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La Louisiana è divenuta, da qualche tempo a questa parte, la più rinomata sede del noir americano.
Anche nella prima delle due serie antologiche di Nic Pizzolatto, seppur meno rispetto alla seconda, il clima noir ritaglia il suo rettangolo di spazio.
Uno spazio che consiste nelle vaste e ripetute pianure aride e soleggiate della Louisiana, lande desolate che sembrano testimoniare allegoricamente la condizione di solitudine umana alla quale Rust fa perennemente eco.
Uno scenario dalle tonalità seppia che sembra arrogantemente ignorare i protagonisti, nel quale la luna dorme più del sole, abbraccia sé stesso e diventa quasi senziente.
L’alternanza dei due scenari nell’ambientazione che ospita le vicende di Westworld, la dicotomia tra staticità e dinamismo, è ciò che regge un ritmo danzante che sembra farci oscillare tra istinto e ragione.
L’istinto è un campo di gioco a tema western, un paesaggio caratteristico nel quale la frenesia degli impulsi reconditi degli ospiti fa da padrone, colorato di particolari mai ostentati per generare l’illusione del vero in quanto semplice.
La ragione sono le impersonali e fredde stanze di laboratorio, asettiche per non richiamare distrazione e scoraggiare il rischio dell’empatia.