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8 Serie Tv che si sono distinte per un simbolismo suggestivo

ATTENZIONE SPOILER PER LE SERIE TV MENZIONATE, IN PARTICOLARE PER L’ULTIMA STAGIONE DI BETTER CALL SAUL

Quando guardiamo una serie tv, non stiamo semplicemente vedendo immagini in movimento, i protagonisti in azione o una trama che si srotola nel corso degli episodi. Dietro oggetti, nomi, animali, colori, ambientazioni, elementi della natura, persino numeri, molto spesso si nasconde visibilmente e volutamente qualcos’altro. Che può attingere dalla mitologia, dalla religione, dalla letteratura o filosofia, dal semplice significato che viene attribuito a quella data cosa. Allora i personaggi non sono semplicemente tali, così come i mostri non sono solo creature che popolano i nostri incubi e, come insegna Better Call Saul, una banale tazza può celare un’intera vita. Perché ciò che rende davvero grande una serie tv è proprio la sua simbologia, il saper raccontare attraverso metafore ed elementi comuni storie meravigliose.

E le 8 serie tv di questo pezzo utilizzano la simbologia in maniera così suggestiva, rendendola una parte fondamentale di sé, da rimanerne incantati. Andiamo dunque a vederle insieme. E la seconda è proprio lei, Better Call Saul.

1) Breaking Bad

Better Call Saul

Iniziare da Breaking Bad è cosa buona e giusta, tanto è il simbolismo che sprigiona.

A cominciare dai colori negli abiti dei personaggi che cambiano con l’evoluzione della loro personalità o che preannunciano un fatto imminente, come l’arancione (simbolo di pericolo) che Hank indossa nel giorno della sua morte. C’è pure quell’orsetto rosa che compare in seguito alle azioni spregevoli di Walt, a sottolinearne il contrasto con la sua innocenza. Quasi come fosse il ricordo della sua moralità (ne conserva infatti l’occhio), così come la mosca è la personificazione della sua coscienza.

Il blu, poi, domina Breaking Bad. Particolarmente significativo è quello delle piscine, associato a eventi negativi, emblema della colpevolezza e simbolo della rinascita: per Walt dopo la visita ai suoi ricchi amici, per Gus dopo la morte del suo socio, per Skyler dopo il tentato suicidio terrorizzata dal marito e da sé stessa.

E come non menzionare Ozymandias che, rimandando all’omonima poesia di Shelley, parla del declino del sovrano più potente, di un Walter White chiuso all’angolo senza più vie d’uscita, proprio come il re della scacchiera mostrata nella conclusione della puntata. È il suo fallimento, segnato dalla morte di Hank, dal suo crollo che spacca il deserto in segno della distruzione che ha causato e di cui pure lui ne è vittima. Quel deserto in cui Jesse osserva due volatili in cielo, un rimando a Dedalo e Icaro: l’inventore greco, come Walt, si salva a fine episodio; l’ingenuo Icaro, che ha osato troppo, invece è condannato a un destino peggiore della morte.

2) Better Call Saul

Better Call Saul

Allo stesso modo della serie madre, Better Call Saul è intrisa di simbolismo. Anche in questo caso, i colori giocano un ruolo importante, soprattutto il blu.

Quello dell’acquario di Jimmy e Kim, dove da un lato ricercano una purezza ormai perduta, una coscienza da proteggere strenuamente nell’illusoria speranza di essere ancora nel bene; dall’altro ne rimangono intrappolati per le loro scelte. Blu è il fiore che nasce dove Nacho muore e, unito al bianco, rappresenta la rinascita e quell’ultimo sacrificio dai rimandi cristiani. Di blu sono i vestiti di Howard, simbolo della sua solitudine, e di Giselle, il lato oscuro di Kim che prenderà il sopravvento, la scelta sbagliata incarnata dalla tequila chiamata Blu Zaffiro.

Se Kim è blu, Jimmy è marrone – il colore ottenuto dal mix dei primari. Né buono né cattivo, sempre a cavallo tra due mondi: la legge (incarnata dal blu e dal verde delle divise militari) e la criminalità (vestita di rosso, giallo e arancione). Indossa spesso il doppiopetto in Better Call Saul, un indumento vistoso, appariscente e teatrale come lo è lui; ha l’anello che rappresenta la sua oscurità, il vecchio Slippin’ Jimmy. E la tazza gialla, emblema della relazione con Kim e della sua vecchia vita, simboleggia soprattutto il tentativo di rigare dritto, fallito a causa del proiettile e della stessa donna che la getta via, abbracciando per sempre il suo lato criminale.  

3) Westworld

Di serie tv così oniriche come Westworld non ce ne sono moltissime. Una simbologia talmente concentrata sull’essere umano da costringerci a scavare nella nostra mente, nei suoi limiti e nella differenza con quegli host così indistinguibili da noi. E lo fa attraverso l’elemento caotico principe della prima stagione: il labirinto. Come Teseo, Dolores e Maeve seguono il filo di Arianna rappresentato dalle voci nella testa, così da uscire dalla trappola e raggiungere il libero arbitrio. La loro coscienza.

Il battito d’ali che innesca il risveglio degli androidi è una fotografia del mondo reale. Fu William a dimenticarla, lo stesso che arriva a Westworld con un cappello bianco e ne esce con uno nero: è la sottile linea che divide il buono dal cattivo e la relatività dei due concetti. Ed entra attraverso il treno, un moderno Caronte che sostituisce le monete d’oro con il biglietto; quest’ultimo conduce i visitatori nel loro inferno, per combatterlo. Anche se spesso non succede e lo abbracciano. Il treno costeggia il deserto, quel mondo ideale e perfetto dove vivere ma che, per rimanerci, ci chiede di morire, di liberarci della nostra imperfezione.

Inoltre, se il cavallo in Westworld è metafora del ruolo funzionale degli androidi, il bisonte è distruzione, emblema dell’host ribelle che parla solo una lingua perché rappresenta la sua identità.

E ci fermiamo qui, anche se potremmo continuare per pagine e pagine.

4) Penny Dreadful

Penny Dreadful unisce magistralmente allegorie letterarie, mitologiche e religiose. Lo stesso cognome della protagonista, Ives, potrebbe rimandare al termine eyes (occhi) connesso alla simbologia degli dei egizi o all’espressione “I’ves” che in letteratura indica qualcuno che ha più di un’identità. Vanessa, infatti, nasconde la sua vera essenza, mostrando una maschera che rispetta convenzioni sociali in cui non si riconosce, da sempre attratta dal proibito. E la sua incapacità di conciliare le due anime si tramuta nella malattia che per anni l’ha afflitta. Finché non assorbe lo scorpione, il suo simbolo (come lei, infatti, secondo la mitologia, è un animale che non si sottomette, preferendo pungersi e morire), accettando la sua complessità. L’angelo e il mostro.

In Penny Dreadful, infatti, questi ultimi, assieme a demoni e vampiri, rappresentano sia le tentazioni, come Dorian Grey o Dracula, sia cosa significa essere ostracizzati per la propria unicità. Una solitudine e sofferenza provata dalla protagonista, ma anche dalla Creatura; non è un caso che i due trovino consolazione nell’altro.

I fiori sono per Vanessa un conforto, per Dorian un rimando della fragilità di ciò che ama, per Lily il nome della rinascita. Un simbolo positivo perché, più si allontanano da essi, più l’oscurità trionfa. A rappresentarne l’atmosfera gotica, poi, vengono utilizzati i toni del nero e del grigio, perfettamente amalgamati nelle scene, funzionali a nascondere i mostri e a far vedere il fumo che intacca il nostro giudizio.

5) I Soprano

Better Call Saul

I Soprano è il viaggio onirico, psicologico e filosofico dentro l’interiorità di Tony, in tutte le sue anime di uomo, boss, marito e padre. Infatti, si trova a doversi confrontare duramente con sé stesso, così da raggiungere un nuovo equilibrio dopo lo svenimento in piscina, il sintomo di quegli attacchi d’ansia che incarnano la sua malattia esistenziale. E la cosa più sorprendente di una serie tv del genere è l’uso allegorico degli animali, tanto amati da Tony, che simboleggiano qualcosa che sta accadendo nella sua vita. E non solo.

Prime fra tutti, le anatre che nuotano e trovano una casa nella sua piscina.

Rappresentando con il loro volo la transitorietà dal mondo, illustrano i problemi che Tony ha con le sue due famiglie e i rischi di perderle entrambe. Per la RICO, per la sua morte, per lo scorrere inevitabile del tempo. Un boss che, nei sogni della dottoressa Melfi, diviene un Rottweiler, il quale all’inizio la spaventa, ma poi diventa docile, ubbidiente e potrebbe sbranare l’uomo che l’ha violentata su suo comando pure nella vita reale. Tuttavia, Tony è anche l’orso che si presenta a casa Soprano una volta che Carmela l’ha cacciato di casa. In qualche modo incarna sia le minacce del mondo esterno, sia quelle che risiedono all’interno. Animale che, poi, è legato anche a Carmela, come madre che agisce per proteggere suo figlio.

E il gatto, invece, ha tre importanti significati, tutti spiegati in questo link.

6) Dark

Dark è talmente intrisa di simbologia che meriterebbe un pezzo tutto suo. Basti pensare all’impermeabile giallo, elemento che caratterizza Jonas come outsider rispetto all’ambiente in cui si trova; abbigliamento che nella seconda stagione diviene più amalgamato con ciò che lo circonda, a dimostrazione della sua crescita. Importante è il rosso, di cui si tinge il filo che, nel mito, Arianna (rappresentata da Martha) dà a Teseo (ovvero Jonas) per sfuggire dal labirinto del Minotauro (le grotte di Widen). Ma rappresenta anche il filo del fato della leggenda giapponese sull’anima gemella e il nastro che unisce gli eventi della trama. E legato a quel filo c’è l’uroboro, il serpente che si morde la coda, metafora della ciclicità della natura e dell’eterno ritorno delle cose.

Dalla mitologia Dark spazia alla religione, alla letteratura e alla filosofia.

La medaglietta di San Cristoforo, protettore dei viaggiatori, è il simbolo che li lega nel tempo. I nomi dei protagonisti rimandano a significativi personaggi biblici; Martha e Jonas, poi, rappresentano Adamo ed Eva, poiché sono coloro che creano il Nodo tra i diversi mondi e generano la vita. Ci sono ad esempio rimandi a Shakespeare (soprattutto con Katharina che, dopo una lotta alla Caino e Abele, muore come Ofelia di Amleto) o a Nietzche con il menzionato uroboro.

Un qualcosa che unisce un po’ tutti questi elementi è la triqueta o nodo della Trinità: nella tradizione alchemica appare nella Tavola di Smeraldo; in quella cristiana è Padre, Figlio e Spirito Santo; in quella celtica e germanica indica gli elementi naturali (aria, terra e acqua) o le fasi della vita, ovvero nascita, morte e rinascita. Fondamentale è dunque il 3, considerato il numero perfetto e simbolo di creatività, dispersione e destino.

7) True Detective (stagione 1)

true detective

Uno dei punti di forza di True Detective (prima stagione) è l’immensa capacità visionaria e simbolica delle sue immagini, a cominciare dal corpo di Dora Lange: nuda, legata, inginocchiata, con delle corna sulla testa e un tatuaggio a forma di spirale. Un’iconografia legata al paganesimo e all’occulto, un immediato riferimento alla sovranità e al Re Giallo. Anche la spirale è un rimando a quest’ultimo, emblema della sua influenza.

Ma quel segno è molto di più.

Errol falcia il prato seguendone la forma, Reggie ha una cicatrice di una spirale sulla schiena: sono simboli di rituali che colpivano i bambini vulnerabili di quella zona. È anche il male che si insinua nella vita di Marty a causa delle sue scelte personali e professionali, disegnata dalla figlia come presagio della disintegrazione della sua famiglia. È l’abilità extrasensoriale di Rust, il suo terzo occhio, scorgendo nei corvi a spirale un indizio su Dora, lì in quel paesaggio agonizzante e cadaverico della Louisiana che rappresenta l’inconscio dei suoi personaggi, il loro inferno. Ma, soprattutto, la spirale indica che non tutte le tessere vanno al suo posto e il cerchio finale può non chiudersi; è dunque traduzione grafica della ciclicità della vita, dell’eterno ritorno nietzschiano e della vertigine di chi guarda nelle sue profondità.

Il tempo, infatti, è “a flat circle”, un concetto inutile e ripetitivo che trasforma il cerchio in una trappola dal quale la limitatezza del pensiero umano non può uscire: Rust esemplifica questo concetto schiacciando una lattina di birra. Un uomo che, pur essendo agnostico, ha in casa un crocifisso cristiano, metafora per lui della fragilità umana.  

8) Ozark

Better Call Saul

Terminiamo con una delle serie tv migliori dell’ultimo decennio, capace di tratteggiare personaggi, temi e storie che non dimenticheremo facilmente. E verrà ricordata anche per una specifica particolarità: Ozark è completamente blu. Quel colore è ovunque nei vestiti, nelle ambientazioni, nei dettagli e negli oggetti, rendendo l’atmosfera così claustrofobica che talvolta manca il respiro. Soprattutto è presente in quel lago che domina ogni cosa, ferma il tempo, inghiottisce le anime perdute e rappresenta la morte.

Quasi fosse un protagonista della serie, l’uso assiduo di questo colore è una scelta stilistica e il motivo si riscontra nella sua simbologia. Il blu è quel caos calmo che da un momento all’altro potrebbe rompersi; è libertà, brillantezza, profondità e chiusura.

Un blu che tende al nero, dove il verde, espressione della vita, prova a resistere. Allo stesso modo fa quella vecchia chiesa nell’acqua, che non si arrende al silenzio e suona le campane della speranza, per tutti coloro immersi nel blu e catapultati in una città che di verde conosce solo una tonalità, quella dei soldi. Come gli storni che il piccolo Jonah studia, i Byrde sono migrati a Ozark per sopravvivere. Ma una volta arrivati lì ne hanno destabilizzato l’ordine, portando la morte e nutrendosi delle altre uova, simbolo del denaro rubato.

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