici.

Anche se Dark è una serie complessa da portare a termine, il suo è uno dei finali delle Serie Tv che ricorderemo: non solo la fotografia, la luce, la non esistenza mentre le figure di Jonas e Martha svaniscono. La musica! Una meravigliosa versione di What a Wonderful World interpretata da Soap&Skin, giovane cantautrice austriaca la cui voce sembra provenire dall’inconscio del mondo, da un altro stadio della materia. Tastiere, archi, sample, elettronica e voce rendono questa cover, ardua da riproporre, una piccola perla che solo una serie come Dark, raffinatissima nella scelta delle musiche, poteva contemplare.. Non è l’ultima sequenza, che ci porta a cena in casa di Regina nel mondo delle origini, nel 2019. È quella precedente, sospesa tra dimensioni parallele, che ci ha permesso di scoprire, per chi come me non la conosceva, una interessantissima artista della scena europea e una canzone di chiusura che ci piace immaginare così. Dopo l’oscurità, un tentativo di speranza “And I think to myself what a wonderful world”.

I prossimi due brani e finali delle serie tv potrebbero coesistere nello stesso punto. Spagnoli ed entrambi cantati da Cecilia Krull.

3. Vis a Vis – Agnus Dei (Urban Version) di Cecilia Krull

Finali delle Serie Tv Vis a Vis La Casa di Carta
La Casa di Carta e Vis a Vis: Due canzoni iconiche cantate da Cecilia Krull

La marea gialla e il finale di Vis a Vis sono un inno alla libertà e alla forza delle donne. Agnus Dei (Urban Version) nella versione di Cecilia Krull feat. Mala Rodriguez ne è sigla e canzone manifesto che infatti ritroviamo nelle scene finali, dopo l’inaugurazione della nuova vita dedita al furto di lusso di Macarena e Zulema. Negli ultimi frame, in alternanza con i titoli di coda, vediamo le detenute camminare in direzione ostinata e contraria, sorridere in girotondi a moviola davanti a un muro che trattiene oggetti e memorie, dai reggiseni alle foto dei figli alle cartoline di un mondo che non possono vedere ma dove lottano per poter rientrare. Il testo di Agnus Dei è una dichiarazione di intenti, oltre che un brano dance pop da shazammare al primo ascolto. Ha invaso le radio e il clubbing per diversi mesi. Quando la serie finisce, non puoi che alzare il volume, gasarti e ballare. Del brano è stato realizzato, in occasione dell’uscita dello spin off El Oasis, il remix prodotto da Benny Benassi, dj italiano di fama mondiale, in collaborazione con BB Team. Con quel tocco underground Agnus Dei è diventata un inno internazionale suonato in tutte le discoteche da Rio de Janeiro a Barcellona, da Milano a Ibiza.

4. La Casa di Carta – My life is going on di Cecilia Krull

Per quanto se ne possa dire del finale de La Casa di Carta, e indipendentemente dalle scuole di pensiero, da un punto di vista musicale – come per Vis a Vis – My life is going on, nella versione rock del finale ancor di più, è un’iniezione di adrenalina che conclude e suggella l’apice di ribellione e salvezza a cui arriviamo quando vediamo la banda salire sull’aereo, libera. Anche qui non è tanto la scena finale in cui la traccia viene solo accennata dai primi accordi di chitarra ma le immagini emozionali che scorrono insieme ai titoli di coda e, per chi come me è fan dei titoli di coda, questo è un gran finale rock! I personaggi si smascherano, trionfano e per altri 4 minuti vediamo frammenti e best of come se non ci stessimo del tutto congedando ma si aprisse lo spazio per una futura narrazione.

5. This is Us

The Big Three – This is Us

L’alchimia tra musica e racconto in This is Us è unica. Come in molte scelte di questa soggettiva lista di finali delle Serie Tv, ci troviamo dinanzi a una composizione originale. Di più. Parliamo di un sound che nasce e si sviluppa dentro un’amicizia, quella tra il creatore della serie Dan Fogelman e il compositore indiano, americano d’adozione, Siddhartha Khosla. Amici sin dai tempi del college, avevano già lavorato insieme per The Neighbors. Fogelman non ha esitato a chiamare Khosla affidandogli il racconto, in musica, di quella delicata poesia familiare che è This is Us. Una musica dove gli arpeggi del sitar si fondono armonicamente con effetti elettronici dando vita a nuances avvolgenti, tristi nelle tonalità in minore e introspettive come il centrale “Jack’s theme”.

Come si legge su Insider Khosla’s work is inspired by his family and by Fogelman’s real-life experience of grief. Le loro vite, i dolori dell’esistenza reale raggiungono la catarsi nella bellissima biografia della famiglia Pearson. E nella musica.

Come sappiamo, il vero finale di This is Us è nella penultima straziante puntata “The Train” con Rebecca che viaggia nel treno dei ricordi sulle commoventi note di Dr K, Bartender (The Train). Nessuna “canzone” poteva funzionare meglio. L’ultimo episodio è pura autorialità, una confidenza, un abbraccio tra genitori e figli, un tocco al cuore che batte ancora di più per chi si immedesima, nella malattia, l’Alzheimer, così come nel lutto di perdere un padre e una madre come Jack e Rebecca. Il brano finale non a caso si intitola “Us (The Game Plane)”. Tutto fa piangere ma c’è anche quel dolce sguardo al cielo che, noi che rimaniamo sulla Terra, ogni tanto diamo… nella speranza che i nostri genitori siano davvero sopra e accanto anche se non li vediamo più.

6. Game of Thrones – Lord of The Starks, A Song of Ice and Fire di Ramin Djawadi

Cosa si può dire di una delle scene finali delle Serie Tv più belle e monumentali di sempre? Non è la scrittura – secondo alcuni un po’ affrettata, dell’ultima stagione – su cui intendo soffermarmi, ma la sequenza degli ultimi 8 minuti. Non ci sono parole, c’è solo il discorso musicale di Ramin Djawadi che chiude la storia. Da quando John Snow varca la Barriera, mentre ascoltiamo il violoncello indimenticabile di The Last of the Starks, fino a quando vediamo Arya allontanarsi verso terre ignote, Sansa diventare Regina del Nord mentre ritorna, cinematografico, il tema centrale in A Song of Ice and Fire. Un trionfo di cori sinfonici e archi che si aprono sul freddo del Nord. Non ci sono parole per descrivere l’opera creata da Ramin Djawadi per Game of Thrones. Si può solo mettere l’audio in Dolby Sorround e ascoltare.

7. The Americans – With or Without degli U2 e 6 Romances, Op. 6: No. 3 di Pyotr Ilyich Tchaikovsky 

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Philip ed Elizabeth Jennings – The Americans

Com’è difficile vivere una doppia identità senza confondersi. Quanto addestramento occorre, quanta militanza e fede per diventare come Philip ed Elizabeth Jennings, agenti segreti del KGB infiltrati nel sistema americano, che vivono per interi anni un’altra vita sotto copertura, in un calmo sobborgo vicino Washington, durante la Guerra Fredda. Con due figli, nati negli Stati Uniti.

Di solito si dice che ci vuole coraggio per essere romantici. Qui è il contrario: ci vuole coraggio per non esserlo. E Philip ed Elizabeth, insieme alla figlia Paige, lo dimostrano nel finale quando, scoperti dall’amico e agente dell’FBI, Stan, devono fuggire attraverso il Canada e tornare in URSS, lasciando il figlio minore Henry, ignaro di tutto, da solo in America. Un abbandono spaventoso che trova l’apice nella scena del treno quando Paige decide di non seguire i genitori in questa fuga, ma di restare lì dov’è nata e cresciuta. Scende alla prima fermata. Elizabeth si accorge della figlia rimasta al binario dal finestrino blindato mentre il treno va… per sempre. Sotto si ascolta una lunga parte di With or Without You degli U2, perfetta sintesi della dicotomia sofferta di questo amore scisso tra maternità e madre patria.

Ancora più bello – in una soundtrack che, come detto all’inizio, è tra le più curate della recente storia seriale – l’arrivo a Mosca. Tutto cambia: è notte, c’è la neve, siamo nel tempo della minaccia al governo di Gorbačëv e alle sue aperte prospettive di cambiamento. Philp ed Elizabeth tornano a essere Mischa e Nadezhda. Non c’è dialogo quasi fino all’ultimo frame, quando si rassicurano a vicenda pensando alla vita a cui stanno rinunciando, ai figli rimasti dall’altra parte del mondo, quella nemica che tuttavia li ha cresciuti. Il loro sguardo si posa sulla maestosa capitale mentre ascoltiamo in estasi 6 Romances, Op. 6: No. 3. di Tchaikovsky nella splendida esecuzione della violinista giapponese Takako Nishizaki con la Queensland Orchestra. Cos’altro aggiungere? The Americans è un capolavoro.

8. Gomorra – Nuje vulimme na speranza di Lucariello

Gomorra è molto soggettiva, può piacere o infastidire. C’è chi ne critica l’apologia della vita criminale, la retorica del linguaggio e degli stilemi narrativi, c’è chi la ama e si identifica, ci sono differenze di fruizione tra Nord e Sud Italia e anche all’estero. Sicuramente il finale per chi, come me, ha apprezzato la serie va inserito in questa lista. Fosse solo per l’espressività drammatica dei due protagonisti, Ciro e Gennaro che si consumano insieme, sia per la canzone testamento che accompagna l’ultimo episodio Nuje vulimme na speranza (T4No Versione) un tango napoletano riuscitissimo nei testi e negli arrangiamenti di Lucariello con Roberta Roman. Un mix che proviene da tradizioni e innovazioni del sound di Napoli, dal groove inconfondibile di Enzo Avitabile all’ hip hop-dub impegnato dei 99 Posse fino ai più recenti trend del nuovo rap. Devo dire, pur non amando il genere e tornando all’assioma di Adorno che supera il dualismo tra classico e popolare: è un gran pezzo per un crudo, tragico finale.

9. Pose – My love is your love di Whitney Houston

Voguing – POSE

Schizofrenico il passaggio tra due finali delle Serie TV che non potrebbero essere più distanti.

Dai quartieri napoletani alle ballroom della queer culture newyorkese. Seppur qualche collegamento, di matrice e radice diversa, possiamo trovarlo. Scampia come Harlem sono, o per lo meno sono storicamente stati, luoghi di emarginazione, periferie ghettizzate prima che gli interventi di promozione sociale e inclusione culturale si affermassero. Harlem negli anni ’80 era il quartiere della subcultura afro-discendente e latina, dicotomica rispetto al sogno americano e al pensiero bianco dominante dell’epoca reaganiana. Ad Harlem viveva, in condizioni di marginalità, una vasta comunità LGBT: giovani gay, bisessuali e soprattutto transessuali che le stesse famiglie d’origine cacciavano di casa intrappolate in un senso di vergogna e sdegno per quella che era ritenuta, oltre che un disonore, una malattia.

Sono anche gli anni in cui si diffonde l’AIDS, la conseguente paura e la mostruosa convinzione che siano le persone omosessuali e transgender a contrarlo e a infettare.

Di fronte a questo scenario razzista, la comunità LGBT reagisce inventando nuovi linguaggi e culture: nelle ballroom si afferma il voguing, danza contemporanea che emula le pose delle star sulle copertine pubblicitarie (da cui il nome POSE), stile che ispirò Madonna nel celebre brano “Vogue”. Già qui comprendiamo il valore che la musica, insieme alla danza, ai costumi e ai travestimenti glitterati, ha nella serie. Le House si sfidano a suon di coreografie caleidoscopiche per contendersi i premi di Drag King e Drag Queen nelle eccitanti serate, dove l’unione, l’amore e un altro concetto, più autentico, di famiglia prendono vita.

Pose si conclude con la terza stagione, particolarmente intensa per l’approfondimento della figura di Pray Tell e della malattia, interpretato da un magistrale Billy Porter, sieropositivo anche nella vita vera. A rendere le ultime battute uno dei finali delle serie tv più toccanti e illustrativi di un decennio di storia sociale è proprio la musica: Whitney Houston con My love is your love accompagna i passi di Blanca che si allontana. Non poteva che essere così, dato che la Madre della House Evangelista aveva, in un episodio precedente, vinto il primo premio con la sorprendente performance lip-sync che omaggia quella di Whitney Houston al Super Bowl del 1991, rimasta nella storia.

Non possiamo aggiungere nulla perché le parole del testo scelto per la fine di Pose dicono tutto It would take an eternity to break us. And the chains of Amistad couldn’t hold us”. Solo l’eternità può spezzarci. Le catene di Amistad non riuscirebbero a tenerci legati. L’amore vince e le catene le rompiamo.

Il riferimento alla nave Amistad nel brano di Whitney Houston è il simbolo della ribellione contro lo schiavismo, quando nel 1839, un gruppo di schiavi africani, illegalmente deportato, ruppe le catene e scelse l’ammutinamento, piuttosto anche la morte, in nome della libertà. Pose ha un finale bellissimo, simbolico delle rivoluzioni e delle vittorie raggiunte oggi per le nuove generazioni LGBTQ+, grazie alla lotta dei personaggi come Blanca e Pray, che richiamano le storie vere del documentario Paris Is Burning di Jennie Livingstone. E grazie alla luccicante, creativa cultura che hanno ispirato.

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