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Breaking Bad e altre 4 Serie Tv che rischiavano di avere altri protagonisti

Breaking Bad

Alcuni si consideravano troppo importanti per la parte, altri troppo seri, altri ancora snobbavano la televisione. Li ringraziamo di cuore perché se queste serie tv sono così speciali il merito è anche dei loro rimpiazzi. E questo vale soprattutto per Breaking Bad che ci regala una curiosità davvero intrigante su Bryan Cranston. Ma vi immaginate come sarebbe stato se avessero accettato la parte? Impensabile!

1) Thomas Jane – Mad Men

Breaking Bad

Immaginare Mad Men senza Jon Hamm è impossibile. Il suo charme, la sua eleganza d’altri tempi, l’espressività facciale e la gestualità lo hanno consacrato alla storia seriale e hanno fatto le fortune dello show. Eppure inizialmente non doveva essere lui il prescelto per il ruolo di Don Draper. La scelta da parte del network era ricaduta infatti su Thomas Jane, attore cinematografico di comprovata esperienza.

Che cosa ha impedito, allora, che perdessimo per sempre una delle migliori interpretazioni nel mondo delle serie tv? Ci ha pensato lo stesso Thomas Jane a rifiutare il ruolo della vita. Il motivo? Il modestissimo Jane si reputava troppo importante per un ruolo da protagonista in un prodotto televisivo.

Ma la vita sa essere ironica: Mad Men sarebbe divenuta una delle serie più premiate della critica e Jon Hamm consacrato alla fama mondiale. E di Thomas Jane che ne è stato? Ironicamente la sua carriera ha subito in un’involuzione e l’attore è stato costretto a partecipare a una serie tv, l’interessante ma un po’ bistrattata Hung, ottenendo solo qualche riconoscimento minore. Dura ma giusta la legge del contrappasso.

2) Paul Giamatti – The Office

Breaking Bad

Il remake americano della britannica The Office è forse uno dei rari casi in cui il rifacimento ottiene un successo perfino superiore all’originale. C’è da dire che dietro, anche nella versione statunitense, c’è sempre stata la longa manus dell’irresistibile Ricky Gervais.

Ma un ruolo fondamentale lo hanno avuto gli eccellenti sceneggiatori e gli interpreti, capaci di assurgere a icone mondiali della comicità. Tantissimi sono, per esempio, i meme tratti dallo show. Tra i tanti, alcuni dei più esilaranti sono quelli che riprendono sketch di Steve Carell, nel ruolo del capo fanfarone Michael Scott.

La sua carriera grazie a The Office spicca il volo dopo alcune non positive esperienze televisive e cinematografiche (fatta eccezione per l’ottimo The Daily Show). Non stupisce più di tanto, allora, che all’epoca del casting Carell non fosse una primissima scelta. La preferenza degli autori era andata su Paul Giamatti, reduce al tempo dal successo del gioiellino Sideways – In viaggio con Jack.

Ma a Paul quella proposta di un ruolo seriale non dovette proprio piacere. Come per Thomas Jane, Giamatti decise di rifiutare sdegnosamente non volendosi abbassare a far tv. E così addio al successo che arrise invece a Steve Carell aprendogli le porte per numerosissime pellicole comiche.

Fortuna che poi lo stesso Giamatti ha cambiato idea: ora infatti è tra i protagonisti della splendida Billions.

3) Matthew Broderick – Breaking Bad

Breaking Bad

Anche in questo caso ci sembra impossibile immaginare Breaking Bad senza l’immensa recitazione di Bryan Cranston. L’iconico ruolo di Walter White era stato precedentemente offerto a due attori, ritenuti adatti per suscitare affetto nel pubblico nonostante l’evoluzione negativa del personaggio.

Si trattava di Matthew Broderick e, pensate, John Cusack. Pare incredibile ma entrambi rifiutarono il ruolo in Breaking Bad per motivazioni simili. Non vollero interpretare una parte così negativa, temendo che la carriera ne potesse risentire. Beh, grave errore, ragazzi!

A quel punto Vince Gilligan, il geniale regista di Breaking Bad, si indirizzò su Bryan Cranston nonostante qualche bocca storta. Molti ritenevano, infatti, che l’attore fosse troppo inquadrato nel ruolo del padre bonario nella serie tv Malcolm in the Middle. Ma Gilligan lo aveva già visto all’opera in una parte negativa quando era sceneggiatore in X-Files. Ben consapevole del trasformismo di Cranston, non ebbe dubbi a scegliere lui. Il resto è storia.

4) John Cryer – Friends

Due uomini e mezzo

Per tutti i protagonisti di Friends la serie ha rappresentato l’occasione della vita. Non c’è occasione in cui non ringrazino il cielo per essere stati scelti per la parte. E pensare che nessuno di loro rappresentava una prima scelta.

Per il ruolo di Chandler, in particolare, la preferenza era stata data a John Cryer. Era arrivato, però, un sonoro rifiuto. Il motivo? Cryer si riteneva attore troppo serio per interpretare un ruolo comico! E pensare che poi, invece, si trovò ad accettare la parte di Alan Harper in Due Uomini e Mezzo.

Il successo, insomma, lo ottenne comunque ma siamo sicuri che si stia ancora mangiando le mani per quello che sarebbe potuto essere il ruolo della vita. E Matthew Perry ringrazia!

5) Ray Liotta – I Soprano

I Soprano

Attore di grande fascino e capacità recitative eccellenti, Ray Liotta ha perso forse l’occasione di consacrarsi per sempre nel panorama mondiale seriale. Certo, il ruolo in Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese lo aveva lanciato al grande pubblico e fatto apprezzare dalla critica in tutte le sue doti ma interpretare la parte di Tony Soprano in una delle pietre miliari della serialità sarebbe stata la consacrazione definitiva per lui.

Invece Liotta continuerà il suo percorso nel cinema con alterne fortune e tantissime partecipazioni (spesso minori). Tornerà troppo tardi alle serie tv con il flop di Shades of Blue, a parte qualche apparizione saltuaria come guest star. Un vero peccato perché Liotta, pur con le sue immense capacità, ha raccolto pochissimi riconoscimenti (un Emmy per migliore comparsa in E.R.).

Ma cosa l’ha spinto a rifiutare il ruolo della vita? È stato lo stesso Ray a confessarlo: non voleva legarsi per due anni a uno show televisivo. Ma c’è di più: dopo la parte del mafioso in Quei bravi ragazzi temeva di rimanere per sempre relegato in quel ruolo se avesse accettato di interpretare Tony Soprano. A posteriori, una decisione terribile.

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