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L’evoluzione del padre nella storia delle Serie Tv

Le storie, ma in fondo anche la vita vera, sono popolate da tipi umani. Per citarne solo alcuni: da un lato c’è il figo, dall’altro lo sfigato; da un lato il bad boy, dall’altro il bravo ragazzo; la ragazza celebre e la timidona; il pretino di campagna, la vecchia pettegola, il padre ad libitum…

Così, accade anche nel mondo delle Serie Tv. La cosa interessante è vedere come, nonostante le costanti che caratterizzano questi tipi, essi mutino nel tempo in base al momento storico, alle tendenze degli anni che li vedono nascere, alle esigenze del pubblico…

Ecco quindi che proseguiamo con questa nuova rubrica sull’evoluzione dei #TipiSeriali nel corso del tempo. Chiaramente prenderemo solo qualche esempio, cercando con cura quelli più rappresentativi. Finora abbiamo parlato di ragazzacci, bravi ometti e ottime spalle, oltre che di bellissime donzelle. Oggi andiamo invece ad indagare una figura che sta alle loro spalle e dal cui atteggiamento derivano molti dei loro:

IL PADRE

HOWARD CUNNINGHAM (Happy Days)

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Diciamolo: Howard Cunningham è un po’ il padre che tutti vorremmo. E’ pacioso, dolce. Ogni tanto ha qualche battibecco con la moglie Marion, che però di solito ha la meglio.

È un padre comprensivo, e anche buffo soprattutto quando sta per prendere parte agli incontri della Loggia del leopardo. Il signor Cunningham ci prova, ma non ha molto polso.

E’ il tipico buon padre di famiglia, molto attento ai propri figli, premuroso nel suo rapporto con loro. Un papà orsacchiotto.

 

LELAND PALMER (Twin Peaks)

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* NON CHE SIA ANCORA CONSIDERABILE SPOILER, MA SE NON AVETE ANCORA VISTO TWIN PEAKS E VOLETE FARLO, NON LEGGETE *

Anche Leland Palmer, il genitore della celeberrima e sventurata Laura, all’apparenza è il padre perfetto. Oddio, effettivamente noi ne facciamo conoscenza quando è già stato rinvenuto il cadavere della figlia, ma l’impressione che abbiamo è quella di un babbo amorevole, innamorato della sua bambina, ed effettivamente è così, anche se in un modo assai più macabro.

Ci commuove vederlo danzare con la fotografia di Laura tra le braccia e ci commuove il suo dolore incontenibile: è totalmente sconvolto dalla perdita della figlia e si abbandona spesso a comportamenti alquanto bizzarri. Uccide addirittura Jean Renault, sospetto omicida della figlia.

Poi però scopriamo una cosa che ci sconvolge: è proprio lui l’assassino della figlia. Eccoci dunque di fronte alla figura genitoriale più sconvolgente della serialità: un padre che per anni violenta la figlia e che arriva ad ucciderla. Esiste qualcosa di peggiore?

Ma va detta una cosa. Non è del tutto corretto dire che Leland è l’assassino di Laura. Leland è, più che altro, lo strumento con cui Laura viene uccisa. Egli ospita in sè Bob, il Male. Qui c’è una puntualizzazione importante da fare. Quello che Lynch sta cercando di farci comprendere è una cosa fondamentale: il Male può abitare ognuno di noi. Può arrivare al punto di rendere stupratore e assassino un padre nei confronti della figlia. Ma dietro al ‘mostro’ che Leland diventa, si scorge ancora il padre completamente immerso nell’amore purissimo e devotissimo verso la figlia. Un personaggio tragico, epico, mostruoso, umanissimo, immenso.

REVERENDO ERIC CAMDEN (Settimo Cielo)

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Nonostante Eric Camden sia un reverendo, si dimostra un padre molto aperto nei confronti delle scelte (anche opinabili) dei figli, esortandoli sempre a essere loro stessi, a seguire comunque la retta via, ma senza essere giudicante nei confronti dei loro sbagli, forte della certezza che si possa sempre recuperare.

Insomma, Eric è un buon pastore anche quando riveste il ruolo del padre, tant’è che i figli spesso si rivolgono a lui per chiedergli consiglio. Padre di sette figli e nonno di sei nipotini, il reverendo è presente in tutti i momenti peggiori delle vite dei suoi ‘bambini’ e si trova a dover affrontare problematiche legate alla droga e al sesso. Si dimostra nella gestione di queste mai giudicanti e sempre un ottimo consigliere.

Praticamente il babbo perfetto.

MITCH LEERY  e JACK MCPHEE e DOUG WITTER (Dawson’s Creek)

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Per quanto riguarda Dawson’s Creek è il caso di parlare di ben tre personaggi. Vero è che abbiamo, logicamente, sempre fatto una selezione nella scelta dei tipi seriali da sottoporre alla vostra attenzione, ma in questo caso abbiamo ritenuto importante citarli tutti e tre. Capirete perchè.

Iniziamo dal padre del protagonista: Mitch Leery. Egli rappresenta in prima istanza il padre figo. E’ il padre ‘tartarugato’ del figlio molliccio. Grazie al personaggio Mitch possiamo entrare in contatto con i conflitti famigliari che spesso ci sono tra marito e moglie. Guerreggiato è infatti il suo rapporto con la moglie Gail, e dopo anni di torti vicendevoli, i due finalmente tornano insieme dando alla luce Lily, la sorellina di Dawson. Purtroppo Mitch è anche il protagonista di una delle morti più idiote della serialità (ne abbiamo parlato qui).

E’ doveroso, oltre che un vero piacere, citare un’altra importantissima coppia di padri di questa Serie Tv: Jack e Doug. Una volta morta Jen, infatti, sarà questa bellissima coppia omosessuale a crescere la sua bambina. Di questo non ci viene mostrato molto, per i motivi che possiamo immaginare e perché ciò avviene a fine serie, ma immaginiamo che i due siano genitori splendidi.

JAMES ORENTHAL (La vita secondo Jim)

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Jim è lo specchio di una buona fetta di umanità maschile contemporanea: indolente nei confronti delle proprie responsabilità, pigro, orgoglioso, a tratti infantile. La sua schiena e il punto laddove cambia nome hanno assunto ormai la forma del divano e non provate a disturbarlo se sta guardando una partita di football.

Con i figli ha un ottimo rapporto, anche se molto diverso nei singoli casi. Ruby, quando attraversa l’adolescenza, cerca di ingannare e manipolare quanto può i genitori, ma Jim conosce tutti i trucchi e la ragazzina  non riesce a fregarlo. Eccettuata questa piccola e sana parentesi di ribellione, Ruby è una figlia modello. Differente è il rapporto instaurato con Gracie la quale non è proprio il prototipo di ubbidienza. La piccola, in realtà, è molto simile al padre e ben presto i due andranno d’amore e d’accordo. Tutto particolare è il legame con Kyle, l’ometto di Jim.

Come avviene spesso nei casi di genitori e figli dello stesso sesso, Jim vuole essere un modello perfetto per Kyle così che questo non tifi la squadra sbagliata o diventi un nerd bulleggiato da tutti (va a finire che entrambi amano suonare l’armonica).

Con queste premesse, immaginatevi la gioia quando nascono Jonathan e Gordon. Jim sarà anche un padre imbranato, ma, alla fine dei conti, è in gamba.

DR. BROWN/ DR. ABBOTT (Everwood)

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La contrapposizione tra il padre di città e il padre di campagna , il loro rapporto in Everwood ci ricorda che nessun padre può essere giudicato senza guardare il legame che ha con i propri figli. Da un certo punto di vista la Serie Tv americana che ha sbancato i canali in chiaro di Mediaset può essere vista come la crescita di due rapporti generazioni, di due famiglie. Attraverso le stagioni arrivano dei mutamenti interessanti: il padre di città, ad esempio, il Dr. Brown, all’inizio detestato e capace di convincere la figlia piccola solo attraverso false promesse (“è il modello di democrazia americana”, una delle sue citazioni migliori), pian piano assiste alla crescita dei propri figli, entra nel loro mondo (lui che da un certo punto di vista ne era sempre stato escluso), e arriva ad avere, se non la stima del più grande, almeno quell’affetto burbero e scontroso che è il massimo che si può pretendere da un genio del piano sociopatico. Il Dr. Brown, padre di città, col velato difetto della presunta onniscienza, imparerà a sbagliare e a diventare umano, rendendosi conto che l’unico modo per acquisire la fiducia che cerca è di mettersi al livello dei propri figli, di camminare nelle loro scarpe, direbbero i saggi. Invece il Dr. Abbott, padre padrone della famiglia, ma amorevole, saggio e sempre pronto a difenderla, possessore della verità spicciola e della saggezza del medico condotto, vedrà progressivamente allontanarsi i propri figli, vuoi per delle liti poi risolte, vuoi perchè prenderanno la loro strada, semplicemente, provando a incarnare i valori di onestà e rettitudine che lui gli ha insegnato. Difficile non amarlo, poichè è il personaggio al quale vengono messe in bocca le battute migliori della Serie (e la preghiera per la moglie è uno dei monologhi seriali più struggenti che esistano), ma alla fine di quell’ideale di famiglia che lui ha cercato non resterà che una casa vuota, riempita tuttavia da un inaspettato piccolo trovatello. I due padri si scontreranno durante tutte le stagioni di Everwood, imparando però a convivere e ad apprezzarsi man mano, rendendosi conto che l’uno compensa le mancanze dell’altro e arrivando perfino a prendere uno studio insieme. Un piccolo trattato di scienze dei rapporti familiari, se esistesse la materia….

WALTER WHITE (Breaking Bad)

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E ora ecco uno dei personaggi seriali più amati di sempre: Walter White! Non ci si sono dubbi, quest’uomo prima di ogni altra cosa che vi possa venire in mente, è un padre. Infatti, all’inizio di Breaking Bad egli vedeva nel suo nucleo familiare tutto il proprio mondo. Il figlio (Walter Jr.) è affetto da paresi cerebrale.

Walter, che si fa sempre in quattro per la propria famiglia, si comporta nei confronti delle difficoltà del figlio come un ottimo padre e queste problematiche vengono vissute come una normalissima routine, riuscendo così a far in modo che il  figlio non si senta inferiore a nessuno.

La storia di Walter è anche sintomatica di come l’amore di un padre possa spingersi in là: egli intraprende la carriera criminale solo per tutelare economicamente la propria famiglia. Certo, umanamente talvolta sbaglia viziando troppo il figlio, ma un padre perfetto non esiste nemmeno nel mondo seriale.

Un grande insegnamento ci viene però dal figlio, il quale dimostrerà come il proprio eroe non sia il ricco e grande magnate della droga, bensì il povero professore di chimica. Tutto tenerezze è invece Walter con la secondogenita, il rapporto tra i due è notevolmente meno approfondito.

MORT PFEFFERMAN (Transparent)

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Io, di questa serie (e di questo personaggio), devo dirvi solo di guardarla e aprire un pochino la vostra mente. E’ una perla di rara delicatezza e la figura che ne esce del padre… beh.
Una serie con dei personaggi profondamente umani.

MR. ROBOT (Mr. Robot)

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Mr. Robot è il dolore per la morte del padre. E’ l’ossessione per la morte del padre. E’ il padre che ormai è diventato parte di te. E’ la tua parte, al di là del tuo DNA, che si impone su di te con le sembianze del padre. E’ la lotta perpetua contro ciò che rimane del padre, ma forse solo contro te stesso e la tua rielaborazione del padre.

E’ quel che sei tu, del padre. O forse, quel che è il padre, di te.

 

HOMER J. SIMPSON (I Simpson)

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C’è bisogno davvero di dirvi qualcosa?

 

 

Un saluto agli amici di Serie Tv, la nostra droga, Seriamente Tv!

Written by Elisa Belotti

Siamo qui per parlare di questo mondo e di mille altri, per ridere, riflettere e immaginare. “Sono un idiota, io sono un pazzo, lo so... ma sono stato una buona lettura, giusto?”, vorrei dirvi che è mia, ma mentirei: è di un tale Hunter S. Thompson. Sperando di poterla dire anche io, un giorno.

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